Escursione in Val di Fassa: Rifugio Castiglioni

TempiDifficoltàDislivelloMezziFotoCartinaQuando
2.50 oreFacile100 mt.Cabinovia, Funivia, BusFotoCartina2003

di Cal
Partendo da Canazei il primo impianto è la cabinovia per Pecol, da dove si cambia con la funivia per Col dei Rossi (euro 7.50 a persona solo andata per entrambi gli impianti, in totale circa mezz’ora per arrivare a Col dei Rossi).  

Descrizione del trekking: verso Rifugio Viel del pan

La funivia ha partenze scaglionate ogni 15′.  Arrivati al Col dei Rossi (2383 mt), lo spiazzo antistante offre un panorama notevole con il Sass Pordoi (Gruppo di Sella) sulla sinistra e la Marmolada sulla destra, sotto la quale è da subito visibile il traguardo della diga del lago di Fedaia (non per niente il rifugio vicino si chiama ‘Belvedere’ e le prime foto del rullino sicuramente partiranno da qui).
Ill sentiero è largo e taglia un costone erboso fino al rifugio Fredarola (2388 mt), a circa 5′, dove si incrocia e si segue il sentiero Viel del Pan (segnavia 601). In circa 40′ minuti (con passo tranquillo, dislivello minimo e le giuste pause per foto) si raggiunge il rifugio Viel del Pan (2432 mt), che noi abbiamo trovato chiuso per ristrutturazione.

Dal rifugio Viel del pan abbiamo deciso di prendere la ‘variante alta’ (non c’è alcuna segnalazione se non una traccia di sentiero nell’erba) arrivando, in salita, alla base di un gruppo di roccette e sul crinale dello spartiacque (Col de Pausa, 2415 mt) tra il passo del Pordoi che immette in alta val Badia e il Pian Trevisan, chiuso dalla diga del lago Fedaia.   Come tanti altri invasi anche lui ha notevolmente risentito della siccità di quest’anno.

Da rifugio Viel del pan verso il Rifugio Castiglioni

Il panorama è stupefacente con il Gruppo di Sella di fronte (Piz Boè e Sass Pordoi sulla sinistra), l’Ossario del Pordoi ai suoi piedi e il ghiacciaio della Marmolada alle spalle.

Il sentiero prosegue ‘letteralmente’ sulla cresta.Escursione in Val di Fassa: Rifugio Castiglioni

Pur non presentando particolari difficoltà, gli strapiombi e alcuni passaggi ‘delicati’ non attrezzati richiedono comunque attenzione e potrebbero dare sensazioni di vertigini.   Il 601 è comunque sempre in vista, un centinaio di metri più in basso, e quasi sempre raggiungibile.

Lungo la ‘variante alta’ a circa 60′ dal rifugio Viel del Pan si raggiunge il bivio che conduce al rifugio Porta Vescovo da una parte (a sinistra mantenendosi in quota) e scende al passo del Fedaia dall’altra, sempre visibile circa 400 metri più in basso.   Noi abbiamo optato per Porta Vescovo, che abbiamo raggiunto in circa 15′ (quasi tutti di salita) dal bivio.

Se da una parte il panorama che si gode dal rifugio senz’altro merita la visita, dall’altra l’area del rifugio stessa è un orrore di cemento armato eretto a 2480 mt nel nome degli sport invernali di massa.   Come se non bastasse è costellato di cartelli con la scritta “NO-PICNIC”: se volete consumare la vostra colazione al sacco, portata sulle spalle per tutto il tragitto, siete costretti a sedervi per terra lontano da ogni installazione del rifugio (anche se la grande costruzione non ha assolutamente nulla del rifugio alpino).

Qualche fotografia al Gruppo di Sella e poi si può prendere il sentiero di ritorno verso il rifugio Ettore Castiglioni, al passo del Fedaia, il nostro traguardo 500 metri sotto di noi lungo un canalone.   Circa 50′ minuti di discesa ripida ma senza difficoltà e si arriva direttamente alla fermata del bus che fa servizio di navetta dal Fedaia a Canazei e oltre.  

Calcolate i tempi dell’escursione

Per calcolare al meglio i tempi consigliamo di procurarvi in anticipo la tabella degli orari disponibile, tra l’altro, anche presso gli uffici informazioni dell’Azienda Turismo.   In circa 25′ e con 1.60 euro a testa (il biglietto si acquista a bordo) si ritorna al punto di partenza, Canazei. 

Escursione rifugio Castiglioni: la Marmolada

All’uscita della funivia avviene il mio primo contatto con il ghiacciaio della Marmolada.Escursione in Val di Fassa: Rifugio Castiglioni

E’ lì di fronte, oltre la valle. Non mi dà un’impressione di imponenza, sembra piuttosto un vecchio ricurvo su se stesso che appena riesce a dare l’idea dell’uomo giovane e vigoroso che è stato. Ma sospendo il mio giudizio per ora.

Abbiamo deciso di fare questa escursione – che la guida classifica come “turistica” – per allenare le gambe, anche se la salita della Cima d’Asta è stata un viatico più che dignitoso. Ci avviamo dunque per il largo sentiero verso il Belvedere.

Dietro e davanti a noi gruppetti di persone dal passo tranquillo e dall’abbigliamento da scampagnata. In effetti siamo un po’ anacronistici con i nostri zaini e scarponi lungo questo sentiero largo quasi due metri che a spingervi un carrozzina con un neonato lo culleresti con dolcezza. La Marmolada è alla nostra destra e ormai è chiaro che sarà lì per tutta la giornata.

Lungo la Viel del Pan

Proseguiamo lungo la Viel del Pan, e vabbé che è un’escursione per allenare le gambe, ma qui mi pare di camminare in centro. Il panorama è senza dubbio stupendo, intorno gruppi di pecore pascolano tranquille e man mano che proseguiamo perdiamo i gruppetti di persone che erano scese con noi al Col dei Rossi.

Gruppetti che scompaiono completamente quando dopo aver raggiunto il rifugio Viel del pan ci inoltriamo per un sentiero secondario abbandonando quello principale e ci inerpichiamo su una cresta.

Sembra quasi di essere su un filo sospeso nel vuoto, il sentiero è comunque sicuro, ma alla nostra destra si apre il dirupo con in fondo il passo Pordoi e il vicino Ossario alla destra il versante scende ripido verso Pian Trevisan.

Come ti volti hai qualcosa da guardare, qualche dettaglio che non avevi visto prima. Non riesco a camminare guardarmi intorno, devo fare o l’una o l’altra cosa. Allora cammino guardando dove va il mio passo e quando mi fermo posso alzare lo sguardo e il paesaggio intorno a me è già cambiato.

Bastano pochi passi o aggirare un costone che quello che avevi visto prima è scomparso per poi riapparire dopo altri dieci passi, dopo un altro costone.

La salita verso Porta Vescovo e la discesa verso il rifugio alla diga di Fedaia (dove abbiamo incontrato un pecora morta precipitata dal costone giusto a ricordarci che in montagna non ci si può mai sentire troppo sicuri) non hanno molto da dire.

Credevo che a fine agosto ci fosse meno gente in ferie e invece sembra che quei pochi rimasti siano tutti qui. E questi due luoghi sembrano come travolti dalla domanda di comodità del turista da aver perso la caratteristica del rifugio, quel luogo disperso tra le rocce e costoni e costruito lì non si sa come visto che non ci sono strade dove trasportare il materiale di costruzione.

Il rifugio Castiglioni invece è proprio sull’arteria principale che collega i paesi della val di Fassa e prosegue lungo la parte Veneta. Mentre bevo la birra di fine escursione con la Marmolada sopra la mia testa mi piace pensare che abbiano costruito il rifugio prima della strada, prima ancora della diga, prima ancora che quella antica mulattiera diventasse un’arteria importante e poi un cordone di auto in fila.

[table id=38 /]

Vota questo articolo