La descrizione di Cal
Siamo all'ultima escursione della vacanza in Val di Fassa. Abbiamo scelto un percorso tranquillo per accomiatarci da questi luoghi dove abbiamo vissuto per due settimane. La nostra prima meta ci viene negata dalla chiusura dell'impianto che dovrebbe portarci in quota. L'abbiamo scelta per via dei resti di trincee che dovremmo incontrare. La Grande Guerra qui si respira ancora nei luoghi e nelle molte pubblicazioni ad essa dedicate. Ci dirottiamo così verso un secondo percorso dove dovrebbero esserci comunque dei resti della guerra. Anche in questo caso avere la guida escursionistica si dimostra provvidenziale. L'escursione dura appena tre ore, è un percorso nel bosco, sentieri senza difficoltà con un panorama eccezionale.
Ci avviamo così per la nostra nuova meta e dopo aver preso il caffè scherzo con Cal; sono le dieci del mattino e non abbiamo ancora cominciato l'escursione, di solito siamo in cammino da almeno un'ora. Decisamente la stiamo prendendo con calma! Imbocchiamo il sentiero a fianco del prato dove inesperti giocatori agitano all'aria mazze da golf riuscendo a var volare qualche ciuffo d'erba e subito ci troviamo a inerpicarci con una buona pendenza. Sembra proprio che il sentiero non sia d'accordo con la nostra voglia di calma, è vero corre nel bosco, ma sale in picchiata con strette curve. Guadagnamo con fatica Troi di Soldai dove ci sono i ruderi di una costruzione che doveva essere un punto di osservazione, con un colpo d'occhio si abbraccia tutta la Val di Fassa. Mi viene in mente il soldato Piras della Marmolada e lo penso qui, in questo spuntone dove la disperazione ti può far venire in mente di fare un salto giù.
Proseguiamo per il sentiero ma i segni bianchi e rossi non sono ben visibili, almeno per noi che scendiamo, cerchiamo di indovinare la via ma quando ci troviamo in mezzo a delle rocce capiamo che il sentiero non può passare per un costone così esposto e roccioso. Da lassù però riusciamo a individuare il segno, chiaramente disposto in modo visibile per chi sale, ma praticamente nascosto per coloro che scendono. Rinfrancanti scendiamo e seguiamo il sentiero pochi passi e ci troviamo che anche uesto gira intorno a uno spuntone sullo strapiombo per nulla semplice.
Francamente ci sorprendiamo che il sentiero segua questa via, penso che preferisco le ferrate, per quanto esposte sei almeno assicurato. Oppure siamo noi che oggi non abbiamo la testa giusta. Siamo partiti con l'idea di un'escursione semplice e ci troviamo a superare un passaggio che non ha nulla da invidiare alle scalette. Sento crescere un po' di paura, o meglio non è proprio paura semplicemente penso che non ho nessuna voglia di mettermi in una situazione di pericolo, ho voglia di tornare indietro, di non passare di là, ero così sollevata quando abbiamo ritrovato le tracce del sentiero che ora questo nuovo ostacolo mi appare insuperabile.
Guardò giù, no, non è questo il modo giusto di affrontare il passaggio, trovo in me uno scampolo di determinazione dimenticato da chissà chi e punto la faccia alla roccia, metto il sedere allo strapiombo e a terra tutto quello che mi serve per superare questo tratto: mani aggrappate ad ogni appiglio, dove serve giù anche le ginocchia e passi brevi senza mai incrociarli e solo dopo aver saggiato se dove metto i piedi non si sbricioli appena gli mollo il peso.
Anche oggi abbiamo avuto la nostra lezione, in montagna si va con le gambe ma soprattutto con la testa.
by Scri