Escursione da Sass Pordoi al rifugio Piz Boé
| Tempi | Difficoltà | Dislivello Max. | Mezzi | Foto | Cartina | Quando |
| 3 ore | Facile | 300 mt. | Funivia | Foto | Cartina | 2003 |
Sentiero senza difficoltà ed eccezionale punto di vista panoramico
di Cal
L’escursione a Piz Boé non è assolutamente impegnativa e, con il tempo buono, offre un panorama stupefacente.
Con l’aria sufficientemente tersa lo sguardo spazierà dal Sassolungo al Grossglockner, passando per le Tofane ampezzane. Per contro, trattandosi di uno dei più facili tremila del nostro arco alpino, l’affolamento è quasi garantito.
La partenza è dal Passo Pordoi (12 km da Canazei) dove si prende la funivia che in circa 6 minuti ci porta dai 2239 mt del passo ai 2950 mt del rifugio Maria, sul Sass Pordoi.
Dopo una sosta di rito assolutamente doverosa (e non sarà l’unica) per ammirare il panorama delle Dolomiti, si imbocca il sentiero con segnavia 627 per il rifugio Forcella del Pordoi (2829 mt), che si raggiunge dopo una decina di minuti di discesa.
Dopo altri 10′ si arriva al bivio che, sulla destra, immette sul sentiero 638 per Capanna Fassa, sulla cima del Piz Boé, già visibile fin dall’uscita della stazione della funivia.
Panorami a non finire verso Capanna di Fassa
Nei prossimi 60′ le soste per il panorama si moltiplicano. Il sentiero non presenta difficoltà, ne’ in termini di fatica ne’ di strapiombi. Si passa un gruppo di gradini rocciosi dove, nei punti più ripidi, un cordino aiuta la salita. Il piccolo rifugio di Capanna Fassa (3152 mt) si raggiunge dopo un’ora circa dal bivio (tutti i tempi sono calcolati su una camminata ‘turistica’ e comprensivi di un certo numero di soste per ammirare un panorama che cambia di passo in passo).
Unico neo di quanto offerto dalla cima del Piz Boè è una struttura metallica di Telecom Italia (tipo grande tabellone pubblicitario) con funzione di riflettore di onde radio che, si dice, dovrebbe essere presto disinstallato, cosa che speriamo tutti.
Lo sguardo spazia a 360° oltre ogni immaginazione sulle Dolomiti di Fassa, Gardena e Ampezzo (e ben oltre, se l’aria è limpida).
Da Capanna Fassa il sentiero 638 continua per il rifugio Boè.
Pochissimo dopo aver lasciato la ‘capanna’, ad una biforcazione si tiene la sinistra e subito dopo ci si trova nell’unico tratto del sentiero che richiede un po’ di impegno costituito da una cengia attrezzata con cordino che aiuta la discesa della fascia rocciosa.
A parte condizioni di ‘affollamento’, questo punto è superabile in pochi minuti, con il rifugio Boè già ben visibile sul pianoro sottostante. Passata la cengia, il tratto rimanente non presenta alcuna difficoltà.
Dal rifugio Boè (2873 mt) altra dose di panorama sul Gruppo di Sella e oltre, con la possibilità di proseguire fino alla cima del Col Turont (circa 50′ senza difficoltà).
Quando pronti, il sentiero 627 ci riporta alla funivia del Sass Pordoi (passando nuovamente per il rifugio Forcella del Pordoi) in circa 60′. Tenere presente che l’ultima corsa della funivia è alle 17.
Piz Boé: l’autostrada delle escursioni
di Scri
Se volete essere certi di non trovarvi soli tra le montagne, allora l’escursione al Piz Boé fa per voi. La funivia porta sul Sass Pordoi quasi un’ottantina di persone ogni dieci minuti e molti, donne, uomini e bambini si riversano diligentemente in fila indiana sul sentiero per la Forcella del Pordoi.
Per fortuna c’è chi, dopo questi primi dieci minuti di discesa, sente il bisogno di fare un sosta e si accascia con il fiato grosso sulle panche all’esterno del rifugio; è un buon momento per coglierli di sorpresa e schizzare per il bivio che conduce alla Capanna di Fassa.
La giornata è assolata e tersa e possiamo fare un’indigestione di montagna, è ovunque attorno a noi, sotto di noi. Sopra di noi, invece, il sole scotta, scotta molto qui a quasi 3000 mt. e inondarci di crema solare è l’unica difesa che riusciamo abbozzare
Le “simpatiche roccette” verso Capanna di Fassa
Ci avviamo così per le “simpatiche roccette”, come le descrive la guida, che ci portano a Capanna Fassa. Il carattere delle roccette a noi non si è svelato ma di certo sono stupende le brevi soste per guardarsi intorno, ammirare le montagne di cui – per buona parte – non conosciamo il nome ma che si moltiplicano l’una dietro le altre senza lasciare indovinare dove possano finire.
E la sensazione di moltiplicazione viene ampliata una volta arrivati ai 3152 mt. di Capanna Fassa. Alcuni indicano agli amici meno informati che quelle sono le pale di San Martino che non si riconoscono perché le stiamo vedendo di fianco, altri indicano le Tofane Ampezzane con la caratteristica venatura obliqua.
Rubo una descrizione qua, un’altra là guardando nelle direzioni indicate da quelle dita dritte. Ma non mi interessa davvero sapere cos’é questo o quello, non mi importa granché dei nomi, il bello che ho davanti è così esteso che mi sembra di non avere abbastanza occhi per guardare e infine, quasi con lo sguardo stanco per lo sforzo, mi concentro su una pesca che divido con Cal, perché la pesca – a differenza delle montagne – mi sta tutta dentro un unico sguardo.
Scendendo verso il rifugio Piz Boé con il capellino di Capanna Fassa pagato una follia per festeggiare la mia prima volta oltre i 3000, attendiamo all’imbocco della cengia il nostro turno per scendere.
Lungo la cengia scambiano qualche parola con una coppia di Venezia, Davide ed Elda e così, semplicemente, si crea il nostro piccolo gruppo, come spesso accade in montagna.
In fila come scolaretti dell’asilo arriviamo al rifugio Piz Boé che nulla ha da invidiare alle spiagge di Rimini, infatti è difficile trovare un metro quadro libero dove poter pranzare. Con un po’ di fortuna trovo un posto un po’ discosto dalla massa di persone dove c’è l’ombra per Cal (costantemente refrattario alla crema) e me, e il sole per i nostri compagni di escursione.
Simonetta fa sua una roccia trasformandola in una sdraio del “lungomare del Pordoi”, Davide ed Elda si appollaiano su un masso poco più sopra di noi dividendosi il pasto, mentre Cal ed io rigorosamente all’ombra proviamo un sottile piacere nel sentire la pelle rabbrividire all’aria piccantina delle alte quote e con soddisfazione – dopo mesi di afa in pianura – infiliamo nostri pile.
Scesi alla funivia ci salutiamo, ci scambiano gli e-mail per spedirci le foto della giornata. Con ogni probabilità non ci vedremo più, abbiamo trascorso una giornata stupenda insieme, una giornata che rimarrà nei nostri ricordi, presto scorderemo anche i rispettivi nomi, ma che importanza hanno i nomi? Forse che non ricorderemo gli scenari che abbiamo visto solo perché non sappiamo come si chiama una vetta?
| Info Generali | Descrizioni | |
|---|---|---|
| Val di Fassa - Canazei | 23 agosto - 6 sett. 2003 | |
| Da Malga Sorgazza al Rifugio O. Brentari (Cima d'Asta) | 24 agosto 2003 | |
| Da Col dei Rossi al Rifugio Castiglioni, lago Fedaia (Vièl del Pan) | 25 agosto | |
| Da Sass Pordoi al rifugio Piz Boè | 27 agosto | |
| Traversata del ghiacciaio della Marmolada | 28 agosto | |
| Giro del Colàc | 30 agosto | |
| Sentiero delle Scalette | 1° Settembre | |
| Sentiero attrezzato "Lino Pederiva" | 3 Settembre | |
| Sas da Mezdì | 4 Settembre |

