Islanda: Il giorno delle placide foche della penisola di Vatnsnes – The seals’ day

04.08.15 – Il giorno delle placide foche – da Siglufjörður a Hvammstangi – 200km 

Partiamo da Siglufjörður di buon mattino e appena fuori dal paese passiamo un altro tunnel a singola corsia lo
Stákagöng, ma questo è lungo solo 800 ma e a quest’ora le probabilità di incrociare un’auto nel tunnel sono pressoché DSC_0011_strada-verso hvammstanginulle. Appena fuori siamo immersi nella nebbia, per fortuna dura poco, un vento sempre più forte che spinge sull’auto spazza via le nubi e in  pochi minuti e il cielo si apre.

La strada 76 è un continuo rientrare e correre lungo la scogliera ed è subito chiaro che da questa parte dell’Islanda il concetto di guardrail è considerato un optional. Il ciglio sfiora il precipizio di una decina di metri, più che sufficienti per non rendere piacevole un’uscita di strada da queste parti. Un tratto di strada è anche sterrato e nel continuo saliscendi troviamo pendenze del 14%, sulle nostre strade una pendenza del 10% è già considerata molto “accentuata”.

In ogni caso siamo soli, guidiamo tranquilli (un po’ meno quando i dirupi sono lì sotto di noi) e ci godiamo il panorama sempre più aspro che ci circonda. Abbiamo la sensazione di inoltrarci nella parte più rude e selvaggia di DSC_0027_strada-verso hvammstangi-skagafjordur-isola di Drangeyquesto paese.

I prati di un verde inteso e dal movimento sinuoso del sud sono parte del nostro passato. Non che qui non ci sia del verde, ma tutto sembra più grezzo, quasi primordiale. In mezzo al fiordo Skagafjörður,  che stiamo costeggiando, appare un’isola tozza e scoscesa che sembra un sasso gettato lì, in mezzo al nulla. E’ l’isola di Drangey, resti di un vecchio vulcano di 700.000 anni fa e di cui si trova traccia nella saga di Grettis riferita a un fuorilegge che vi si stabilì finché nel 1031 non fu assassinato.

Un po’ più in là una roccia appuntita. Una leggenda vuole che, ovviamente, due troll, un uomo e una donna stessero attraversando il fiordo con la loro mucca quando furono sorpresi e pietrificati dai raggi del sole del mattino. L’isola di Drangey sarebbe la mucca, la roccia appuntita Kerling la donna, mentre una seconda roccia ora scomparsa avrebbe rappresentato Karl, l’uomo.

Prima tappa: Glaumbær

DSC_0038_verso hvammstangi-glaumbaer-fattoriaDopo aver percorso un centinaio di chilometri svoltiamo sulla strada 75 in direzione della fattoria di torba di Glaumbær. La fattoria, abitata fino agli anni 30 è diventata un Museo di Cultura popolare nel 1952 ed è un’ottima e interessante occasione per capire un po’ come si viveva in queste fattorie. (ingresso 1200 isk a persona circa 8€)
Composta da più edifici costruiti in epoche differenti, a partire dal XI secolo, poteva ospitare fino a 25 persone.

E’ grazie a un filantropo inglese che negli anni trenta se ne innamorò finanziandone la conservazione che ancora oggi possiamo ammirarla.
Per la loro costruzione oltre alla torba fu usato il legno che l’oceano faceva arenare sulle spiagge dato che qui il legname è di certo una rarità.

La fattoria è organizzata in stanze dedicate alle attività quotidiane che si affacciano su un lungo corridoio di 20 m che DSC_0072_verso hvammstangi-glaumbaer-fattoriacaratterizza questa costruzione. E’ composta dalla cucina, che risale al 1760, dalla Masseria Lunga, ovvero la dispensa, e la Masseria corta dove si lavorava il latte.

Per finire, la stanza più grande, il soggiorno, che fungeva da sala, sala da pranzo e dormitorio e dove gli abitanti si riunivano dopo la giornata di lavoro. Nonostante non fosse riscaldata la torba riusciva a mantenere all’interno una temperatura accettabile (almeno dalla gente di quel tempo) anche in inverno.

Seconda tappa: le foche in Islanda della Penisola di Vatnsnes –Hvammstangi (pop. 580) 

Da Glaumbær ritorniamo sulla Hringvegur verso Hvammstangi dove arriviamo dopo circa un’ora di strada. E’ ormai l’una e dopo aver appreso nell’ufficio informazioni che le foche sono visibili con la bassa marea che sarà intorno alle sei di sera, ne approfittiamo per mangiare qualcosa.

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Il troll sulla nostra strada verso le foche

Se avete intenzione di comprare i tipici maglioni islandesi, all’inizio del paese c’è uan fabbrica con annesso lo spaccio. Un maglione si aggira intorno ai 15.000 isk (circa 100€) il prezzo più basso che abbiamo trovato, in altri posti possono costare 20.000 o anche 25.000 isk.
Dopo pranzo imbocchiamo la strada sterrata 711 che segue tutto il perimetro della penisola di Vatnsnes. Ci sono tre luoghi per vedere le foche sulla penisola Svalbarð, Illugastaðir (che oggi è chiusa) e Hvítserkur dove ci dirigiamo.

Intanto sono arrivate anche le nubi, il vento si è intensificato facendo scendere  la temperatura. Hvítserkur ovvero ‘Camicia da notte bianca’ è un faraglione di origine basaltica ‘imbiancato’ dal guano degli uccelli che vi nidificano numerosi.

Arriviamo con la bassa e quindi possiamo camminare fino alla sua base. Alto 15 m ha una forma che ricorda un animale che si abbevera.

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Le foche riposano tranquille

La leggenda vuole che sia un troll pietrificato poiché una sera, esasperato dal suono delle campane del convento di Þingeyrarklaustur, decise di andarle a distruggere. Purtroppo calcolò male le distanze e fu sorpreso dall’alba e, così come accade ai troll, i raggi del sole lo pietrificarono.

Camminando lungo la spiaggia verso sud arriviamo a un punto (corrispondente all’altezza dell’ostello Ósar se si arriva dalla strada) in cui la bassa marea ha creato un isolotto difronte alla spiaggia.

E’ lì che un nutrito gruppo di foche se ne sta placidamente a riposo. Appena un gruppetto di persone si allontanano lasciandoci soli, alcune cominciano ad avvicinarsi nel tratto di mare che separa la spiaggia dal loro isolotto.
Emergono con la testa dall’acqua ed è difficile dire chi, fra noi e loro, guarda con l’espressione più curiosa l’altra specie.

Foto dell’Islanda settentrionale e gli altopiani interni

 Canale youtube di ScriCal / ScriCal Youtube Channel

08.04.15 – The day of the placid seals  from Siglufjörður  to Hvammstangi – 200 km

We leave Siglufjörður early in the morning. We drive quiet and in loneliness enjoying the view increasingly harsh around us. We feel we are approaching the most rude and wild part of Iceland. The landscape here seems more raw, almost primeval.

First stop: Glaumbær

After hundred kilometers we turn on the road 75 in the direction of the turf farm Glaumbær. The form of the farmhouse as it is today is similar to that of many large farmhouses in Skagafjördur in the 18th and 19th-centuries. Between 1879 and 1939, the farmhouse at Glaumbær remained unchanged. The farmhouse is built of turf, stones, and timber. The walls are built of stones and of pieces of turf layed up in a herringbone pattern, with long turf strips between the layers. The farmhouse consists of a total of 13 buildings (houses), each of which had its own function. The main unit is the badstofa, a communal eating/sleeping room, where people sat to do their handiwork. Food was stored and prepared in the pantry and kitchen.

Second stage: Hvammstangi (pop. 580) – The Vatnsnes peninsula

From Glaumbær we are back on the Ring Rd towards Hvammstangi where we arrived after about one hour’s drive. After lunch we take the gravel road 711 that follows the perimeter of the Vatnsnes peninsula. There are three places to see the seals on the peninsula Svalbarð, Illugastaðir (closed today) andHvítserkur, where we go. Hvítserkur is a 15 m high basalt stack. The rock has two holes at the base, which give it the appearance of a dragon that is drinking. Because of the low tide we can walk to the rock that, as usual, for the legend it’s a petrified troll. Walking along the beach to the south we arrive at a point (corresponding to the Osar hostel if you arrive by road) where low tide created a small island in front of the beach. That’s where a large group of seals is sitting quietly at rest. As a group of people move away and leave us alone, some of them swim close to the beach where we are. A couple of seals look at us with the same curiosity we are looking at them.