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In viaggio dopo quel 11 settembre

dal diario di Gabriella Maria Mazzon

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22 sett. 2001 ore 3:30 - Casa
La sveglia suona. Inutilmente. Sono già sveglia. Ho dormito poco e male.

22 sett. 2001 ore 4:15 - Casa
Mi faccio il caffè. Se oggi è il giorno in cui devo morire, voglio almeno aver bevuto un altro caffè.

22 sett. 2001 ore 4:20 - Casa
Ho appena versato il caffé fumante nella tazzina. Sento il rumore di un furgoncino in strada. Guardo dalla finestra, il pulmino per l'aeroporto è arrivato con 10 minuti di anticipo. Se oggi è il giorno in cui devo morire, lo farò senza neppure aver bevuto l'ultimo caffé.

22 sett. 2001 ore 5:35 - Aeroporto di Venezia - Partenze
C'è una moltitudine qui, nonostante l'ora. Nonostante quanto accaduto. Al check in campeggia un pannello che non avevo mai visto. Elenca le cose che non si possono portare. In rosso avvisa che ai passeggeri sarà consentito un solo bagaglio a mano. Mentre attendo in coda noto alla mia sinistra un altro cartello, riporta il testo di una legge del 1987 sui controlli che devono essere effettuati negli aeroporti. Anche questo non c'è mai stato fin'ora. Noto la data, le leggi ci sono, basta solo applicarle.

22 sett. 2001 ore 5:55 - Aeroporto di Venezia - Accesso alle porte di imbarco
Stiamo entrando nell'aerea riservata ai passeggeri. Sono in coda, i controlli sono lunghi. Sarà l'ora presta ma mi pare che tutti se ne stiano in silenzio. Mi pare che nessuno abbia gran voglia di parlare. La fila è lenta, ondeggia svogliata passo dopo passo. Mi guardo intorno, cerco di indovinare chi sarà sul mio volo. Le file in realtà sono due, in quella a fianco ci sono due donne arabe, il capo coperto dal foulard. Una è sulla cinquantina, l'altra più giovane. Parlano e sorridono, buffo, sono a due passi da me ma non riesco a sentire le loro voci. Mi accorgo che le sto fissando e distolgo lo sguardo. Credo di non essere la sola. Ora quel loro cicalio vivace ma muto mi pare espressione del loro imbarazzo, del loro sentirsi osservate, al centro di un attenzione sospettosa più che incuriosita.

22 sett. 2001 ore 6:00 - Aeroporto di Venezia - Accesso alle porte di imbarco
Le due donne sono accompagnate da due uomini. Anch'essi della loro stessa età. Prima le raggiungono, poi se ne staccano continuando a parlare fra loro. Sono due uomini assolutamente normali, dagli evidenti tratti arabi, il più vecchio ha i baffi. Portano giacche pesanti mi pare di lana. Eccessive per questa stagione. Mi chiedo se compirebbero un'azione suicida su un aereo dove ci sono anche le loro donne. Forse no. Mi trovo a sperare che siano nel mio stesso volo.

22 sett. 2001 ore 6:05 - Aeroporto di Venezia - Accesso alle porte di imbarco
Le donne arabe sono ad un passo dal controllo. Vengono salutate senza molto trasporto dai due uomini. Si scambiano qualche parola affrettata, poi i due se ne vanno. Dunque erano qui solo per accompagnare le donne. E se fossero loro due le incaricate dell'azione suicida? Ci penso e mi scopro ignorante, non so se alle donne verrebbe affidata una missione così importante. Cerco di ricordare cosa è riservato ai combattenti suicidi, il paradiso? Se così è, considerato il trattamento riservato alle donne dai Talebani, non credo che possano essere coinvolte nell'affare della guerra santa. Adesso sono incerta se preferisco che siano o meno nel mio stesso volo.

22 sett. 2001 ore 6:15 - Aeroporto di Venezia - Accesso alle porte di imbarco
Uno degli addetti ai controlli mi chiede di mettere il giaccone (eccessivo per questa stagione, ma sto andando in Russia e là fa freddo) sul nastro del controllo del bagaglio a mano. E' la prima volta che mi fanno una simile richiesta. Fino all'altro giorno si passava sotto il metal detector senza doversi spogliare prima, ora invece il mio giaccone viene sottoposto al controllo ai raggi X. Passiamo tutti indenni e quando vado alla fine del nastro a recuperare le mie cose, vedo che su un tavolino c'è una bacinella piena di coltellini, taglia unghie, taglierini, limette, forbicine, anche cavatappi. Ho perso di vista le donne arabe.

22 sett. 2001 ore 6:45 - Porta 3 - Volo Air France 2226 - destinazione Parigi - Imbarco
Sono di nuovo in fila. Stiamo per salire sull'aereo. Quelli che attendono come me sembrano tutti occidentali. Le donne non ci sono più. Aspettando l'imbarco ho vagato nella sala d'attesa e mi sono dimenticata di loro. Forse sono salite sul volo per Francoforte partito qualche minuto fa. Penso che il mio volo ora è uno come tanti. Sacrificabile.

22 sett. 2001 ore 7:00 - volo AF 2226 - Fase di rullaggio
Sulla pista quel po' di luce che emerge da una giornata che sarà sicuramente grigia non spegne il luccichio delle luci gialle ai bordi dell'asfalto. L'Airbus ha molti posti vuoti, nella cabina passeggeri nessuno sembra aver voglia di parlare. Penso che sono le sette del mattino e siamo tutti assonnati e scopro che - solo perché siamo tutti insieme chiusi in questa supposta volante - già li considero compagni di viaggio, forse compagni di destino. Mentre piano l'aereo si allinea le hostess mostrano come allacciare il salvagente; sorrido tra me, volando sulle Alpi un salvagente non è di grande aiuto.

22 sett. 2001 ore 7:10 - volo AF 2226 - In attesa dell'ok per il decollo
Il comandante legge alcune informazioni sul volo. Dice che a Parigi piove, poi si arresta, rimane in un silenzio pensoso, poi con voce allegra ci informa che ha letto i dati di volo sbagliati. A Parigi c'è il sole, il tempo è ottimo, il volo si preannuncia splendido. Ed eccole le voci dei miei compagni di viaggio squillanti e ridenti a stemperare quell'impalpabile tensione che ora so non essere solo una mia impressione. Poi con voce più professionale chiede all'equipaggio di prepararsi per il decollo.

22 sett. 2001 ore 7:15 - volo AF 2226 - Decollo
D'ora in poi la mia vita non mi appartiene più. E' quello che penso ogni volta che il rumore dei motori sale, le luci in cabina si attenuano e con uno scatto in avanti l'aereo prende la ricorsa come se sotto non ci fossero delle ruote ma piedi che si mettono a correre in modo forsennato.
Il decollo è un tempo lunghissimo che infine scopri troppo breve. Il bordo pista scivola via dal finestrino e aspetti che l'orizzonte si inclini e non si inclina mai. E penso: V1, la velocità oltre la quale non si può abortire il decollo; se succede qualcosa qui forse qualcuno di noi si può salvare, tutto sommato abbiamo ancora i piedi piantati a terra. Guardo la pista sfilare via, sento il rumore sordo nello sforzo dei motori, tutto traballa, sono pronta a staccarmi da terra ma ancora l'orizzonte nel finestrino rimane orizzontale. Ed eccolo il VR, lo si vede dai sedili davanti che scappano in su. VR, la velocità alla quale il nostro gioviale comandante tira una leva e il muso inizia ad alzarsi. VR da qui in avanti si può andare solo su, qualsiasi cosa accada. Da qui in avanti se qualcosa accade nessuno di noi si salverà. La pista rapida s'allontana dal finestrino, lo sguardo abbraccia un pezzo di terra sempre più ampio dove le cose si fanno sempre più piccole.

22 sett. 2001 ore 7:45 - volo AF 2226 - 10.000 mt
Le hostess hanno servito la colazione. E' tutto tranquillo. Penso che fosse così anche a bordo degli aerei americani, finché qualcuno non si è alzato per innescare la tragedia di migliaia di vite. Penso a cosa impedisca che anche fra noi ci sia qualcuno che abbia una missione da compiere, magari proprio quest'uomo che ha appena superato il mio posto e si dirige verso il bagno o forse la cabina di pilotaggio.
Perché dovremmo essere risparmiati proprio noi? Siamo forse migliori di coloro che sono morti? Quale legge stabilisce chi arriva e chi no? (L'uomo andava proprio in bagno, ma una volta lì che farà?)

22 sett. 2001 ore 15:15 - (ora locale) volo AF 2226 - Inizio della procedura di atterraggio all'aeroporto di San Pietroburgo
Lì, sotto a me, la terra di Russia, sullo sfondo il Mar Baltico. Il comandante annuncia che la temperatura a San Pietroburgo è di 20 gradi. Sono qui per la prima volta. Non potrò vedere molto, sono qui per lavoro. Ma sono qui. Dovrei forse rinunciare a vivere tutto questo solo per dar spazio a quel filo d'angoscia che riposa nel fondo del mio animo?

7 ottobre 2001
Sono arrivata e tornata dalla Russia sana e salva. Non così le 76 persone che sono esplose nel cielo di Russia qualche giorno dopo il mio ritorno.
Fra meno di un mese sarò di nuovo in viaggio. Ho pensato che sarebbe bello credere che continuiamo ad andare per non cedere a una logica di terrore; ma mi pare più realistico pensare che sia più per una buona dose di incoscienza oppure di fatalismo o per quel pensiero inconfessabile pure a noi stessi di crederci, in fondo, invulnerabili, nella speranza priva di fondamento che a noi non accadrà mai.