Islanda: il giorno di Reynisfjara la spiaggia nera – Black sand beach

27.07.15 – Il giorno dell’oceano e delle spiagge nere- da Skógafoss a Kirkjubæjarklaustur 160 km

Prima tappa: Skógafoss – Arcanum – ghiacciaio Mýrdalsjökull
Ieri abbiamo prenotato un’escursione in Superjeep di circa un’ora sul ghiacciaio Mýrdalsjökull (29.980 isk/ 202.62€ per due persone).  Una super jeep è una normale fuoristrada modificato per affrontare le Highlands ovvero gli altipiani interni dell’Islanda; pneumatici da 95 a 120 cm di altezza, sistema di navigazione GPS, radio VHF, spesso un serbatoio di riserva, un compressore per rigonfiare i pneumatici dopo che sono stati sgonfiati per aderire meglio alla neve, sono le modifiche visibili, ma vengono fatte anche modifiche meccaniche e strutturali.

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Ghiaccio / Glacier Mýrdalsjökull

L’agenzia Arcanum offre anche delle camminate sul ghiacciaio, ma non siamo interessati a fare cose già fatte e neppure alle motoslitte che abbiamo evitato accuratamente anche in Lapponia. Ci limitiamo quindi all’escursione in superjeep solo perché abbiamo voglia di allontanarci per un po’ dalla strada asfaltata.

La salita sul ghiacciaio ci permette di osservare le tracce di cenere e lava dell’eruzione del vicino Eyafjallajökull nel 2010. Sotto il ghiacciaio, e dunque sotto i nostri piedi, si trova il vulcano Katla che si distingue per dimensioni e intensità delle eruzioni. L’ultima è avvenuta nel 1918 e attualmente il vulcano, con una caldera di circa dieci chilometri, è un osservato speciale perché con un ciclo di eruzioni di  13-80 anni è attualmente in ritardo, il che lo rende  un candidato ideale per una prossima eruzione. La capacità devastatrice dei vulcani islandesi non è data solo dalla lava ma anche dalle inondazioni causate dallo scioglimento della calotta glaciale che copre il vulcano.

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Dyrhòlaey

Seconda tappa: Arcanum – Dyrhólaey
Nubi si alternano a schiarite in questa giornata che ci dona comunque ampi sprazzi di sole. La statale 1, Hringvegur, si snoda fra campi coltivati con diverse sfumature di un verde acceso macchiato qua e là da puntini di un marrone pallido. Pensiamo a rocce e invece sono pecore e saranno una costante in questo viaggio. Pecore ovunque, alcune riservate mentre altre più intraprendenti si fermano sulla strada spostandosi quasi di malavoglia al passaggio dell’auto. In certi luoghi, in mezzo al nulla, sembrano abbandonate a sé stesse se non fosse per le targhette pinzate all’orecchio.
La prima sosta è al promontorio di Dyrhólaey che si presenta da lontano come una nera protuberanza sull’oceano Atlantico incappucciata dal verde brillante dell’erba. Lo si riconosce dall’enorme arco o Dyr, porta in islandese. Il promontorio è stato formato 80 milioni di anni fa da un’eruzione sottomarina e le sue ripide scogliere si elevano dal mare per un massimo di 115 m.
Dal 1 maggio al 25 giugno l’accesso potrebbe essere limitato per non disturbare la nidificazione degli uccelli.

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Cal e le formazioni basaltiche

Terza tappa: Dyrhólaey – Spiaggia nera (Reynisfjara) – faraglioni – Vik (pop. 300)
Proseguiamo sulla Hringvegur e dopo pochi chilometri imbocchiamo la strada 215 per arrivare alla Reynisfjara la spiaggia nera . Mentre parcheggiamo il cielo si apre e un sole deciso, come si conviene a chi va al mare, ci porta a toglierci le giacche. La spiaggia ai piedi delle imponenti scogliere che disegnano il tratto sud della costa islandese è effettivamente nera dato che la sabbia e il pietrisco sono di origine vulcanica.
Qui facciamo il primo incontro con le colonne basaltiche che circondano caverna di Hálsanefshellir simili a canne d’organo. Le colonne basaltiche si formano dalle fratture create dal processo di raffreddamento di una colata lavica. La forma esagonale che le caratterizza può far pensare a un’opera dell’uomo più che della natura. In questa zona la spiaggia è un po’ affollata e decidiamo di camminare verso i faraglioni che si vedono più a est arrivando fin dove gli scogli ci impediscono di andare oltre. I faraglioni di Reynisdrangar davanti a noi sono ciò che rimane della costa erosa nel tempo dall’Atlantico. La leggenda invece, dice che due troll stessero portando a riva una nave e che siano stati sorpresi dalla luce del sorgere del sole che, come si sa, li trasforma in pietra. Essendo troll pietrificati i faraglioni hanno i loro nomi: Skessudrangur, Langhamar e Landdrangur.
Lasciata la spiaggia nera sostiamo nella piccola Vik giusto il tempo per far rifornimento, comprare qualcosa da mangiare al supermercato e guardarci un po’ intorno prima di riprendere il viaggio.

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Gli omini di pietra di Laufskálavarða

Quarta tappa: Vik – Laufskálavarða -Kirkjubæjarklaustur (pop. 120)
Riprendiamo il nostro viaggio sulla costa meriodionale lasciando la zona del ghiacciaio Mýrdalsjökull e del vulcano Katla e ci inoltriamo in un’area lavica dove scompaiono le sfumature dei prati verdi ed emerge un paesaggio nero ricoperto da grumi di muschio che si estendono sul terreno fattosi completamente piatto. A circa una trentina chilometri da Vik notiamo una distesa di omini formati con le pietre e una collinetta che ne è piena. Decidiamo di fermarci e svoltiamo a sinistra alla deviazione per Laufskálavarða. Dal cartello informativo (in ogni luogo di un qualche interesse c’è un cartello informativo) scopriamo che in questa zona esisteva la fattoria Laufskálar distrutta nel 894 dalla prima eruzione del Katla che sia stata registrata. Gli ammassi di lava che qui si formarono furono chiamati come la fattoria. La tradizione vuole che ogni viaggiatore che passi di qui la prima volta aggiunga una pietra agli omini (cairn in inglese) come augurio di buona fortuna per il suo viaggio. Noi l’abbiamo fatto e bisogna dire che ha funzionato!
Arriviamo a Kirkjubæjarklaustur nel tardo pomeriggio. In un paese di 120 anime la nostra guesthouse si trova fuori dal “centro” vicino alla cascata doppia Systrafoss che si può raggiungere con un sentiero ma ci aspettano altre cascate nel nostro viaggio per cui tralasciamo. Il paese fu fondato da eremiti irlandesi ancora prima dell’arrivo dei vichinghi. Ci spingiamo fino alla parte opposta del paese rispetto a dove si trova la nostra guesthouse per visitare la Kirkjugólf dichiarato monumento naturale d’Islanda. Il nome significa “pavimento della chiesa” e l’affioramento di colonne basaltiche fa effettivamente pensare ai resti di un’antica chiesa vista la regolarità geometrica con la quale sono incastrate le une nelle altre.

I video su: youtube.com/scrical10

Le foto dell’ Islanda del sud

South western and eastern Iceland
27.07.15 – The day of the ocean and black sand beach – from Skógafoss to Kirkjubaejarklaustur 160 km 

First stop: Glacier Mýrdalsjökull
Superjeep tour on Mýrdalsjökull  where is still possible to observe traces of ash and lava eruption of the nearby Eyafjallajokull in 2010. Under the glacier, and therefore under our feet, lies the volcano Katla which is distinguished by the size and intensity of the eruptions. The last took place in 1918 and currently the volcano, with a caldera of about ten kilometers, is behind schedule, which makes it an ideal candidate for a future eruption.

Second/thid stop:  Dyrhólaey – Black beach (Reynisfjara)
In front of the promontory of Dyrhólaey, there is a gigantic black arch of lava standing in the sea, which gave the peninsula its name (meaning: the hill-island with the door-hole). From May 1 to June 25, the access may be restricted to not disturb nesting birds. Reynisfjara is a black sand beach and features an amazing cliff of regular basalt columns resembling a rocky step pyramid, which is called Gardar. Out in the sea are the spectaculary shaped basalt sea stacks Reynisdrangar. The area is rich birdlife, including puffins, fulmars  and guillemots. According to folklore, two trolls attempted to drag a ship to land but were turned to stone as daylight broke, turning them into into the Reynisdrangar stacks.

Fourth stop:  Laufskálavarða
Laufskálavarða is a lava ridge, surrounded by stone cairns, between the Hólmsá and Skálmá Rivers, close to the road north of Álftaver. Travellers crossing the desert of Mýrdalssandur for the first time would pile stones up to make a cairn, which was supposed to bring them good fortune on the journey.