Mondo senza fine – Ken Follet

copertina libro

Ken Follet
Mondo senza fine
Mondadori, Milano, 2007
pag. 1366 – 20 €

copertina libroNon è certo una lettura da metropolitana, il peso specifico del volume si fa sentire sulle spalle, ma le 1366 pagine scorrono via veloci come i quarant’anni di storia che ripercorre. Arcinoto come questo libro sia il prosieguo del favoloso i Pilastri della terra ma ambientato due secoli dopo.

World without end Four children, who will become a peasant’s wife, a knight, a builder and a nun, share a traumatic experience that will affect each of them differently as their lives play out from 1327 to 1361. During forty years many things happen and we will see them killing, suffering, having success. I consider this book a good summer reading, when we want to relax our mind and get lost in a reality totally different from ours.

Nel 1327 quattro ragazzi assistono al tentativo di uccisione di un cavaliere: Merthin e il fratello Ralph con Gwenda e Caris. Per quarant’anni seguiamo le  loro vicende che si intrecciano, l’amore pieno di ostacoli tra Merthin e Caris (che rifiuta l’ordine delle cose, ovvero che il destino di una donna sia solo lo sposarsi e fare figli), la brutalità di Ralph che crescerà al pari della sua scalata nella società aristocratica inglese, e Gwenda che ostinatamente si ribella a un destino di povertà e miseria dal quale tenta caparbiamente di fuggire arrivando a commettere due omicidi.

Merthin è colui che raccoglie il testimone dei grandi costruttori della cattedrale di Kingsbridge,  geniale e attento, buttato in una carriera che all’inizio non gli piace perché gli chiude la possibilità di realizzare il suo sogno: diventare cavaliere, per il quale non ha nè doti fisiche né crudeltà innata. Ma come costruttore sarà grande fino a farsi una posizione a Firenze.

Sullo sfondo intrighi di corte, la guerra dei cent’anni e la peste.

Dopo tante peripezie il libro ha un “Happy end”. Personalmente lo considero  una lettura estiva, una di quelle che non ti impegnano la mente ma favoriscono la distrazione e l’abbandono in un mondo sconosciuto avvolti da vite così distanti e, forse, così improbabili.

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