PFM: è Festa

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Il nostro anno musicale, aperto con i Jethro Tull, proseguito con Jesus Christ Superstar, si è concluso con una serata memorabile con la PFM (Premiata Forneria Marconi), uno dei grupponi “storici” sulla scena del rock italiano e internazionale fin dai primissimi anni ’70, “quando la Musica era Musica e non solo suono”, come dice sempre Cal.

After Jehtro Tull and Jesus Christ Superstar, ScriCal closes his musical year with a great progressive rock concert performed by Premiata Forneria Marconi. Almost three hours of pure prog rock music with PFM the most important band in Italy. The concert’s first part was dedicated to Fabrizio De André with the superb album La Buona Novella, let’s say a different view on Jesus Christ story. The concert continued with the recent album Stati di Immaginazione and closed with the most famous songs of the band. It has been a great concert with so much rhythm and variations and surprises. We spent three marvelous hours with PFM.

In un teatro da sold-out la band si è data per quasi tre ore senza riserve, senza pause, senza intervalli a spezzare il ritmo delle tre parti in cui il concerto si è sviluppato.
La prima parte è stata dedicata all’amico di sempre, Fabrizio De André, con La Buona Novella (1970), una rivisitazione del sound dell’artista genovese che esprime al meglio lo storico sodalizio musicale tra la band e lo scomparso Fabrizio. La poesia di De André abbinata alla musica e al rock della PFM sono un’esperienza musicale impagabile.

La seconda parte è stata tutta strumentale con i brani tratti da Stati di Immaginazione del 2006.Un po’ di riposo per le voci prima del rush finale, ma non per Di Cioccio che alla batteria esprime, occorre dirlo, l’energia vitale di un artista che ha ancora molto da dire. Se con i brani da La Buona Novella il prog rock (o rock progressivo, per dirla all’italiana) emergeva a tratti, pur con ampie pennellate, qui è invece esploso con prepotenza. La ritmica di Franz Di Cioccio e Patrick Djivas incalzava la chitarra di Franco Mussida sulle cui corde le dita, instancabili, hanno corso per tutta la serata; e mentre l’archetto di Lucio “Violino” Fabbri strappava al suo strumento ritmi e tempi forsennati e a tratti gotici, il Leslie di Gianluca Tagliavini dava corpo alle tastiere. Un vero manifesto del prog rock sui scorrevano immagini di vecchi filmati in bianco e nero forse per compensare anche l’occhio dopo che all’orecchio si è offerta tale abbondanza di vibrazioni ed emozioni.

Ed infine la terza parte, dove era lecito aspettarsi un lento avvicinamento al momento clou del concerto che ne precede la fine. Ed invece la band attacca subito, anticipando qualsiasi richiesta potesse giungere dal pubblico con Maestro della Voce (da Suonare Suonare, 1980) e Out on the Roundabout (da Chocolate Kings, 1975), un accenno a La Carrozza di Hans e poi via, con una scatenata Volta la Carta seguita da un potente Il Pescatore, altri due omaggi a De André. Le poltroncine di un teatro sembrano quasi incutere soggezione, si tende a starsene tranquilli, seduti composti, come si deve fare in una sala così austera. Ma dopo più di due ore che il ritmo incalzante ti si attacca alla pelle e il basso ti vibra dentro in perfetta risonanza con le vertebre, il pubblico ha mandato al diavolo le poltroncine ed era tutto lì a cantare e battere le mani al ritmo della PFM.
Direte, e qui è finito il concerto. E invece è cominciato il grande botto, l’esplosivo fuoco d’artificio di Impressioni di Settembre e il formidabile E’ Festa (entrambi da Storia di un Minuto, loro primo album nel 1972).
Abbiamo chiuso alla grande il nostro anno musicale, con un concerto che conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che la buona musica non tramonta mai.

Insieme a noi quella sera c’erano:
Franz Di Cioccio, voce e batteria
Franco Mussida, chitarre e voce
Patrick Djivas, basso
Lucio “Violino” Fabbri, violino e tastiere
Gianluca Tagliavini, tastiere
Pietro Monterisi, secondo batterista (macchina da ritmo nei momenti in cui Franz era al microfono)