Islanda – La giornata della natura selvaggia, Djúpavík

Fiordi occidentali e Islanda occidentale

05.08.15 – La giornata della natura selvaggia – da Hvammstangi a Hólmavík – 150 km 
DSC_0044_strada-verso holmavik-hrutafjordur-legname recuperatoSe ieri la natura intorno a noi ci sembra selvaggia, oggi è indubbiamente aspra e non sembra concedere sconti. Il vento batte sull’auto, nuvoloni neri e bianchi si inseguono nel cielo non lasciando presagire nulla di buono. Percorriamo una trentina di chilometri verso sud e svoltiamo sulla strada 68 verso Hólmavík che ci riporta a nord. In pratica giriamo intorno alla parte finale del fiordo Hrútafjörður  per risalirne il versante a ovest. Ancora una volta ci troviamo a guidare sui cigli scoscesi delle scogliere senza la benché minima protezione.

Prima tappa: Hólmavík (pop. 420) 

wDSC_0010_holmavikArriviamo poco prima di mezzogiorno. Fatichiamo a trovare la nostra sistemazione dall’altisonante nome di ‘Hotel’ ma che alla fine è molto simile alle guesthouse viste finora. Se già non bastasse essere fuori dal mondo, la strada difronte all’Hotel è dissestata per dei lavori in corso. All’auto, conciata com’è, ormai non fa differenza quel po’ di polvere e fango in più. La nostra meta in realtà è 70 chilometri più a nord, ovvero Djúpavík, ma il meteo peggiora sempre di più e il vento rinforza. Sebbene la strada 643 che dobbiamo sia ancora più dissestata non è classificata come una strada F dedicata ai veicoli 4X4, quindi, almeno sulla carta, è transitabile anche dalla nostra auto. Ci fermiamo al centro informazioni, che funge anche da Museo della stregoneria e da secondo ristorante del paese, per chiedere informazioni sulle condizioni della strada. Non sappiamo se siamo più sorpresi noi dalla tranquillità dell’addetto o lui dal fatto che consideriamo questa  giornata ‘una brutta giornata’ dal punto di vista del meteo. Gli chiediamo se lui oggi ci andrebbe e senza esitazione risponde di sì.

Seconda tappa: Djúpavík (pop. 0)
DSC_0053_strada holmavik-verso djùpavik-drangsnes
Decidiamo di partire e di fare una tappa a Drangsnes (pop. 80) trenta chilometri più a nord e vedere come si mette. Abbiamo letto che c’è un’agenzia che organizza escursioni e caso mai potremmo scegliere di andare con loro. Quando arriviamo andaimo all’agenzia, che fa anche da guesthouse, che fa anche da caffetteria etc. Anche loro sembrano sorpresi della nostra richiesta sulle condizioni meteo. A questo punto decidiamo di andare e percorrere i 65 chilometri che da qui ci separano da Djúpavík. Se provate il tragitto con Google Maps e storcete il naso perché vi dice che per quei 60 km ci vogliono 2 ore, bé, non è affatto un errore.
Percorriamo la 645 che poi diventa 643, la strada all’inizio è di uno sterrato ben battuto e uniforme. DSC_0092_strada holmavik-verso djùpavik-gravelSiamo sulla costa dello Strandir. Visto da qui l’affollamento di turisti nella costa sud dell’Islanda è solo uno sbiadito ricordo. Qui ci siamo noi e solo noi. Incrociamo è vero un paio di macchine che vengono dalla direzione opposta, incrociamo è vero una ragazza squinternata, con una macchina di almeno vent’anni che armeggia nel motore. Ci fermiamo per chiedere se ha bisogno di aiuto, ci risponde con un largo sorriso che non le serve nulla, si è solo fermata per mettere acqua nel radiatore per evitare guai e precisa che poco più sotto c’è una cascatella con un’acqua ottima. Ma è tutto qui.
La strada, intanto, oltre a correre sul ciglio della scogliera, peggiora man mano che procediamo e diventa anche più stretta riducendosi a una singola corsia. La stiamo percorrendo sotto la pioggia e, giusto per non farci mancare nulla, per un breve tratto siamo anche immersi nella nebbia. E’ la prima vera giornata di brutto tempo che qui sembra l’unico tempo appropriato. E quale posto migliore di questo per avere in sottofondo i Sigur Rós? Li abbiamo ascoltati tanto in questo viaggio, ma qui la loro musica trova la sua vera dimensione in questo scenario particolare.
Il silos all'interno del quale si svolgono i concertiDopo due ore davanti a noi si profila il relitto di una nave. Segno che siamo arrivati. Da vedere qui, c’è la vecchia fabbrica delle aringhe ma né la guida né le informazioni in rete ci hanno avvisato che la visita parte alle 10 e alle 14 la manchiamo di una ventina di minuti. Così ci aggiriamo per le rovine che sono visibili senza guida, ascoltiamo l’eco del silos in cui si tengono concerti e dove anche i Sigur Rós hanno suonato.

Dopo esserci scaldati con un caffé e una fetta di torta riprendiamo la strada verso Hólmavík, ora che sappiamo cosa ci attende siamo più rilassati e abbiamo il tempo di fare foto e girare alcuni video.

Le foto dei Fiordi occidentali e dell’Islanda occidentale

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Westfjords and Western Iceland
08.05.15 – Into the wild – from Hvammstangi to Hólmavík – 150 km
If yesterday the nature around us seemed wild, today is undoubtedly harsh. The wind beats on the car, black clouds in the sky.  We drive on road 68 to Hólmavík, once again on the edges of steep cliffs without protection.

First stop: Hólmavík (pop. 420)
We arrive just before noon. After checking in we look for information about our real destination, Djúpavík, 70 kilometers further north on gravel road 643. At the Information center we ask about road and weather condition,  the man look surprised, in his opinion this is just a normal day.

Second stop: Djúpavík (pop. 0)
Even if the weather is getting worst we decide to drive to Djúpavík . We follow road 645 and the 643. We are on the coast of Strandir and the crowded of tourist South Iceland is only a faded memory. Here we drive in completely lonyless, The road is getting worst, for a short distance it disappears in the fog, it becomes almost a single lane road as usual on the unprotected edge of the cliffs and the rain doesn’t stop for a single second. With the sound of Sigur Rós in the background we keep on driving, hoping to arrive as soon as possible. It takes us two hours before we arrive in Djúpavík where the only thing to see is the old herring factory and we miss the guided tour for few minutes. We walk through the ruins which are visible without a guide and we hear the echo of the silos in which, among others, also Sigur Rós played.
After we warmed up with a coffee and a slice of cake before taking the road back to Hólmavík.