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Il mattino è della montagna
Giro del Colàc - 30 agosto 2003

La descrizione di Cal

C'è un aspetto della montagna al quale ancora non ho fatto l'abitudine. Ogni cosa deve cominciare la mattina presto. Così la sveglia nei giorni delle nostre escursioni non è mai suonata dopo le sette anzi, in alcune occasioni, è suonata ben prima di quell'ora. Sono un animale notturno quindi strappata al calduccio del mio letto non riesco davvero a godere delle prime luci dell'alba, ho la vista ancora troppo appannata, il cervello troppo confuso per potermi rendere conto di quello che succede intorno a me. Mi rifaccio con l'imbrunire, quell'ora quando la luce del giorno piano sta scemando e con delicatezza sorge la luce dell'uomo, i lampioni delle strade, le luminarie dei negozi, e tutto prende in colore indefinito e incerto, regalandoti la sensazione che qualcosa serenamente si stia concludendo e altro - di cui ancora nulla si sa - sta per emergere alla vita.

Cal, al contrario, è più mattiniero, paziente mi mette sotto la doccia dove acquisto quel minimo di autonomia per essere indipendente. Però qui non si potrebbe fare altrimenti. Il mattino è della montagna, delle vette, del silenzio e - particolare non meno importante - della poca gente che c'è in giro, perché anche la solitudine ormai diserta questi luoghi. Siamo venuti a fine stagione per non essere travolti dalla ressa dei villeggianti d'agosto, ma a giudicare dalle persone che ci sono ancora in giro devono essere in molti ad aver avuto la stessa idea.

Scendendo dalla Croda Nera troviamo tracce fresche del passaggio delle mucche. Cal, piacentino, nel suo veneto fantasioso dove tutto deve finire per "on", mi dice di fare attenzione ai "scagasson". Io, che sono veneta doc, avrei detto semplicemente merda oppure "boasse" il segno chiaro e tangibile che di lì è passata una mucca. Ma a dire dalla frequenza delle boasse di qui è passata un'intera mandria.
Poiché il Ciamp de Mez è ampiamente concimato in modo naturale, trovo un masso che mi ripara un po' e lascio il mio contributo al verde lussureggiante di questo luogo.(*)
I prati senza dubbio sono stupendi, il panorama magnifico, le mucche badano ai loro interessi ignorandoci, così come il gruppo di cavalli (che poi sapremo essere selvatici) che pascolano su un prato abbarbicato al costone roccioso sopra di noi. Poco più in basso le marmotte si muovono lente per poi alzarsi rapide sulle zampe posteriori, annusare l'aria, lanciare il loro grido d'allarme e scomparire con un guizzo alla vista. E tutto questo, solo perché ci siamo svegliati presto.

by Scri

(*) Abbiamo poi proseguito per il Passo S. Nicolò, dove ho scoperto che lì, dove avevo lasciato qualcosa di mio, avevo lasciato anche la macchina fotografica. Cal non ci ha pensato un minuto e battendosi il petto ha detto: vado io! Non c'è stato modo di convincerlo, si è fatto così 20 minuti di strada in più per recuperare la macchina fotografica. Non vale qualche piccolo sforzo di sveglia all'alba un Cal così?