Introduzione
La prima
cosa che colpisce quando si arriva a Washington è la
disponibilità delle persone a darti una mano. Usciti dalla metro
con l'evidente faccia smarrita dei turisti che arrivano in una nuova
città e cercano di orientarsi con la cartina in mano, più
di qualcuno si è fermato per chiederci se poteva darci una mano.
Orientarsi non è molto difficile perchè, secondo il
sistema americano, le street
si incrociano alle avenue e
quindi trovato l'incrocio giusto sai dove sei. Ma più di qualche
volta il problema è stato capire in quale direzione muoversi,
nord, sud, est , ovest? Ammettiamolo, più di qualche volta il
problema è stato capire dove caspita sta, il nord o l'est,
soprattutto nelle giornate nuvolose.
A Washington abbiamo passato tre giorni e
mezzo. Abbiamo saltato completamente i musei tipo il National Gallery
of Art, che di sicuro richiede almeno una giornata tutta per sè,
perchè abbiamo voluto concentrarci su ciò che non
possiamo vedere in Europa (Rembrandt, Rubens, Tintoretto, Tiziano
abbiamo l'opportunità di vederli anche qui, la carta
costituzionale americana no.)
Ingressi
gratuiti su prenotazione
Tenete conto che a Washington tutto
è gratuito. Dai musei, alla salita sull'obelisco, alla visita al
Campidoglio, non abbiamo mai pagato nulla. Per il Campidoglio e la
salita all'obelisco (il monumento a George Washington) i biglietti si
ritirano a dei chioschi ai piedi di entrambi. La distribuzione si basa
sulla logica del "chi primo arriva meglio alloggia", e quindi in genere
al pomeriggio non ce ne sono più. Siccome sono ad orario,
conviene andare a ritirarli al mattino per poi ripresentarsi all'ora
indicata. Attenzione: se saltate il vostro turno difficilmente vi
faranno passare con quello successivo. In questo caso dovete procurarvi
un altro biglietto. Altra cosa di cui tenere conto: in quanto cittadini
stranieri per la visita alle due camere del Campidoglio ci hanno chiesto il passaporto (unico caso
in tutto il nostro viaggio). Ricordatevi di portarlo con voi se non
siete soliti farlo.
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The mall: dal
Campidoglio al Lincoln Memorial
Circa quattro chilometri
di parco che si estende in lunghezza, il Mall è il luogo dove si
concentra la maggior parte delle cose da vedere. Chiuso a est da
Capitol Hill dove si erge il campidoglio e a ovest dal Lincoln
Memorial, è interrotto a circa due terzi dall'obelisco del
Washington Monument, all'altezza del quale verso nord si trova la casa
bianca. Lungo i due bordi del Mall (Constitution Avenue e Independence
avenue) si trovano i musei e gli edifici istituzionali. Nei pressi del
Lincoln Memorial c'è invece il Vietnam Veterans Memorial, il
lungo muro di granito nero dove sono scritti i 58.156 nomi dei soldati
caduti in quella guerra
Data la lunghezza sembra impensabile farla a piedi da un estremo
all'altro, in realtà con le varie soste per visitare questo o
quello ci si accorge di essere arrivati dall'altra parte, anche
perchè, a onor del vero i piedi "urlano vendetta". Comunque
oltre ai taxi sempre a portata di "braccio alzato" (così
indicate al taxi che volete proprio lui), c'è anche una linea
del Circulator
che fa il giro del Mall. Attenzione però che alle 18 c'è
l'ultima corsa. Eventualmente c'è comunque la metropolitana, ma
se potete viaggiate in superficie.
Il Mall è in ogni caso un parco dove poter anche riposarsi. E'
molto frequentato dai washingtoniani per giocare a palla e anche come punto
dove esprimere il proprio dissenso.
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Musei, Smithsonian
Institution, National Geographic
Se New York è la città dei
musei, Washington non le è da meno, con la differenza che qui
sono tutti gratuiti. Sono davvero tanti e per vederli tutti forse
occorre una settimana e non qualche giorno. Abbiamo tralasciato quelli
d'arte, di storia naturale e della storia d'America per concentrarci su
quelli che ci potevano dare qualcosa che non si trova a casa.
Molti dei musei che si trovano sul Mall sono gestiti dalla Smithsonian
Institution, la cui sede si trova in un edificio di pietre rosse
conosciuto come "The Castle" costruito nel 1855. La genesi di questa
istituzione è curiosa. Nacque infatti per volere di un inglese
James Smithson che morì a Genova nel 1829 e destinò i
suoi beni alla formazione della cultura scientifica negli Stati Uniti,
paese nel quale non aveva mai messo piede, almeno da vivo. Dello
Smithsonian fa parte anche il National Air & Space Museum, che di
sicuro merita una visita per ripercorrere la storia dell'aviazione e
quella della conquista dello spazio con reperti originali come la
capsula Gemini (di cui si può vedere l'interno) e un pezzettino
di pietra lunare da toccare.
National Geographic. A coloro che interessa, sulla 16th
Street all'incrocio con la M Street si trova la sede della National Geographic's Society.
ScriCal è un'appassionata lettrice della rivista e non potevamo
quindi farci scappare l'occasione di visitarne la sede, dove si tengono
mostre dei fotografi della Society.
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Indipendenza: la
dichiarazione del 1776
Andare a Washington e non vedere l'originale
della Dichiarazione d'Indipendenza è come andare a Roma e
mancare il Colosseo. L'America, nel bene e nel male, si fonda sul quel
pezzo di pergamena rispetto al quale oggi sembra aver dimenticato molti
passaggi basilari. Quella carta è stata di certo firmata sulla
pelle e sul sangue delle popolazioni indiane, ma, quale nazione non
è sorta sulla pelle di qualcun altro? Da quella pergamena si
avverte la forza e lo spirito di chi, tra mille compromessi, deve far
convivere genti e ragioni differenti. Forse questo è stato
davvero il primo sogno americano. Irrealizzato, per certi versi, come
tutti i sogni, il cui compito non è diventare realtà ma
spingerci in avanti. Da non perdere anche la Magna Carta del 1215
(primo documento che registra la concessione di diritti alle persone) e
la Costituzione degli Stati Uniti (1787). Il tutto e tanto altro al
National Archives, sulla Constitution Avenue.
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The wall: Vietnam
Veterans Memorial
Visitare Washington dà, a volte, la
sensazione di visitare un enorme, vasto cimitero. Il tributo ad eroi
più o meno grandi e di un numero che sembra infinito di guerre
è ad ogni angolo della città. Il Vietnam Veterans
Memorial, "The Wall" come viene anche chiamato, è di sicuro il
più famoso. Anche se non sei americano, fa una certa impressione
questa distesa di nomi scritti con caratteri minuti. La stessa
impressione del nastro registrato che recitava i nomi degli ebrei
caduti per mano nazista nella sinagoga di Praga. Questo perchè i
nomi rendono i morti quello che sono: non solo soldati, non solo ebrei,
non solo vittime per far girare il contatore di una triste
contabilità di morte, ma persone con i loro sogni e miserie,
vite spezzate inutilmente per feroce follia o calcolo politico, non
importa.
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La Casa Bianca
L'abbiamo vista solo
dall'esterno perchè c'era una qualche avvenimento che non ci ha
consentito di entrare. Un tempo si poteva prenotare la visita in
giornata ma nel periodo in cui ci siamo stati noi chiedevano un
prenotazione anticipata di 90 giorni. Non abbiamo ben capito se questa
fosse una misura dopo 11 settembre, comunque sia se volete visitarla vi
consigliamo di informarvi ben prima della vostra partenza.
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Arlington: la tomba dei
Kennedy e Iwo Jima
Al cimitero di Arlington siamo
andati nella nostra mezza giornata di visita guidata. Una giornata
uggiosa, tagliata su misura per la visita ad un cimitero. La visita
guidata, prenotata dall'Italia, è stata una mezza burla.
Però bisogna dire che eravamo solo noi, con la nostra guida
sudamericana che masticava qualche parola di italiano frammista allo
spagnolo, e quindi abbiamo potuto gestire il tempo a nostro piacimento.
Anche in questo caso la vastità dell'area, 300.000 tombe, ci ha consentito di
vedere solo le cose principali: la tomba di J.F. Kennedy e del fratello
Robert (quest'ultima è una semplice croce bianca), la tomba del
milite ignoto dove abbiamo assistito allo scenografico cambio della
guardia (ogni mezz'ora). Infine il monumento Iwo Jima, 100 tonnellate che riproducono la foto
di guerra più famosa di tutte le guerre, il gruppo di soldati
che alzano la bandiera americana. Il cimitero è così
vasto che richiede una buona gamba per spostarsi da un luogo ad un
altro sempre e comuqnue circondati dalla fila a perdita d'occhio di
pietre bianche. Contrariamente a quanto pensavamo non vi sono sepolti
solo i soldati caduti in guerra, ma anche quelli morti successivamente,
oppure le mogli o altri parenti prossimi.
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Georgetown
Qui è la vita notturna di
Washington. A Georgetown i ristoranti si susseguono uno dietro l'altro,
in centro a Washington qualche sera abbiamo avuto difficoltà a
trovare un posto dove mangiare. Ci si arriva con il solito Circulator
ma per il ritorno bisogno pensare a un taxi. In questo quartiere
residenziale ci sono molte case dell'800. Al n. 3051 di M Street
c'è la Old
Stone house del 1795, l'unica abitazione prerivoluzionaria rimasta
a Washington.
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La cattedrale,
Watergate ed altro
Bè, fino ad adesso non
abbiamo citato il Potomac, nome indiano che significa acqua tranquilla,
il fiume che si attraversa per andare a Arlington. A Washington
c'è poi la sesta cattedrale più grande del mondo la
Washington National Cathedral. Iniziata nel 1907 e finita nel 1990 non
ha avuto molto da dire a ScriCal, che aveva appena concluso il proprio
banchetto nuziale in un borgo medioevale del 1200 giù di
lì. In una delle vetrate della cattedrale, la Space Window,
è però stata incastonata una pietra lunare portata dagli
astronauti dell'Apollo 11.
Nel nostro giro in pulmino abbiamo anche percorso la strada delle
ambiascate, davanti all'hotel Watergate e per giungere Arlington
abbiamo attraversato il Potomac sul Arlington Memorial Bridge a cui
estremi ci sono quattro statue equestri bonzee, dono dell'Italia come
ringraziamento per quanto fatto dagli USA durante la seconda guerra
mondiale. Ed ora, dopo tutto questo, godetevi il reportage
fotografico della città
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by ScriCal