| Tempi | Difficoltà | Tot. dislivello salita | Mezzi | Costi | Foto | Cartina |
| 6 ore | medio | 100 mt. | | |
| Per chi arriva da Bassano del Grappa la Val Sugana si presenta con un'imboccatura stretta, un collo di bottiglia anche per quanto riguarda il traffico automobilistico. Un semaforo a Carpanè potrebbe bloccarvi anche per una ventina di minuti,poi, però, la strada si allarga (4 corsie) e si procede spediti (occhioai punti della patente!). Qualche chilometrooltre Ospedaletto, su un rettilineo, c'è il bivio sulla destraper Strigno / Pieve Tesino e da lì ci si inerpica, visto che bisognaarrivare ai 1460 mt di quota, verso Malga Sorgazza, punto di partenza delsentiero. Per l'ultimo tratto di strada (tutta asfaltata anche sestretta) da Pieve Tesino si deve tenere la direzione per Malena e dopo circa 11 km si arriva alla Malga Sorgazza, pieno Trentino a tutti gli effetti: ampio parcheggio, baita ristorante, boschi e mucche alpascolo. Il sentiero è ben segnato nel classico bianco/rosso con il numero 327 (chissà qual è la logica della numerazione: mai visto il numero 1, se esiste) e coincide all'inizio con una strada bianca (non percorribile con mezzi privati) fino alla partenza di una teleferica (Brusà), a circa 40 minuti dalla partenza. Da lì il 327 diventa un vero sentiero e con decisione inizia a salire (il dislivello totale che si deve superare è di quasi mille metri). Per circa un'ora si resta nel bosco seguendo il percorso del torrente Grigno, poi gradatamente le piante si diradano. Già da qui si intravedea volte il rifugio Brentari (o meglio il suo tetto) abbarbicato sul costoneroccioso sotto Cima d'Asta, a sinistra dei piloni della teleferica, ma nonci si deve lasciare ingannare dal fatto di vederlo: il più deve ancoraarrivare. A circa 2 ore dalla partenza, tutta salita intersecando continui ruscelli (l'acqua tecnicamente non sarebbe potabile quindi a voi la scelta se bere quella portata da casa o prenderla in loco), si arriva ad un bivio ben segnalato da dove ci sono due opzioni per il rifugio: continuare lungo il 327 o deviare per il 327B. La cosa migliore, a nostro parere, è proseguire per il 327 tenendosi il 327B per il ritorno, con un paio di avvertenze. Il 327 è più diretto e arriva al rifugio su una serie dilastroni di pietra. La salita è parecchio dura (soprattuttoavendo "nelle gambe" le due ore precedenti) ma non presenta particolaridifficolta': se il suolo è asciutto (diversamente è meglioevitarlo perchè si può scivolare) basta un po' di attenzionee un buon grip di suole (mi raccomando, scarponi e non scarpe da ginnastica). Non ci sono burroni o precipizi quindi le vertigini non sono un problema. Si deve tenere conto che la salita è veramente dura: il rifugiosembra sempre lì a portata di mano ma non arriva mai. La variante 327B (da preferire per la discesa o comunque in caso di bagnato) è un po' più lunga e un po' (ma solo un po'!) meno dura. A 5 minuti dal Brentari si arriva ad un laghetto (lago di Cima d'Asta)ai piedi di Cima d'Asta. E' veramente una meraviglia: sembrauna pozza di giada liquida in un catino di roccia. Un'ultimacurva ... ed ecco il rifugio. Siamo a 2.482 metri, in circa 3ore. Nel rifugio è possibile consumare ai tavoli (una decina) la propria colazione (portata a spalla per mille metri di dislivello!) ma in questo caso bisogna corrispondere 1 euro alla Gestione del rifugio, cosa che ci sembraanche giusta. Un po' di meritato riposo ammirando il panorama e poi si ritorna a valle lungo il 327B che per il ritorno offre scorci notevoli per le foto. Il resto è storia: la strada è la stessa dell'andata e tutti i muscoli non impegnati nella salita entrano in azione per la lunga discesa, che richiede, più o meno, il medesimo tempo della salita (3 ore). Ne vale la pena. by Cal |
Il rifugio O. Brentari con la Cima d'Asta sullo sfondo