SCRICAL_logo

Reportage fotografico su New York       Home USA Indice/Index  

La rutilante New York
una volta nella vita, val pena di vederla


1. Introduzione
2. Grattacieli: in una città senza sosta
3. Musei: Moma, Guggenheim
4. La sede dell'Onu nel giorno di Bush e Ahmadinejad
5. Ground Zero: una ferita aperta
6. Gospel e Harlem
7. Intrepid: una portaerei in centro città 
8. Intorno alla quinta strada e un po' più in là.

Il nostro lavoro ti è stato utile per organizzare il tuo viaggio, o semplicemente ti è piaciuto?
Scrivici i tuoi commenti.




Introduzione
Arrivare a New York in auto è stata una bella esperienza. Sullo sfondo, alla nostra sinistra, lo skyline di Manhattan andava e veniva offrendoci continui scorci. Siamo arrivati da Newark, New Jersey, fiancheggiando Port Elizabeth. La consegna dell'auto era prevista al JFK, abbiamo quindi attraversato Staten Island superato la New York Bay sul ponte di Verrazano e costeggiato Brooklyn sulla Parkway fino all'aeroporto. Da lì, per arrivare in centro abbiamo utilizzato la metro, 7$ e un'ora di viaggio. Una metro senza dubbio più sporca, ma anche più vivace di quella di Washington. New York è la città che tutti conosciamo anche senza mai esserci stati. E' proprio così, come l'abbiamo vista mille volte nei film e telefilm. Tanto uguale a sé stessa che viene da pensare sia quasi inutile venirci di persona. Ma quello che la TV non può dare è lo spirito che anima questa città e dal quale è fin troppo facile farsi travolgere.

Torna su

Grattacieli: in una città senza sosta
Panorama su New York Panorama su New York Non basta alzare la testa per vedere la fine di un grattacielo, devi anche inclinare il busto all'indietro. Solo in questa posizione, alquanto instabile, ne puoi vedere la fine. Piccole città autonome (nell'Empire State Building lavorano 18.000 persone) impressionano per organizzazione e dimensioni. Tutto è "big" in America, e tutto è esagerato a New York. Come ve lo immaginate l'Empire State Building? E' esattamente così, come l'avete visto al cinema, uguale a sè stesso da settant'anni. Ma quello che si cerca in questa città che non dorme mai, sempre in movimento che si compone e scompone in continuazione, è forse anche questa immutabilità dei luoghi ai quali siamo assuefatti e che, una volta là come turisti, pretendiamo di vedere uguali a come li abbiamo conosciuti.
E' obbligatorio salire almeno su un grattacielo. Solo da lì si può avere una vista della città a 360 gradi. Oggi il grattacielo più alto è L'Empire. Qui avete due possibilità. Salire fino all'86° piano per 16$ oppure aggiungere altri 14$ ed arrivare anche al 102° piano dove siete a quasi 400 metri da terra. Se alll'86° la veduta è all'aperto, al 102° è al chiuso. Il colpo d'occhio sulla città è senza dubbio notevole.
Noi ci siamo goduti anche la vista della città by-night dal Top of the Rock, la terrazza che si trova alla sommità del Rockfeller Centre. Qui Berta (la nostra fedele digitale) ci ha abbandonati dopo una giornata di onorato servizio. Abbiamo poche foto in notturna, tra queste l'Empire illuminato.

Torna su

Musei: Moma, Guggenheim
Interno Guggenheim Interno Moma New York è la città dei musei. Ma per vederli tutti vi dovreste affittare un appartamento e restare lì almeno un mese, forse più. Come già a Washington, abbiamo concentrato la nostra visita sui due musei che più caratterizzano, a nostro parere, la città: il Guggenheim e il Moma. L'entrata al Guggenheim è costata 18$, al Moma ne abbiamo pagati 20$. I due musei attuano una politica completamente diversa per le foto. Al Guggenheim si può fotografare solo l'ingresso ma non le opere esposte. Al Moma, invece, si è liberi di fotografare quanto si vuole a patto che non si utilizzi il flash. De Chirico, Warhol, Hopper, Boccioni, Picasso, Kandinski sono solo alcuni dei nomi più noti presenti nei due musei.  In certi casi devo dare ragione a Cal quando dice che la sua foto dell'uscita di sicurezza non ha nulla da invidiare ad alcune "opere" presenti al Moma. Un filo tirato in mezzo a una parete può certo simboleggiare la divisione della metafisica spaziale, ma a noi, che non siamo esperti e neppure raffinati cultori, sinceramente è apparso niente più che un filo.

Torna su

La sede dell'Onu nel giorno di Bush e AhmadinejaDelegato all'Onu
Nei giorni in cui eravamo a New York si è svolta la sessione delle Nazioni Unite con, tra gli altri, Bush e il presidente iraniano Ahmadineja. Non sappiamo quante di queste sessioni vengano fatte all'anno, abbiamo però toccato con mano cosa succede al traffico cittadino. Anche l'autobus che abbiamo preso è stato deviato da un agente, saltando così alcune fermate. Inoltre, alla prima fermata che è riuscito a fare, è stato controllato dagli artificieri delle squadre anti-terrorismo. Alle uscite degli alberghi che ospitavano i capi di stato, erano stati montati dei gazebo chiusi, per permettere ai delegati di salire nelle auto dai vetri oscurati al riparoBlocchi della polizia da occhi indiscreti. La quantità di polizia e mezzi dispiegati era impressionante. Due le notazioni su questa non prevista esperienza. La prima: nell'oretta in cui siamo stati dietro le transenne a guardarci intorno abbiamo in pratica visto il mondo sfilarci davanti, infatti, i delegati di minor richiamo camminavano tranquillamente per strada nei loro abiti tradizionali in mezzo a noi. La seconda: perché queste riunioni non vengono fatte in teleconferenza? Ognuno se ne sta a casa sua, ci sono meno problemi di sicurezza ma soprattutto se spende molto meno. E tutto quanto viene risparmiato può essere utilizzato per attività e progetti per le persone anziché per mantenere il sistema.

Torna su

Ground Zero: una ferita aperta
La croce con le traversine del WTC Siamo arrivati a Ground Zero pochi giorni dopo il ricordo del quinto anniversario della caduta delle Torri Gemelle. E' forse l'unico posto in cui abbiamo trovato più americani che stranieri. Impressiona l'enorme buco vuoto che oggi è un cantiere in febbrile attività. Sono tre i luoghi della memoria. Il centro Tribute WTC 9/11, l'ingresso della stazione metro WTC e la St. Paul's Chapel, sulle cui inferriate venivano appese le foto dei dispersi. Il Tribute WTC 9/11, dà l'impressione di essere l'attuazione pratica dell'idea che, attraverso la sofferenza vissuta pubblicamente, si cementi l'unione di questo popolo. Si tratta di una specie di museo in cui si possono vedere i filmati ripresi in quelle prime ore, le foto dei feriti, della gente che scappa, un pezzo di uno dei due aerei, effetti personali insanguinati e così via. La perfetta organizzazione americana ha previsto anche la commozione dei visitatori e sulle panchine sono disponibili i kleenex per asciugarsi le lacrime. Di primo acchito abbiamo avuto un effetto di macabro. Ripensandoci a posteriori questa sensazione è forse solo figlia della vicinanza dell'evento. In fondo, i musei sulla shoa o sulle guerre mondiali non sono molto diversi da questo; si tratta in ogni caso di esibizioni di effetti personali che ricostruiscono il quotidiano di chi è stato travolto da quelle tragedie. Ma in quei casi la lontananza degli eventi - o il fatto di non averli vissuti direttamente - rende l'approccio a quegli oggetti meno voyeristico. Come se, alla fine, la storia prevalesse sul privato.
Nel caso del World Trade Centre, invece, abbiamo ancora ben vive negli occhi e nella mente le immagini del crollo delle torri gemelle, visto in diretta così come si conviene alla nostra società tecnologicizzata. L'attacco dell'11 settembre non è ancora storia, è attualità drammatica con la sua scia di sangue che ancora oggi non si è arrestata. Foto di moira smithEcco che allora il badge insanguinato e sporco non racconta una storia, ma vuole colpire l'emozione, il voyerismo appunto. Ammettiamolo, non siamo americani, non abbiamo questo strenuo senso della comunità che si stringe per essere più forte e invincibile. Per questo, forse, ci è difficile comprendere il senso di questo luogo.
Nella sua semplicità, l'ultima foto del poliziotto Moira Smith che aiuta un broker ferito, prima di rientrare nel WTC e rimanere uccisa nel crollo delle torri, è molto più forte del WTC tribute. Ha la stessa forza terribile dei nomi degli ebrei ripetuti all'infinito nel museo accanto al cimitero ebraico di Praga. Una forza che riporta l'attenzione sulle persone, sulle loro vite spezzate, sui loro sogni incompiuti, sulla inutilità delle loro morti, sulla preziosa occasione di vita andata perduta.

Torna su

Gospel e Harlem
Messa Gospel La messa Gospel è uno dei passaggi tradizionali della visita di New York. Nel nostro caso era compresa nelle prenotazioni fatte dall'Italia. Abbiamo apprezzato la nostra guida, Ivan, un russo sessantenne trapiantato da anni negli USA, anche lui con un bel mix di italiano e spagnolo come la nostra guida di Washington. La messa Gospel alla quale abbiamo assistito era un po' troppo elettronica, tanto che l'amplificazione degli strumenti copriva le voci del coro. Nel suo complesso, comunque, lascia abbastanza stupefatti.Jumel Mansion L'impressione è di una esibizione (con tanto di svenimento) in bilico fra la spiritualità e lo show. Oltre alla Harlem del teatro Apollo, del Cotton Club, delle palazzine anonime, della gente per strada, c'è l'Harlem che conserva un pezzetto di storia come il Morris Jumel Mansion. Bianca abitazione (ora museo) del 1765, dove Washington aveva lo studio e il sig. Morris si intratteneva con Eliza la prostituta più bella degli Stati Uniti.

Torna su

Intrepid: una portaerei in centro città
Intrepid Non capita tutti i giorni di vedere, dall'alto dell'Empire, la forma allungata del Concorde sbucare tra i grattacieli come fosse appena atterrato sulla portaerei Intrepid. L'Intrepid Sea-Air-Space Museum non sarà più visitabile per due anni circa. Nell'ottobre di quest'anno (2006) la vecchia portaerei ha mollato gli ormeggi per raggiungere la sede dove verrà sottoposta a un lungo lavoro di restauro dopo 35 anni di onesto servizio come museo sulla storia della marina militare statunitense. Oltre al Concorde abbiamo visitato l'interno di un sommergibile, gli interni della stessa portaerei e gli aerei sul ponte di volo. Anche in questo caso un piccolo giro del mondo con veivoli di differenti nazioni, dagli israeliani a una freccia tricolore.

Torna su

Intorno alla quinta strada e un po' più in là
La quinta strada Questo è il luogo dove più forte è la sensazione di una città in continuo cambiamento. Non solo per le luccicanti pubblicità di Times Square, con pannelli pubblicitari di dimensioni da piscina olimpionica. Ma anche per le installazioni che un giorno ci sono e il giorno dopo sono dissolte nel nulla. In un angolo di strada abbiamo, ad esempio, visto allestire un spiaggia caraibica per il lancio di un profumo. Nei giorni in cui eravamo a New York è stato installato lo SkyMirror2006, un enorme specchio concavo (23 tonnellate di acciaio inox, opera di Anish Kapoor) all'inizio della piazza antistante il Rockfeller Center in cui si riflette il grattacielo. Anche lo Sky Mirror non è permanente. Anzi al tempo in cui leggete queste note è già passato, è già quasi storia, poichè è stato rimosso nell'ottobre del 2006.
... e un po' più in là: ad esempio Little Italy, oramai ridotta a un'unica strada e sempre più stritolata da China Town, dove siamo capitati in piena festa di San Gennaro. Ma c'è molto altro ancora,i marciapiedi invasi dalla gente, gli scoiattoli di Central Park, per attirare le loro attenzione fate come se doveste chiamare un gatto. Ma ci vorrebbero giorni per raccontarlo, come ci sono voluti giorni per selezionare le foto a cui vi rimandiamo. Buona visione.

Torna su

 

by ScriCal