Dublino e dintorni: sei giorni tra storia, letteratura e natura

Cosa vedere a Dublino? Ci sono tantissime cose per la città bastano anche tre giorni se non si vogliono fare delle gite fuori porta come abbiamo fatto noi. Nella nostra visita di Dublino alcune cose le abbiamo saltate di proposito ad esempio chiese e cattedrali mentre altre mete non ci è stato possibile visitarle.

Se invece ti servono delle informazioni su come organizzare il tuo viaggio vai a questa pagina: Dublino e dintorni: come abbiamo organizzato la nostra visita

Se vuoi scoprire le nostre gite nei dintorni di Dublino vai a questa pagina: Dublino le nostre gite fuori porta

Il castello di Dublino: chiuso per tutto il periodo del nostro soggiorno. Ai primi di luglio 2026 l’Irlanda ha iniziato il semestre della presidenza del consiglio europeo e alla cerimonia di apertura, tenutasi appunto al castello, ha partecipato il presidente ucraino Zelensky. Quel giorno un fastidioso elicottero ha continuato a girare sulla città per tutta la mattina. Speravamo che verso la fine del nostro soggiorno lo riaprissero ma così non è stato.

Kilmainham Gaol Museum: l’ex carcere di Dublino è visitabile solo con un tour guidato. Ancora prima della nostra partenza non c’era disponibilità nei giorni del nostro soggiorno. Abbiamo continuato a consultare il sito ufficiale ma non c’è stato nulla da fare. Se lo volete visitare vi consigliamo di prenotare con largo anticipo.

Primo giorno: Trinity College e altro

Nel nostro primo giorno ci siamo dedicati al Trinity College e zona limitrofa. Con una breve passeggiata siamo arrivati al College Green che ricorda una sorta di Trafalgar Square in miniatura per la quantità di autobus che la percorrono. È considerato il cuore di Dublino e oltre al Trinity vi si affaccia la Bank of Ireland nell’edificio che fu del Parlamento.

Trinity College

Il Trinity College è l’università più antica d’Irlanda ed è stata fondata nel 1592 dalla regina Isabella I. Qui hanno studiato autori come Samuel Beckett e Oscar Wilde.

L’obiettivo era visitare il Book of Kells e la Long Room della Old Library ma le visite del mattino erano già piene quindi ne abbiamo prenotata una per il pomeriggio. Abbiamo quindi girato per il campus universitario sbirciando le finestre dei vari dipartimenti.

In alternativa è possibile prenotare uno dei tour guidati gestiti dagli studenti del college.

L’accesso è da College Green e ci si immette subito nella Parliament Square dove si trova il Campanile conosciuto proprio con il termine italiano. La tradizione vuole che se uno studente passa sotto il campanile quando suona non supererà l’esame.

Tra i vari edifici si può vedere il The Rubrics il più antico edificio del campus con la facciata di mattoni rossi e le panchine del giardino delle rose sono disposizione se avete bisogno di fare una pausa. Al momento della nostra visita il parco era chiuso per lo svolgimento di un festival di musica. All’ingresso della  Berkeley Library si trova una delle versioni dell’opera Sfera con Sfera dello scultore Arnaldo Pomodoro.

Book of Kells e la Long Room della Old Library

Nel pomeriggio torniamo al Trinity per la nostra visita al Book of Kells e a Long Room. La visita può essere seguita con la APP del Trinity College che comprende anche la long Room.

Libro di Kells, Book of Kells in inglese, è un manoscritto miniato, realizzato intorno all’anno 800 da monaci irlandesi nell’ambito della tradizione artistica insulare. È celebre per la qualità della sua esecuzione e per la ricchezza delle decorazioni, e per questo è considerato uno dei massimi capolavori dell’arte medievale europea. L’opera raccoglie i testi dei quattro Vangeli in latino, arricchiti da prefazioni e commenti esplicativi, oltre a un’imponente serie di miniature, iniziali decorate e illustrazioni dai colori vivaci e dai raffinati motivi ornamentali.

Prima di arrivare ad ammirare il libro si attraversano alcune sale che illustrano, ad esempio, i pigmenti usati per creare i colori delle decorazioni, la lavorazione della pelle del vitello utilizzata come pergamena. Alla fine del percorso si raggiunge una stanza in cui luce e clima sono controllati per garantirne la conservazione del Book of Kells. Ogni otto settimane viene cambiata la pagina che viene mostrata nella teca.

Long Room della Old Library

Da qui si prosegue per raggiungere la Long Room della Old Library, considerata una delle più belle biblioteche del mondo. E solo ad entrarci si capisce il perché. Attualmente è in corso un processo di decantazione che significa la rimozione dei libri per un lavoro accurato di pulizia e catalogazione digitale.

Dublino e dintorni: sei giorni tra storia, letteratura e natura
La Long room (Sala Lunga) nella Old Library del Trinity College

Il fatto che sugli scaffali ci siano pochi libri è un evento molto raro. La sala principale della Old Library, nota come Long Room (Sala Lunga) costruita nei primi anni del ‘700 è lunga 65 metri, e custodisce 200.000 dei volumi più antichi della biblioteca. A metà dell’800 si è reso necessario un ampliamento e il tetto piatto è stato sostituito da un soffitto a botte che ha reso possibile aggiungere altri scaffali. Qui si trova anche, l’arpa di Brian Boru – l’arpa celtica più antica (14° o 15° secolo) e simbolo nazionale dell’Irlanda.

Presente anche una copia del Proclama della Repubblica irlandese del 1916.

Lungo tutta la sala si trovano busti di scrittori e pensatori ovviamente tutti uomini. Solo nel 2023 sono stati aggiunti quattro busti di donne studiose. Nelle teche anche varie versioni dei Viaggi di Gulliver di Jonathan Swift.

National Gallery of Ireland

Anche se non siete appassionati di arte, la National Gallery of Ireland è un buon punto se volete solamente riposare un po’ circondati però da opere che spaziano dai maestri europei ai ritratti irlandesi del XIX secolo. L’ingresso è gratuito.

Tra le altre qui si trovano opere di:

  • Tiziano: Ritratto di Baldassarre Castiglione, 1525 circa;
  • Diego Velázquez: Una domestica per la cena in Emmaus, 1619-20;
  • Jan Vermeer: Donna che scrive una lettera alla presenza della domestica.

Ma soprattutto si trova una copia della Cattura di Cristo realizzata dallo stesso di Caravaggio e che si credeva perduta. È stata ritrovata quasi per caso negli anni novanta a Dublino.

Sweny’s Pharmacy

Poco distante a Lincoln Place si trova Sweny’s Pharmacy la storica farmacia di Lincoln Place resa celebre dalle pagine dell’Ulisse di Joyce: qui il protagonista Leopold Bloom acquista una saponetta al limone, gesto minuto che Joyce trasforma in dettaglio memorabile.

Il locale non è più una farmacia ma ha mantenuto gli scaffali di legno scuro, i vasetti di vetro e l’atmosfera sospesa di una bottega d’altri tempi. Che ha smesso di vendere farmaci per vendere letteratura. Il nostro primo punto del percorso letterario che faremo in città e ovviamente compriamo anche noi una saponetta al limone e un libro per rappresentare questo viaggio.

Concludiamo la nostra prima giornata con una passeggiata a Grafton Street, l’arteria pedonale che collega St Stephen’s Green a College Green. Musicisti di strada, vetrine, il flusso continuo di persone: è una via commerciale come tante, ma la sua pavimentazione in pietra e l’architettura vittoriana degli edifici laterali le danno un carattere riconoscibile rispetto alle strade più anonime del centro.

Secondo giorno: Howth

Il secondo giorno lo abbiamo trascorso a Howth, trovi qui la descrizione della visita della cittadina.

Terzo giorno: Guinness Storehouse

Lo dobbiamo dire, queste visite ai birrifici si sono trasformate in piccole disneyland che nulla hanno più a che fare con il vero processo di produzione della birra. L’avevamo già constatato all’Heineken Experience di Amsterdam qualche anno fa. Ben più indietro nel tempo invece visitare la stessa Heineken era stato fare un viaggio nel processo di produzione vedendo da vicino i tini dove fermentava la birra.

Certo con la quantità di visitatori dei nostri giorni non sarebbe più possibile entrare in fabbrica e quindi non resta che godersi la visita senza rimpiangere i bei tempi andati.

Il biglietto comprende anche un bonus per una pinta di birra gratuita al Gravity Bar, sia in versione originale che analcolica.

Il Guinness Storehouse è situato nella storica St. James’s Gate Brewery di Dublino dove tutto ebbe inizio nel 1759, quando Arthur Guinness firmò un contratto di affitto della birreria di St. James’s Gate per ben 9.000 anni, al canone simbolico di 45 sterline annue. Il contratto è visibile all’ingresso.

Ma perché un marchio commerciale ha potuto utilizzare un simbolo nazionale?

Chiunque si occupi di comunicazione arriverà a farsi questa domanda. Com’è possibile che si sia lasciato a un marchio commerciale l’uso dell’amata arpa celtica irlandese?

È presto detto. La Guinness ha registrato l’arpa di Brian Boru come marchio aziendale nel 1876 quando l’Irlanda era ancora sotto il controllo britannico.

Mentre è solo nel 1922 che l’Irlanda la adotta come simbolo e sigillo dello stato libero e indipendente decretato dall’Irish Free State, terminando così il dominio dell’Inghilterra, a esclusione dell’Irlanda del Nord che scelse di non aderire al trattato.

A quel punto però si era posto il problema di un simbolo nazionale uguale a quello di una birra e per rappresentare il nuovo stato si scelse di “specchiare” l’arpa, che infatti è a “rovescio” rispetto a quella utilizzata dalla Guinness.

Lo Storehouse: un edificio industriale trasformato in museo

Il Guinness Storehouse occupa un ex edificio industriale costruito nel 1904 come deposito di fermentazione della birreria. L’edificio, realizzato in stile industriale con struttura in acciaio e mattoni, fu utilizzato per decenni durante il processo produttivo.

Tra il 1998 e il 2000 venne completamente restaurato e trasformato nell’attuale centro visitatori.

L’architettura dello Storehouse è uno degli elementi che colpisce di più con l’ampio atrio centrale progettato per ricordare un gigantesco bicchiere di pinta Guinness. Se fosse realmente riempito, potrebbe contenere oltre 14 milioni di pinte.

La visita segue un percorso che di piano in piano traccia la storia della birra e del marchio in sintesi:

  • Piano Terra: Accoglienza, il famoso contratto d’affitto di 9.000 anni firmato da Arthur Guinness nel 1759 e il classico negozio di souvenir.
  • Primo Piano: Dedicato al processo di produzione della birra. Include la storia del fondatore, gli antichi macchinari e l’antica arte dei maestri bottai.
  • Secondo Piano: Il Tasting Laboratory. È un’esperienza sensoriale in cui si possono annusare gli aromi e gli ingredienti tostati che compongono la famosa stout per poi tentare di ritrovarli in una degustazione con dei bicchierini.
  • Terzo Piano: La pubblicità e la storia del marketing del marchio con le campagne iconiche del tucano e i manifesti storici.
  • Quarto Piano: La Guinness Academy. Necessita di un biglietto a parte, è mini-corso per imparare a spillare la pinta perfetta e ricevere il diploma.
  • Quinto e Sesto Piano: Ristorazione. Con diversi locali.
  • Settimo Piano: Il Gravity Bar. La terrazza panoramica all’ultimo piano dove riscattare la pinta inclusa nel biglietto e godere di una vista a 360 gradi su Dublino. Purtroppo non ci sono stuzzichini (neppure a pagamento) per aiutare a mandare giù una pinta di birra a stomaco vuoto. Così uno di noi ha scelto la nuova Guinness 0.0, il cui sapore non è niente male, a dir la verità. La grande vetrata dà una vista a 360° sulla città.

Il pomeriggio l’abbiamo trascorso camminando lungo il fiume Liffey. Il percorso ci ha portato al Samuel Beckett Bridge, disegnato da Santiago Calatrava e inaugurato nel 2009: la struttura, sospesa da cavi che si irradiano da un unico pilone inclinato, richiama nella forma un’arpa distesa, in dialogo diretto con lo stemma nazionale irlandese. Il bianco della struttura in acciaio contrasta con il grigio dell’acqua e con i mattoni scuri degli edifici portuali circostanti.

Poco distante si trova la ricostruzione del Jeanie Johnston, un veliero a tre alberi che riproduce fedelmente una nave da emigrazione della metà dell’Ottocento, quando migliaia di irlandesi lasciarono il paese durante la Grande Carestia. Ormeggiato lungo la banchina, l’albero maestro e il sartiame si stagliano contro lo skyline moderno degli uffici finanziari del Docklands.

Proseguendo sul lungofiume incontriamo il Famine Memorial un gruppo di statue in bronzo raffiguranti figure femminili, collocate in memoria delle vittime della carestia: figure emaciate, con abiti che sembrano muoversi nel vento, disposte in fila come in un corteo silenzioso diretto verso le navi.

Ovviamente abbiamo attraversato l’Ha’penny Bridge uno dei simboli di Dublino, il ponte pedonale in ghisa è lungo 43 metri e largo 3,7, a 3 metri sopra il fiume Liffey e collega l’aerea del Temple Bar con la zona nord della città dove si trova in O’Connell Street.

In questa zona si trova anche il General Post Office e lo Spire. Nelle vicinanze dello Spire troverete alcuni schermi rotondi, si tratta del Dublin Portal un’installazione che funge da finestra digitale e trasmette un flusso video e audio in diretta, permettendo di salutare le persone in altre città. Di norma, il Portale è aperto tutti i giorni dalle 11:00 alle 21:00 e mette in contatto gli abitanti di Dublino con persone in città di tutto il mondo, come: New York City, Philadelphia, Vilnius (Lithuania), Lublin (Polonia)

Quarto giorno: tra letteratura e bancarelle

Abbiamo dedicato la mattina alla vista del MoLI – Museum of Literature Ireland il Museo della Letteratura Irlandese, ospitato nella Newman House in un edificio settecentesco che un tempo apparteneva alla University College Dublin, con un’ala moderna aggiunta per ampliare gli spazi espositivi. L’Irlanda, e Dublino in particolare, è stata la culla di molti autori, James Joyce, Oscar Wilde, Jonathan Swift e i premi Nobel William Butler Yeats e Samuel Beckett. Una ricca tradizione letteraria che ha fatto guadagnare alla città il titolo di Città della Letteratura UNESCO.

Il MoLi non è il classico museo ma un percorso immersivo con letture di testi, immagini, installazioni multimediali, suoni e proiezioni che trasformano le opere degli scrittori irlandesi in vere e proprie esperienze sensoriali in un arco temporale che copre oltre millecinquecento anni di storia letteraria irlandese fino agli scrittori dei giorni nostri.

All’interno sono conservati manoscritti, prime edizioni e oggetti personali di scrittori irlandesi, come il telefono di Samuel Beckett. Interessanti i quaderni usati da Joyce per scrivere l’Ulisse con le correzioni multi-colore utilizzate dall’autore e le lettere di rifiuto del suo primo libro i Dubliners e quelle in cui chiede a William Butler Yeats di dargli un aiuto per pubblicarlo.

L’attrazione maggiore è ovviamente la Copy No. 1, la prima copia stampata dell’Ulysses di James Joyce, considerata uno dei tesori letterari più preziosi d’Irlanda.

Usciti dal museo raggiungiamo Merrion Square, dove si trova la statua di Oscar Wilde, disteso su un masso di quarzo roseo importato dalla Wicklow, con un’espressione a metà tra il sorriso e l’ironia che gli è valsa il soprannome informale di “the quare on the square” (il tipo eccentrico) tra gli abitanti di Dublino. Di fronte, oltre la strada, sorge la casa natale dello scrittore, riconoscibile dalla targa commemorativa sulla facciata.

Da qui abbiamo preso un bus per spostarci verso il George’s Street Arcade, un mercato coperto vittoriano costruito nel 1881 in stile neogotico, con torrette e merlature sulla facciata esterna. All’interno, sotto le volte in ferro e vetro, si susseguono tutta una serie di bancarelle. Noi amiamo i mercati e in particolare quelli coperti, ma questo ci ha un po’ delusi perché è molto piccolo.

Nel nostro girovagare per la città abbiamo incontrato la statua di Molly Malone che spinge un carretto con dei cesti pieni di frutti di mare. La leggenda racconta di una donna vissuta nel XVII secolo: il suo sguardo fiero e il suo abbigliamento provocante alludono alla sua doppia professione. 

Infatti Molly Malone sarebbe stata una donna dalla doppia vita: pescivendola di giorno e prostituta di notte. Si dice che morì all’età di 36 anni, forse a causa di una delle frequenti epidemie di colera che imperversavano sulla città o, in maniera verosimile, per una malattia trasmessa da uno dei suoi clienti.

La leggenda vuole che il suo fantasma si aggiri da secoli fra i vicoli del centro, specialmente nelle notti nebbiose, ma la maggior parte dei turisti la considera in realtà un portafortuna: tutti vanno a “tastarla” per onorare quello che ormai è diventato un rito di coloro che visitano Dublino. La pescivendola è stata resa famosa soprattutto da una ballata popolare.

Quinto giorno a Kilkenny e sesto giorno a Bray

Il quinto giorno lo abbiamo trascorso a Kilkenny e il sesto a Bray, trovi qui la descrizione della visita delle città.

La zona del Temple Bar, i luoghi letterari e le danze irlandesi

Noi alloggiavamo a due passi dal quartiere Temple Bar dove alla fine abbiamo cenato per quasi tutte le sere salvo un paio di eccezioni.

Zona degradata fino agli anni ‘80 e a rischio di diventare un deposito per autobus, il Temple Bar ha visto la sua rinascita negli anni ‘90 fino a diventare l’attuale punto nevralgico della movida dublinese. Oltre al pub più famoso che porta il nome del quartiere, The Temple Bar Pub, ce ne sono molti altri e per una cena c’è solo l’imbarazzo della scelta. In tutti i pub c’è musica dal vivo e la cucina tradizionale irlandese che in realtà, diciamocelo, non è molto varia. Ma non ci si può certo esimere da un piatto di fish & chips con una pinta di Guinnes gelata.

Il nome Temple Bar deriva da Sir William Temple, rettore del Trinity College di Dublino nei primi anni del 1600. Egli possedeva una vasta residenza e dei giardini in questa zona, situata a breve distanza da una passeggiata lungo il fiume Liffey chiamata “The Bar”.

Il quartiere è sempre super affollato ma il sabato e la domenica le stradine brulicano di persone. Noi abbiamo trovato poco distante il Darkey Kelly’s Pub nella zona di Christ Church Cathedral. Lo abbiamo scelto perché non prende mai prenotazioni. Si va lì e se si trova ci si siede. Anche questo locale era super affollato ma in una ventina di minuti ci hanno trovato un tavolo proprio vicino al palco in cui un gruppo di quattro musicisti banjo, violino, fisarmonica e chitarra ha suonato molti pezzi irlandesi. Stupendo.

Irish Dances

Per assistere alle tipica danza irlandese avevamo trovato due proposte ufficiali vicino al centro: The Irish Dance Party at the Merchant’s Arch Bar in Temple Bar propone anche sessioni pomeridiane di danza irlandesi con lezione per imparare alcuni passi, oppure la versione serale con cena di tre portate. Al Celtic Nights invece c’è solo la possibilità con cena. Ce ne sono altri ma visti i prezzi non ci è interessato imbarcarci in una cena di tre portate per vedere le danze celtiche.

Frugando in internet abbiamo trovato The Church in Jervis Street, dall’altra parte del fiume Liffey rispetto al quartiere di Temple Bar che ogni sera propone danza e musica irlandese senza sovrapprezzo rispetto alla cena. Se volete un posto in prima fila meglio prenotare con largo anticipo ma, un po’ come tutti i locali, accettano anche senza prenotazione. Ovviamente ci hanno dato un tavolo distante dal palco, ma visto che i due ballerini fanno delle sessioni di danza intervallate da una pausa, abbiamo fatto a turno per andarli a vedere da vicino. Così abbiamo avuto anche il nostro assaggio di danza irlandese.

Il ristorante si trova nella chiesa sconsacrata con tanto di organo di St. Mary e già l’architettura interna merita una visita.

Dublino letteraria i nostri punti

Dublino offre molti luoghi legati ai propri autori oltre alle numerose targhe commemorative che si trovano sugli edifici e ai pub.

Non abbiamo iniziato una caccia in città per trovarli tutti, ci siamo semplicemente lasciati trasportare da quello che incontravamo. Abbiamo già parlato della Sweny’s Pharmacy, del MoLi e del monumento a Oscar Wilde a Merrion Square. Un’altra statua di Wilde si trova davanti al Kennedys Pub dove il futuro scrittore aveva lavorato da adolescente.

La statua di James Joyce si trova Earl Street North vicino allo Spire. Noi avevamo visto anche quella di Trieste.

Alcune delle statue di Dublino hanno un Qrcode se lo scansionate vi squillerà il telefono e rispondete perché Joyce o Wilde che vi chiama.

Se invece come noi avete mancato questa opportunità li potete ascoltare qui Dublin’s Talking Statue.

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