Il giorno della lenta morte dei ghiacciai – Glaciers’ day

28.07.15 – Il giorno della lenta morte dei ghiacciai – da Kirkjubæjarklaustur a Höfn – 215km

Prima tappa: Vik – Skaftafell (Parco nazionale del Vatnajökull)
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Stamattina guidiamo sulla luna. Anche oggi c’è il sole con qualche nuvola qua e là in cielo di un azzurro limpido. Abbiamo attraversato distese di campi verdi, poi siamo entrati in una zona lavica ricoperta da gibbosità di muschio ed ora siamo nel bel mezzo dello Skeiðararsandur una landa desolata e nera.
Con un’estensione di 1000 km2 è l’area più vasta di sabbia glaciale dell’Islanda, chiamata anche sandur. Fino ai primi anni settanta non si riteneva sicuro costruire strade in questa zona e per questo motivo è stata a lungo separata dal resto dell’isola. Ma anche ora che ci sono strade e ponti si tratta di un’area comunque a rischio. Nel 1996 l’ultima inondazione causata da un’eruzione si è portata via strada e parte del ponte. Ma qui lo sanno che l’evento può ripetersi da un momento all’altro e i ponti li costruiscono a blocchi, così se ne cade un pezzo il resto rimane in piedi e la ricostruzione è più semplice.
Arriviamo al centro informazioni dello Skaftafell, punto di accesso al parco nazionale, ed è chiaro che un pullman ci ha preceduti visto il gruppo di turisti che si sta dirigendo lungo il breve sentiero che porta allo Skaftafelljökull propaggine del Vatnajökull. Quest’ultimo è, per volume, la calotta glaciale più ampia d’Europa e la quarta nel mondo,ha uno spessore medio di 400 metri e contiene circa 3.300 chilometri cubi di ghiaccio.
Lasciamo loro un po’ di vantaggio in modo da distanziali, ma lo Skaftafell non è luogo per una passeggiata solitaria, dato che è il parco più frequentato anche dagli islandesi, e subito altri gruppetti si accodano dietro di noi. La bella sorpresa è che quando DSC_0057_skaftafell-skaftafelljokullarriviamo alla fine del sentiero il gruppo e la maggior parte delle persone tornano indietro mentre noi proseguiamo sulla spiaggetta di sabbia nera antistante il ghiacciaio fino ad arrivare a pochi metri dal fronte, separati solo dal laghetto antistante.
E’ il nostro secondo ghiacciaio che possiamo raggiungere a piedi con una breve camminata dopo l’Exit Glacier di Seward in Alaska ma c’è sempre qualcosa di magico e inquietante nell’osservare così da vicino questi giganti dalle mille fratture come ferite raccolte nel loro lungo percorso fino a qui. E c’è sempre qualcosa di inafferrabile nel pensare che il ghiaccio che si presenta qui, davanti a noi, pronto a gettarsi nel lago con un’ultima frattura che lo fare diventare iceberg per lentamente morire trasformandosi in acqua, sia composta da quel fiocco di neve caduto migliaia di anni fa sulla sommità del ghiacciaio.

Seconda tappa: Skaftafell – Hofskirkja – Fjallsárlón
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Quando partiamo dallo Skaftafell la presenza del ghiacciaio Vatnajökull si fa costante e imponente e lo sarà ancora per più di cento chilometri dato che la Hringvegur, ne costeggia le pendici nella sua corsa verso est. Una ventina di chilometri dopo Skaftafell ci fermiamo alla Hofskirkja di Hof, una delle sei chiese che ancora rimangono in Islanda costruite con la vecchia architettura di questa terra. Dedicata a San Clemente è stata costruita nel 1884, ed è stata l’ultima realizzata con roccia e torba. E’ a dir poco un gioiellino. Il tetto basso ricoperto di erba e il boschetto che la circonda in qualche modo la nascondono al visitatore distratto. (Foto 86) La chiesa fu costruita da Páll Pálson mentre il particolare chiavistello e le cerniere della porta furono realizzate da un noto maniscalco della zona Þorsteinn Gissurarson. La chiesa è ora sotto la tutela del Museo Nazionale ma è ancora in attività.
Sulla strada ci fermiamo anche a Fjallsárlón pochi chilometri prima dellam più nota Jökulsárlón. E’ un lago glaciale formatosi all’estremità meridionale del ghiacciaio Vatnajökull. La lingua glaciale del Fjallsjökul, che parte da questo ghiacciaio, arriva fino al lago su cui incombe anche il vulcano Öræfajökull. Qui gli iceberg non sono così imponenti come quelli del vicino Jökulsárlón dove siamo diretti, ma costituisce comunque una sosta piacevole e poco affollata.

Terza tappa: Fjallsárlón – Jökulsárlón
Dopo aver attraversato il ponte, all’una arriviamo a Jökulsárlón la laguna glaciale formata dal Vatnajökull e improvvisamente ci troviamo catapultati nel turismo di massa. Pullman scintillanti lasciano presagire la moltitudine di persone che troviamo subito dopo aver parcheggiato. Sono tutti in coda, per mangiare, per andare in bagno, per prenotare un giro nella laguna con le imbarcazioni anfibie. Per un attimo pensiamo di desistere e andarcene, ma poi pensiamo che nello zodiac, il gommone con il quale ci piace fare le nostre escursioni marine, ci sono al massimo una decina di posti e allora ci mettiamo anche noi in fila davanti al gabbiotto che fa da ticket office. Quando arriva il nostro turno scopriamo che il primo gommone disponibile è alle DSC_0136_verso hoefn-laguna jokulsarlon-sternequattro e mezza, più di tre ore di attesa! Facciamo buon viso a cattiva sorte e prenotiamo (7500 isk a testa, 101€ per due persone) il nostro giro in Zodiac. Occupiamo il tempo dell’attesa riuscendo a infilarci in momento di calma al café per una zuppa di pesce. Per il bagno usiamo una strategia diversa. Visto che quello delle donne ha una coda perenne Cal mi intrufola in quello dei maschi che invece gode di meno affollamento. Dopo esserci ristorati ce ne andiamo sulla spiaggetta antistante la laguna ad osservare il moto lento degli iceberg verso il mare. C’è una moltitudine di sterne artiche, con cui abbiamo già fatto la conoscenza alle Svalbard, dal gracidare infernale che si tuffano in continuazione per procurare il cibo ai loro piccoli che devono crescere in fretta in questa breve estate islandese. Alcuni pulcini stazionano sui blocchi di ghiaccio e i genitori fanno la spola per imboccare quei becchi voraci (foto 36 e 42 video 6). DSC_0160_verso hoefn-laguna jokulsarlon-tuteDistratti dalle sterne il tempo passo e alle quattro e siamo pronti per il nostro giro in Zodiac.
Vestiti di tutto punto con le tute galleggianti e simili più a salsicciotti gialli e blu che a esseri umani, con altre cinque persone ci dirigiamo verso il nostro gommone.
Si capisce subito che nella laguna non si può andare a tutta manetta come in oceano aperto e quindi la navigazione è più tranquilla. Lo Zodiac consente di avvicinarsi a questo enormi blocchi di ghiaccio molto più che con i mezzi anfibi.
Il Jökulsárlón è il più grande e più conosciuto lago di origine glaciale dell’Islanda, è apparso per la prima volta tra il 1934 e il 1935 e dal 1975 la sua superficie è cresciuta dagli iniziali 7,9 km² agli attuali 18 km² per lo scioglimento accelerato dei ghiacciai islandesi. Con una profondità massima di 260 m, è il lago più profondo d’Islanda.
E’ una splendida giornata di sole e la luce s’insinua negli anfratti dei blocchi di ghiaccio dipingendoli con sfumature di azzurro più cupo fino al turchino. Non mancano ovviamente le striature nere che ci ricordano come questa sia una terra vulcanica e come sotto il Vatnajökull ci siano diversi vulcani attivi.
DSC_0169_verso hoefn-laguna jokulsarlon-zodiacLa bella giornata induce il nostro timoniere a spingersi fino al fronte del ghiacciaio che crea la laguna e qui abbiamo una sorpresa. A pochi minuti dal nostro arrivo un enorme blocco di ghiaccio si stacca rovinando nel lago. E’ la seconda volta che ne vediamo uno dopo il ghiacciaio Surprise in Alaska ed è sempre un’emozione. Restiamo lì ancora un po’ ad ascoltare il crepitio del ghiaccio sempre in lento movimento, qualche altro blocco si stacca ma è in una caletta interna fuori dalla nostra vista. Restando così, a motori spenti, davanti il ghiacciaio oppure davanti agli iceberg, con questo manipolo di umani come noi, abbiamo ben presto dimenticato la folla di prima e ci siamo immersi completamente in questo incredibile spettacolo della natura.

Quarta tappa: Jökulsárlón – Höfn (pop. 1640)
Arriviamo a Höfn verso sera dopo aver preso la stanza nella guesthouse che si trova sei chilometri prima della cittadina. Il suo nome significa “porto” ed è lì che ci dirigiamo per una breve passeggiata prima di concederci il nostro meritato piatto di scampi per cui questo posto è famoso.

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Foto dell’Islanda sud occidentale e orientale

South western and eastern Iceland
28.07.15 – The day of the slow death of glaciers – from Kirkjubaejarklaustur Höfn – 215km

First stop: Vik – Skaftafell (National Park Vatnajökull)
This morning we are driving on the moon. We are in the middle of Skeiðarársandur  the largest sandur in the world with an extension of 1,000 km2.
We arrive at the information center of Skaftafell, the gateway to the national park. A short path leads us to Skaftafelljökull glacier part of Vatnajökull. The latter is, by volume, the largest ice cap in Europe and fourth in the world, has an average thickness of 400 meters and contains about 3,300 cubic kilometres of ice.
This is our second glacier reached on foot with a short walk after the Exit Glacier di Seward in Alaska.

Second stop: Skaftafell – Hofskirkja – Fjallsárlón
We stop at Hofskirkja in Hof. The core of the current church was built in 1884, and was the last turf church built in the old Icelandic architectural style. Its walls are assembled of rocks and its roof made of stone slabs, covered in turf.
Few kilometres before Jökulsárlón we stop at the less famous Fjallsárlón, a small glacial lake formed at the southern end of the glacier Vatnajökull. Its icebergs are less impressive as those of near Jökulsárlón but the lake is very quiet.

Third stop: Fjallsarlon – Jökulsárlón
Zodiac tour among the icebergs (7500 isk each). We book at noon for the 4:30pm ride, Jökulsárlón is really crowded. We spend our time looking at the Arctic terns (we already met them on Svalbard) which are providing food for their chick and on time at 4:15pm we are ready in our floating suits to go on board the zodiac. The Jökulsárlón ice lagoon is the largest and best known glacial lake in Iceland. The icebergs that calve from the glacier edge move towards the river mouth and get entrenched at the bottom. The movement of the icebergs fluctuates with the tide currents, as well as being affected by wind. However, they start floating as icebergs when their size is small enough to drift to the sea. These icebergs are seen in two shades: milky white and bright blue, which depends on the air trapped within the ice and is an interplay of light and ice crystals.

Fourth stop: Jökulsárlón – Höfn (pop. 1640)
Höfn means “harbour” and that’s where we go for a short walk before our dinner with the famous local shrimps.