Nasa Visita di 2 giorni alla NASA – Kennedy Space Center

Visitare il Kennedy Space Center Visitor Complex in due giorni permette di esplorarlo con calma, senza rinunce, alternando storia, tecnologia e futuro dell’esplorazione spaziale. E questa è stata la nostra esperienza. Mentre nel secondo articolo dedicato alla NASA puoi scoprire come abbiamo fatto ad assistere a un lancio del razzo Falcon 9 di SpaceX e trovi anche i suggerimenti per organizzare la tua vista anche se hai un solo giorno a disposizione.

Primo giorno al KSC: bus tour e Gateway

Di buon mattino, dopo la colazione fronte oceano, partiamo in direzione del Kennedy Space Center. Il tragitto dura circa 40 minuti e non sappiamo se troveremo traffico. Inoltre dobbiamo ancora acquistare i biglietti.

Lungo la strada tutto parla di spazio: dai cartelli che indicano il KSC, al Vehicle Assembly Building, visibile per un lungo tratto in lontananza, fino agli edifici della Blue Origin, l’azienda aerospaziale fondata da Jeff Bezos.

All’arrivo troviamo un enorme parcheggio quasi deserto: una decina di auto in tutto, tra cui spicca una Tesla Cybertruck, un pick-up elettrico tutto spigoloso e iper tecnologico che abbiamo già incontrato per strada strada ma ancora introvabile in Europa. Parcheggiamo vicino all’ingresso e acquistiamo subito il biglietto per due giorni: comprandoli insieme, il secondo giorno costa solo 20 dollari.

Poco prima dei tornelli, su un gigantesco schermo appare la bandiera americana e parte l’inno nazionale. L’esperienza NASA comincia ufficialmente.

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Sintesi delle cose principali da vedere al Kennedy Space Center

Bus Tour del Kennedy Space Center

Temendo code più tardi, decidiamo di iniziare subito con il Bus Tour, anche perché il primo parte alle 9:30 e al momento non c’è praticamente nessuno. Il servizio è continuo fino alle 15:00.

The Gantry at LC-39

Inaugurato nel luglio 2025, il Gantry at LC-39 è una delle tappe più recenti del Bus Tour. Si tratta di una struttura a ponte ristrutturata su quattro livelli, che offre una vista a 360° sulle piattaforme di lancio, compreso il celebre Launch Complex 39A, una delle piattaforme storicamente più significative e attive al mondo.

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The Gantry at LC-39: simulazione dell’accensione di un motore a grandezza reale di un razzo

Circa ogni mezz’ora potete assistere alla simulazione dell’accensione di un motore per razzo a grandezza naturale. In un rombo di suoni, luci e vapore il motore “si accende”!

Da qui sono partiti:

  • l’Apollo 11, che ha portato l’uomo sulla Luna
  • le missioni con equipaggio di SpaceX, che gestisce il complesso dal 2014

SpaceX utilizza LC-39A per i lanci dei Falcon 9, Falcon Heavy e sta adattando la struttura per il futuro Starship. Dal quarto livello si intravede anche l’hangar dell’azienda.

Il Falcon 9 che vedremo partire il giorno seguente, invece, decollerà dal Cape Canaveral Space Launch Complex SLC-40, all’interno della Space Force Station.

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Cape Canaveral Space Launch Complex SLC-40, da dove è partito il razzo Falcon 9 di cui abbiamo assistito al lancio

Nella sala del secondo piano del Gantry at LC-39 sono presenti diversi simulatori con i quali potete mettere alla prova la vostra abilità nel far decollare un razzo. Vi siederete inoltre sui pistoni originali dei cingolati che lentamente trasportano i razzi alle loro piattaforme di lancio.

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Cal pronto a far partire il suo razzo

Se avete tempo, vale la pena visitare anche l’Earth Information Center (EIC): un hub dinamico che offre viste immersive del pianeta Terra in evoluzione utilizzando dati satellitari NASA reali. Con enormi schermi ipertestuali, mostre interattive ed esperienze virtuali su clima, biodiversità e spazio. Aiuta a comprendere come i dati provenienti dallo spazio siano oggi fondamentali per l’agricoltura, la qualità dell’aria, il clima e così via.

Apollo / Saturn V Center

Se il Gantry tiene un piede nel presente e uno nel futuro, l’Apollo/Saturn V Center è un tuffo totale nella storia.

L’ingresso è studiato con grande impatto emotivo: prima i video sulla corsa alla Luna, poi l’accesso a una sala che ricostruisce fedelmente la storica sala di controllo del programma Apollo, con console originali e audio autentici.

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La sala di controllo del programma Apollo interamente ricostruita con i pezzi orginali

La simulazione ripercorre gli ultimi istanti prima del lancio del Saturn V: la tensione cresce, i motori si accendono, il rumore diventa assordante e tutto vibra. Quando sullo schermo gli ingegneri guardano fuori, enormi pannelli si aprono sopra le nostre teste… e anche noi guardiamo all’esterno.

È la preparazione all’ingresso nell’enorme sala che ospita il Saturn V: il più grande razzo che abbia mai volato con un peso di 2.8 milioni di chilogrammi (quasi 3000 tonnellate, pari a 400 elefanti per intenderci) è lungo 111 metri e ha in diametro di 10 metri.

Il razzo esposto non è mai stato nello spazio ovviamente, è composto da hardware di prova e componenti certificati al volo. Ma l’effetto wow è garantito.

Qui vengono raccontate tutte le missioni Apollo, con esposizioni interattive su tecnologia, sicurezza, allunaggio ed esplorazione lunare. È possibile persino toccare un frammento di roccia lunare. Noi l’avevamo già fatto al National Air & Space Museum del Smithsonian Institution a Washington.

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Il nostro secondo tocco di una roccia lunare

Vehicle Assembly Building (VAB)

Il Bus Tour passa accanto al Vehicle Assembly Building, una delle strutture più imponenti mai costruite con i suoi 160 metri di altezza e una superficie di 8 acri (quasi tre campi da calcio).

Le dimensioni sono tali da creare un microclima interno: nelle giornate umide possono formarsi nuvole vicino al soffitto. Sulla facciata campeggia una gigantesca bandiera americana, alta quasi 64 metri ed è considerata tra le più grandi bandiere dipinte esistenti.

Per darvi un’idea delle dimensioni dell’edificio nella foto è cerchiata in rosso una persona.

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il Vehicle Assembly Building

Abbiamo avuto la fortuna di vederlo con le porte aperte: le più grandi del mondo, alte 139 metri impiegano 45 minuti per aprirsi o chiudersi completamente.

Attualmente il VAB ospita l’assemblaggio del SLS (Space Launch System) per le missioni Artemis, che riporteranno l’uomo sulla Luna con la capsula Orion destinata al trasporto dell’equipaggio e al Mobile Launcher.

Il tour in autobus ci ha impegnati ben più delle 3 ore suggerite dal KSC. Ma sapevamo di poter fare le cose con calma.

Rientrati all’area principale, decidiamo di rimandare la visita all’Atlantis (dove troviamo un po’ di coda) al mattino successivo.

Gateway: The Deep Space Launch Complex

Dedichiamo la seconda parte della prima giornata al Gateway, dedicato al presente e al futuro dell’esplorazione spaziale. Qui sono esposti progetti attuali e visionari, con veicoli spaziali contemporanei, innovazioni di NASA e molto spazio è dedicato ai nuovi partner commerciali.

Sopra le nostre teste è sospeso un vero booster del razzo Falcon 9, quindi la parte riutilizzabile del razzo perché esaurito il suo compito e staccatosi dal razzo atterra di nuovo sulla terra. Quello esposto qui è lo stesso che ha portato nello spazio una Tesla.

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Booster reale del Falcon 9 di Space X rientrato più volte dopo i lanci

Gli altri partner commerciali della NASA presenti sono:

  • Boeing con un modello della capsula Starliner
  • un simulatore VR di Blue Origin
  • la navicella Orion EFT-1 utilizzata nel primo volo di prova della NASA (Exploration Flight Test-1) del 2014 per il progetto Artemis.
  • il modello del Dream Chaser di Sierra Space: una ricerca in corso per lo sviluppo di un mezzo cargo per il trasporto di materiale e astronauti.

In quest’area sono presenti anche molte installazioni interattive e i quattro simulatori Spaceport KSC:

  • Cosmic Wonders: esplora i misteri dell’universo
  • Daring Explorers: per immergersi in avventure spaziali
  • Red Planet: per viaggiare su Marte, vedendo i suoi antichi oceani e incontrando il rover Perseverance.
  • Uncharted Worlds: per scoprire angoli remoti della galassia. 

Noi li abbiamo fatto tutti e quattro dato le poche persone presenti. Se per voi non è possibile vi consigliamo di sceglierne almeno uno.

Concludiamo la giornata con una passeggiata nel Rocket Garden fra veri razzi – che sono stati sviluppati ma non hanno mai volato nello spazio – e la visita al Heroes & Legends – U.S. Astronaut Hall of Fame.

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Rocket Garden

Secondo giorno: Space Shuttle Atlantis e altro

Torniamo di buon mattino. Prima tappa: Space Shuttle Atlantis. Questa volta all’ingresso siamo meno di dieci persone. La visita allo Space Shuttle Atlantis, al Kennedy Space Center Visitor Complex in Florida, è una un’esperienza emozionante anche per chi non è affascinato dallo spazio e dall’ingegneria. L’esposizione dedicata all’orbiter, inaugurata nel 2013, permette di ammirare da vicino uno dei veicoli più iconici della NASA, protagonista di 33 missioni e ultimo Shuttle a rientrare in servizio prima della conclusione del programma.

Atlantis: un’esperienza che non si dimentica

Il percorso per giungere all’Atlantis è studiato per far crescere l’atteza e l’emozione di questo incontro. Per prima cosa entriamo in un sala o teatro immersivo in cui ci vengono mostrati dei video. Siamo impazienti di vedere lo shuttle e questo ci sembra un inutile allungare i tempi. Bisogna dire però che la narrazione è coinvolgente con un mix di immagini storiche e ricostruzioni con attori. I punti cruciali di questo video sono:

  • La nascita dell’idea dello Space Shuttle, spiegando come, già negli anni ’70, la NASA voleva un veicolo riutilizzabile che rendesse lo spazio più accessibile.
  • i primi schizzi e modelli, fino ai prototipi realizzati dagli ingegneri.

Molto interessante anche se poi il regista si fa prendere la mano nell’esaltazione del lavoro di squadra e l’entusiasmo dei progettisti che credettero in un veicolo unico nel suo genere nonostante le difficoltà di realizzazione. Sarà che siamo in una stanza semi buia ma il racconto fa presa.

Si aprono le porte e pensiamo che finalmente vedremo l’Atlantis. Invece no. Entriamo in una seconda sala dove vediamo un secondo video che ripercorre i momenti più importanti delle missioni Shuttle:

  • Le missioni più importanti del programma Shuttle: riparazione del telescopio Hubble, costruzione della Stazione Spaziale Internazionale, satelliti in orbita e voli scientifici.
  • Le fasi del lancio, viste sia dalla rampa sia dall’interno della cabina.
  • Le emozioni provate dagli astronauti, che descrivono cosa significa volare su Atlantis.
  • Sequenze che mostrano la Terra dall’alto, per dare un assaggio della vista incredibile che si gode in orbita.

E qui avviene un tocco di magia, mentre lo schermo mostra l’orbiter sospeso nello spazio, la scena si muove, qualcosa si solleva e ci vuole qualche istante per realizzare che non siamo più di fronte a delle immagini video ma proprio davanti al vero Atlantis!

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Il vero Shuttle Atlantis

L’emozione è a mille, e capiamo come i due video precedenti abbiano, tra le altre, lo scopo di far crescere l’attesa per portarci a questo coup de théâtre che letteralmente toglie il fiato.

Una volta nella sala principale, l’Atlantis è a pochi metri di distanza, con il vano di carico, con una capacità di 22700 kg,  aperto e il braccio robotico Canadarm esteso, quello stesso visto tante volte in televisione.

Attorno all’orbiter si snoda un percorso che permette di esplorare la storia, la tecnologia e le sfide del programma Shuttle tramite modelli, pannelli informativi, componenti originali e installazioni multimediali.

L’orbiter è impressionante di 17,2 metri di altezza e un’apertura alare di 23,79 metri.

E mentre ce lo guardiamo in ogni dettaglio pensiamo che questo oggetto è stato nello spazio e ci vengono in mente le immagini dei video appena visti: la visione avuta da pochi che si potesse realizzare qualcosa che tutti dicevano non si potesse fare. E poi le vite sacrificate nei due incidenti del Challenger nel 1986 e Columbia nel 2003.

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Lo space Shuttle Atlantis in tutta la sua grandezza

La sala è semi deserta, ci aggiriamo intorno all’Atlantis sospeso e inclinato di tre quarti come fosse ancora in orbita. Ce lo guardiamo con calma, fin nei dettagli delle mattonelle bianche e nere a formare lo scudo termico contro il freddo dello spazio e il calore di più di mille gradi nella fase di rientro.

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La mattonelle che costituiscono lo scudo protettivo dello Shuttle

L’Atlantis ha effettuato 33 missioni in 26 anni. Poi i costi di manutenzione e di esercizio per ogni nuova missione hanno dato il colpo finale al progetto shuttle che è stato definitivamente chiuso con l’ultima missione proprio dell’Atlantis il 31 agosto 2011.

Simulatori e Shuttle Launch Experience

La mostra offre anche numerose attività interattive tra cui i simulatori che permettono di provare l’atterraggio dello Shuttle o l’attracco alla Stazione Spaziale Internazionale. Ci sono poi postazioni touch-screen per scoprire la vita in orbita e tunnel che simulano ambienti spaziali.

Qui si trova anche una sezione dedicata alle missioni future e alla memoria degli astronauti che hanno contribuito alla storia dell’esplorazione spaziale. Infine un modello del telescopio spaziale Hubble. Nel 2009 l’equipaggio dell’Atlantis ha agganciato il telescopio effettuato cinque passeggiate spaziali per sostituire strumenti scientifici e telecamere allungando di molto la vita operativa del telescopio. Si stima che Hubble potrà funzionare fino al 2030-2040.

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Copia del telescopio Hubble

Da provare senza dubbio lo Shuttle Launch Experience, una simulazione che riproduce rumori, vibrazioni e accelerazioni di un vero lancio dello shuttle.

In pratica abbiamo trascorso qui tutta la mattinata, quindi molto di più dell’ora che il KSC indica come tempo necessario per la visita.

E visto che non c’era proprio nessuno siamo scivolati anche lungo lo scivolo che, per i bambini, simula il rientro planato dello shuttle. Accanto allo scivolo c’è un pannello con le fasi del rientro, che in realtà bene pochi guardano.

Hyperdeck VR Experience

Nel pomeriggio appuntamento con l’Hyperdeck VR, prenotato il giorno prima con l’App del KSC. Si tratta di esperienza di realtà virtuale immersiva per 4 giocatori. Non si tratta di indossare semplicemente il casco VR, ma il mondo virtuale è dinamico con effetti multisensoriali come il pavimento in movimento, vento, calore e movimenti che scuotono la piattaforma.

La missione di HyperDeck VR simula un viaggio sulla Luna: bisogna raccogliere più materiale roccioso possibile.

L’esperienza inizia con entrare nella capsula posta su una piattaforma di lancio e bisogna dire che la vista da lassù un po’ di impressionante e si fatica a convincersi che è solo realtà virtuale. Ci ha ricordato l’esperienza della realtà virtuale fatta a Genova dove dovevamo camminare su un asse sospesa nel vuoto dalla sommità di un grattacielo.

Hai voglia a dirti che è solo VR, il piede faticava ad avanzare.

Altre attrazioni viste (non indispensabili)

Qui di seguito la lista di altre cose abbiamo visto ma che difficilmente posso rientrare nel programma di visita di una sola giornata. Anche perché ovviamente dovete calcolare un po’ di tempo da trascorrere nei numerosi negozi di souvenir.

IMAX Theater

Il primo teatro di questo tipo lo avevamo visto al Imax Theatre della National Geographic a Vicotria sull’isola di Vancouver in Canada LINK https://www.scrical.it/canada-e-alaska/2-vancouver-island/

Si tratta di schermi in media di 22 x 16 metri o anche più grandi, essendo un po’ curvi offrono un’esperienza immersiva del film che si sta vedendo.

Abbiamo visto entrambi i film:

  • Deep Sky, con immagini del telescopio James Webb
  • Space: The New Frontier, nvece, si fa un viaggio nel dietro le quinte di alcune delle tecnologie e delle missioni spaziali più promettenti del nostro tempo. Qui abbiamo visto anche Samantha Cristoforetti e Paolo Nespoli impegnato a fare una pizza nello spazio.

Journey to Mars

Mostra dedicata al pianeta rosso e ai progetti passati e presenti per la sua esplorazione. Repliche dei Rover, simulatori, progetti futuro per l’esplorazione dello spazio profondo e di Marte.

Space Mirror Memorial

Lo “specchio” in realtà è un pannello monolitico di granito nero lucidato, lungo circa circa 15 metri e alto 13 metri. Dietro la lastra di granito c’è un sistema meccanico: il monumento ruota e si inclina durante la giornata per “seguire” il sole. Questo sistema permette che la luce solare — o, di notte, un’illuminazione artificiale — passi attraverso le lettere incise: facendo in modo che i nomi sembrino fluttuare nell’aria.

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Il memorial wall con il nome della sfortunata insegnate che ha perso la vita nello Shuttle

Il monumento ricorda astronauti e membri dell’aviazione/spazio che sono morti in missioni spaziali oppure durante addestramenti o voli collegati al programma spaziale. Attualmente ci sono 25 nomi in più di sessant’anni di ricerca spaziale.

Aereo T-38 Talon

Il T-38 è un jet biposto a due motori, progettato come aereo di addestramento avanzato. È stato il primo aereo da addestramento supersonico al mondo.

La NASA lo ha adottato come aereo per l’addestramento dei suoi astronauti. Durante l’era dello Space Shuttle, molti astronauti usavano il T-38 per mantenere l’abilità al volo, trasferimenti tra centri NASA, e come “chase plane” (aereo di scorta/monitoraggio) durante alcune fasi di missione.

La sua importanza storica sta nell’aver formato decine di migliaia di piloti e astronauti, ed è parte del patrimonio dell’esplorazione spaziale.

Planet Play

Non possiamo dire nulla: è vietato a chi ha più di 12 anni!

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