Le nostre escursioni in Val di Zoldo: una piacevole scoperta

Non avevamo mai esplorato le Dolomiti Bellunesi e bisogna dire che siamo rimasti affascinati dalla Val di Zoldo tra il monte Pelmo e il Civetta. Tra le frazioni di cui si compone il comune di Val di Zoldo abbiamo soggiornato a Pecol, ultima zona abitata prima del passo Staulanza.

La valle è anche nota per il gelato artigianale di cui le Dolomiti Bellunesi sono considerate la patria. L’emigrazione degli artigiani gelatieri zoldani e cadorini di metà ottocento fece sì che questa tradizione si diffondesse in tutta Europa, prima e nel mondo successivamente.

Non è infatti un caso che il cono gelato sia stato inventato da un bellunese emigrato negli Stati Uniti, Italo Marchioni che brevettò il macchinario per produrlo nel 1903.

Pecol: dove abbiamo soggiornato

Abbiamo prenotato all’ultimo munito solo una settimana tra il 21 e il 28 agosto 2024, stremati oramai dal caldo della pianura. Dato le previsioni di tempo incerto abbiamo scelto una struttura con SPA. L’hotel Valgranda si è rivelata una buona scelta, per il confort, il cibo, le piccole ma accoglienti spa e piscina. Il personale molto cordiale e disponibile per dare informazioni e suggerimenti sulle escursioni. Pecol è punto di partenza per raggiungere il Civetta, la Moiazza e il Pelmo, noti per le arrampicate, scalate e vie ferrate. L’abitato è molto caratteristico ed è attraversato dal torrente Maè.

Incastonato fra il Pelmo e il Civetta, Pecol offre delle viste bellissime su entrambe le cime.

Fornesighe: borgo d’altri tempi

Nella domenica di riposo abbiamo scelto di visitare Fornesighe uno dei nuclei abitati più antichi della valle. In quella domenica c’era anche un mercatino di prodotti artigianali locali. Si tratta senza dubbio di un borgo incantevole, neppure sfiorato dal turismo della Val di Zoldo. Nel borgo sono presenti molti tabià (antichi fienili) e un abitante che esponeva le sua creazioni incise nel legno ci ha raccontato che il borgo non ha mai subito incendi e per questo motivo si è mantenuto fedele alle sue origini. Oggi alcuni fienili sono stati restaurati e l’unico modo per visitare il borgo è perdersi fra le sue viuzze e vicoli.

Dolomiti patrimonio dell’Unesco

Nel 2009 le Dolomiti sono state dichiarate dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità grazie alla loro unicità paesaggistica e geologica ed è proprio nel territorio bellunese che si trova la maggioranza delle Dolomiti in generale e dei sistemi Unesco.

Fare una vacanza in Val di Zoldo significa vivere sotto lo sguardo attento del Civetta da una parte del Pelmo dall’altra.

La catena del Monte Civetta

Il massiccio della Civetta (3220 m), insieme alla Moiazza (2878 m) nella parte meridionale, forma un gruppo tra i più imponenti della regione dolomitica: 13 chilometri per 18. Il nucleo roccioso vero e proprio si estende da forcella d’Alleghe fino al Passo Duran per una lunghezza di circa 10 chilometri.

Il massiccio divide la Val di Zoldo dal territorio dell’Agordino ed è famoso per il versante nord caratterizzato da un’imponente parete verticale conosciuta dagli alpinisti come la “Parete delle pareti”, in cui si trovano diverse vie di arrampicata.

Il Civetta offre però anche itinerari facili o di media difficoltà uno tra i più belli e conosciuti è il sentiero che conduce al Rifugio Coldai e all’omonimo lago.

Monte Pelmo: El Caregón del Padreterno

Questa montagna si staglia isolata e maestosa e la particolare forma concava della cima ricorda un gigantesco trono; caratteristica che la rende una delle cime più riconoscibili di tutto l’arco dolomitico.

Monte Pelmo è conosciuto anche come El Caregón del Padreterno. La tradizione vuole che Dio, dopo aver disegnato le meraviglie del creato, abbia avuto un momento di stanchezza e per riposarsi si sia seduto proprio sul Pelmo. E da questa posizione privilegiata abbia ammirato per giorni la bellezza delle Dolomiti.

Si compone di due cime il Pelmo e il Pelmetto, ai piedi di quest’ultimo su un masso staccatosi dalla base del monte, sono visibili delle impronte di dinosauri, una scoperta paleontologica di valore internazionale.

Escursione al Rifugio città di Fiume: paradiso ai piedi del Monte Pelmo

Il primo contatto con la bella Val di Zoldo è stata l’escursione al Rifugio Città di Fiume, proprio ai piedi del Monte Pelmo conosciuto come El Caregón del Padreterno.

Da Pecol, dove avevamo la base logistica, abbiamo raggiunto in pochi minuti di auto il Rifugio Passo Staulanza che si trova proprio sulla provinciale ed è uno dei punti di partenza per questa escursione. Parcheggiata l’auto al Rifugio abbiamo trovato l’inizio del sentiero proprio di fronte all’edificio dove si trova una tabella informativa sulle diverse escursioni che partono da questo punto, tra le quali la deviazione verso le Orme di dinosauro e Rifugio Venezia.

Dopo un primo breve tratto in salita si imbocca il sentiero 472 e al successivo bivio bisogna prestare un po’ di attenzione per rimanere nel sentiero giusto e non confondersi con il più con il sentiero che porta al Rifugio Venezia.

Il primo tratto si svolge all’interno del bosco. La giornata non è delle più spettacolari, le nubi hanno coperto costantemente le cime e quindi non abbiamo potuto apprezzare il Pelmetto (2990 mt) in tutta la sua sua bellezza.

Al termine del bosco si arriva in zona zona di pini mughi che porta al ghiaione nord occidentale del Pelmo sulla cui sommità si possono intravedere le tracce dei sentiere che portano alle vie di arrampicata.

Una volta sul ghiaione lo sguardo a sinistra spazia sul versante zoldano del Monte Civetta.

Il ghiaione non presenta particolari difficoltà ma richiede comunque una certa attenzione. La traccia del sentiero è ben visibile (almeno quando l’abbiamo fatta noi, perché questa è una zona soggetta a frane) e sono presenti i segni bianchi e rossi del CAI. A circa tre quarti del percorso bisogna superare alcuni accumuli di massi e in questo caso sono gli ometti di pietra a indicare la giusta direzione per seguire nei punti in cui la traccia scompare.

Terminato il ghiaione ci si inoltra nuovamente in un’ara di pini mughi per tornare poi nel bosco in cui il sentiero si fa in salita. Dopo una decina di minuti si scorge il Rifugio Fiume (1918 mt).

In una giornata più limpida di questa da qui è possibile vedere anche la Marmolada. Noi comunque abbiamo provato a proseguire lungo la mulattiera alle spalle del Rifugio Fiume e che conduce alla malga Fiorentina, perché ci avevano consigliato alcuni punti panoramici sulla Marmolada e il Gruppo del Sella. I punti ci sono, ma per noi anche le nubi.

Siamo quindi tornati al Rifugio Città di Fiume e ci siamo messi in paziente attesa del nostro turno per il pranzo. Il Rifugio è infatti raggiungibile per un sentiero più facile che parte al terzo tornante dopo passo Staulanza ed è quindi una meta molto frequentata.

Siamo tornati per la stessa via.

Dati di sintesi dell’escursione

Grado di difficoltà: facile
Esposizione: nessuna, un po’ di attenzione sul ghiaione
Dislivello: 200 mt circa
Lunghezza: 5 km
Tempo di percorrenza a piedi: 2 ore
Tipologia: si ritorna per lo stesso sentiero dell’andata

Verso le sorgenti del Maé: Le Palanche

Facile escursione che abbiamo fatto per sgambare e che porta alle sorgente del torrente Maé proprio sopra Pecol, punto da cui si ha una visuale stupenda sul Pelmo che sta proprio di fronte alle sorgenti.

Si parte dalla bella zona di Pecol vecchio con vecchie case di montagna.

Il percorso si snoda su una mulattiera e non presenta alcuna difficoltà fino all’ultimo tratto dove diventa un sentiero vero e proprio che si inerpica fino alle sorgenti.

La direzione per le sorgenti è sempre ben segnalata quindi non c’è modo di sbagliarsi neppure nei crocevia.

Una volta arrivati si può godere di un’ottima vista sul Pelmo da un punto in cui è più chiaro perché è chiamato El Caregón del Padreterno.

Per il ritorno, non volendo fare la stessa strada, abbiamo attraversato il torrente alla prima indicazione per Le Palanche che abbiamo trovato. Ci siano così trovati sul versante opposto del torrente e ci siamo inoltrati in un bel sentiero nel bosco anziché ripetere la noiosa strada forestale. Alla fine abbiamo attraversato il ponticello di legno che avevamo incontrato all’inizio del percorso e siamo tornati a Pecol.

Dati di sintesi dell’escursione

Grado di difficoltà: facile
Esposizione: nessuna
Dislivello: 260 mt circa
Lunghezza: circa 6 km
Tempo di percorrenza a piedi: 1 ore
Tipologia: anello

Alla scoperta dello Spiz de Zuel: un’escursione tra storia e panorami mozzafiato

Se siete amanti della montagna e delle viste spettacolari, l’escursione allo Spiz de Zuel (o Agnelessa) è un’esperienza da non perdere! Situato a sud-est del Monte Civetta, questo itinerario ci ha portati fino alla sua vetta panoramica a 2033 metri, regalando una vista a 360° sulle Dolomiti Bellunesi. Il percorso si snoda lungo il sentiero Spiz Zuel, parte dell’Ecomuseo della Grande Guerra del Bellunese, un vero tuffo nella storia immerso nella natura.

Come arrivare e punto di partenza

L’escursione parte dal parcheggio situato nei pressi della stazione a valle della ovovia Pecol-Pian del Crep. Ecco come iniziare:

  • Prendete l’ovovia Pecol-Pian del Crep (prima corsa alle 9:00, biglietto di sola andata 12€).
  • Una volta arrivati al Rifugio Pian del Crep, oltrepassatelo lasciandolo sulla sinistra.
  • Al primo bivio, proseguite dritto lungo la strada sterrata (CAI 585) seguendo i segnali bianco-rossi per il sentiero Spiz Zuel.

Noi però abbiamo lasciato la strada sterrata alla prima deviazione a destra che ci indicava lo Spiz de Zuel. Questo ci ha consentito di inoltrarci in un sentiero in mezzo al bosco certo più piacevole della strada sterrata.

Questo sentiero cui ha comunque portati sul pianoro situato dietro il ristorante Su’n Paradis. Da qui si prosegue verso la stazione a monte della seggiovia del Monte della Grava e, poco prima della successiva seggiovia, si devia a destra lungo un pendio erboso per raggiungere la Forcella del Tolp.

Dalla forcella, si scende lungo il sentiero che conduce alla strada militare CAI 584, costruita durante la Grande Guerra. Tutto il percorso è dominato dal Civetta che si copre e scopre di nubi a suo piacimento. Sul percorso è anche possibile esplorare i resti delle postazioni della “Linea Gialla”, una linea difensiva della Grande Guerra.

In poco meno di due ore siamo arrivati alla cima dello Spiz de Zuel (o Agnelessa) a 2033 metri. Abbiamo totalmente ignorato la possibile deviazione per un edifico pieni di antenne.

Sulla cima si ha una meravigliosa vista a 360° sulle Dolomiti Bellunesi. E per un attimo El Caregón del Padreterno si è scoperto mostrando in tutta la sua bellezza perché si è meritato quell’appellativo.

Per il ritorno volevamo scendere per la stessa strada ma alla forcella ci siamo sbagliati e siamo proseguiti verso Casera della Grava. Una volta arrivata alla malga ci siamo fatti indicare il sentiero per tornare all’ovovia. Dopo un primo tratto in piano si affronta una salita con più di 100 metri di dislivello che porta fino alla Forcella de la Grava. Da qui prende il sentiero in mezzo al bosco che poco prima della stazione a monte delle ovovia si innesta sulle piste da sci.

Volendo si tratta di un tratto che si può fare se non si vuole tornare per la stessa strada. Inoltre una volta tornati alla Baita Civetta si può scegliere di proseguire scendendo a piedi a Pecol. Noi abbiamo preferito regalarci la nostra birra di fine percorso e tornare con l’ovovia.

Dati di sintesi dell’escursione

Grado di difficoltà: facile E
Esposizione: nessuna
Dislivello: 600 m circa
Tempo di percorrenza a piedi: 3 ore circa
Tipologia: si ritorna per lo stesso sentiero dell’andata (oppure si può fare un giro ad anello passando per Casera della Grava)

Escursione al Monte Crot

Situato a soli 2,5 km dal Passo Staulanza, l’escursione al monte Crot offre viste spettacolari su alcune delle vette più iconiche della zona.

Si parte dal Rifugio Staulanza dove si può lasciare l’auto nel parcheggio di fronte al rifugio. Il sentiero parte alla sinistra del rifugio dove un cartello segnala l’inizio del sentiero.

Tutto il sentiero si sviluppa tra boschi di larici e mughi ed è molto rilassante e ben segnalato il sentiero da fare. Qui potete respirare a pieni polmoni. Dopo circa cinquanta minuti si raggiunge la Forcella de i Agusiei (2011 m), il sentiero diventa più ripido e si snoda tra pini mughi, infine dopo un breve sezione rocciosa si arriva alla croce di vetta (2169 m). Attenzione qui perché è ripida e sdrucciolevole, messo lì quasi per non farla troppo facile. Si rientra per lo stesso percorso.

Ancora una volta il panorama a 360° è garantito sui monti Pelmo e Pelmetto, sul monte Civetta e sulla Val di Zoldo. Ma l’occhio può spaziare fin sulla Marmolada e il Sassolungo.

Dati di sintesi dell’escursione

Grado di difficoltà: facile
Esposizione: nessuna,
Dislivello: 400 m circa
Tempo di percorrenza a piedi: poco più di 1 ora circa
Tipologia: si ritorna per lo stesso sentiero dell’andata

Quota massima: 2169

Escursione al Lago Coldai: un’avventura tra Civetta e Pelmo

Per la nostra ultima escursione in questa breve vacanza in Val di Zoldo, abbiamo scelto il Lago Coldai e il rifugio Sonnino che nelle serate zoldane vedevano illuminato da Pecol.

La partenza è dal Camping Palafavera (1514 m) e ci si addentra sulle piste da sci. Infatti poco più a monte del Camping si trova l’arrivo della seggiovia che parte da Pecol.

Le indicazione per il Lago Coldai sono ben presenti e questa prima parte non è molto significativa perché si sviluppa su una mulattiera che d’inverno diventa una pista da sci fino Casera Malga Pioda (1816 m). Ciò che riempie l’anima qui in Val di Zoldo è sempre il panorama che in questa zona è sul Monte Civetta.

Da Malga Pioda si può dire che inizia l’escursione vera e propria, il sentiero si fa più ripido, più roccioso ma rimane sempre facile. Adesso è possibile ammirare ancora una volta Il Monte Pelmo ovvero El Caregón del Padreterno e, se le nubi lo permettono, anche la Marmolada e il Nuvolau all’orizzonte.

Il sentiero prosegue a zig-zig e si immette nell’ultima parte più ripida fra rocce e sassi che porta alla stazione della teleferica si servizio del Rifugio Sonino al Coldai.

Anche questo ultimo tratto non ha difficoltà. Al nostro ritorno era iniziata una leggera pioggia quindi le rocce si erano fatte scivolose. Questo è uno dei casi che ci fa ricordare come in montagna bisogna sempre avere calzature adeguate alle escursioni, anche se sembrano prive di difficoltà.

Dopo una breve sosta abbiamo preso il sentiero ghiaioso e sassoso alle spalle del rifugio che porta fino alla forcella (2.190 m) dalla quale si può ammirare il Lago Coldai (2143 m) dall’alto. Scesi al lago, abbastanza affollato, ci siamo riposati e siamo rimasti a osservare alcuni intrepidi che si sono lanciati nelle acqua del lago.

Il ritorno è per la stessa via.

Dati di sintesi dell’escursione

Grado di difficoltà: facile, ultimo tratto un po’ impegnativo
Esposizione:
nessuna, un po’ di attenzione sulle roccette (soprattuto se sono bagnate come al nostro ritorno)
Dislivello:
700 m circa
Lunghezza:
12 km
Tempo di percorrenza a piedi:
5 ore
Tipologia:
si ritorna per lo stesso sentiero dell’andata

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