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    Per parlare della mia musica (ascoltata, intendiamoci, non suonata) forse dobbiamo iniziare con un po' di storia, giusto per inquadrare l'ambiente.


Gli inizi.
  
Nella seconda metà degli anni '70 ero in piena fase teenager per cui iniziavo ad ascoltare musica, non fosse altro perchè si andava in disco.   Il mio primo accostamento verso una musica "meno commerciale" (allora la distinzione tra "commerciale e non" era forte e sempre spunto di discussioni accese: perfino i Pink Floyd erano stati da alcuni tacciati di "commerciale" all'uscita di Wish you were here!) è stato ascoltando da un amico un LP degli Uriah Heep, Innocent Victim (1977).
  
Questo disco, pur essendo parecchio distante dalla musica cosiddetta impegnata (anche se per me questo è un termine abbastanza privo senso) mi ha aperto le porte ad una sonorità diversa dalla disco trasmessa alle radio. Rock ma abbastanza easy, cori (sempre piaciuti i cori) ma con una buona impostazione strumentale e ritmica oltre, importantissimo per il mio orecchio, la presenza di tastiere, meglio ancora ... dell'organo (ma di questo si parlerà piu' avanti).


Il viaggio nella musica.
 
Da lì è stata una continua esplorazione e scoperta del mondo pop & rock di allora (inizio a sentirmi vecchio con tutti questi allora, storia, ecc ecc), iniziando anche suonare in qualche gruppo "da garage": niente di serissimo ne' di serio, ma proprio per questo molto più divertente.
 Da sempre portato al ritmo, il mio strumento non poteva essere altro che la batteria.   Tra i miei idoli non potevano mancare Carl Palmer (naturalmente degli Emerson, Lake & Palmer) per me espressione della tecnica allo stato puro e il cui assolo in Tank nel loro primo LP Emerson, Lake & Palmer (1971) mi ha da sempre fatto venire i brividi (mi piace un sacco l'uso che fa della cassa, tanto per dirne una) o Ian Paice (Deep Purple, ovviamente, non dovrei neppure dirlo) dove in The Mule del live Made in Japan (1973) tira fuori tutta la sua potenza (in certi momenti sembrano in quattro!).
 
Attratto dalla ritmica, quando non si parla di batteria e percussioni si parla di basso.   Chris Squire (Yes), che suona il basso come se fosse una chitarra, e Tony Levin (King Crimsom, tra gli altri) sono i miei due preferiti nel ramo.
Abbiamo chiarito quindi che sono attratto dalla ritmica, componente essenziale ma non sufficiente perchè un brano catturi la mia attenzione e colpisca la mia fantasia.   Questo però non significa che la mia preferenza vada solo a musica cosiddetta veloce, anzi.   La ritmica, che per il mio gusto deve essere sempre ben marcata e cadenzata ma non necessariamente a mitraglia, si scandisce benissimo (e forse anche meglio) in brani molto lenti, perfino in una nenia.   Non ci credete ? Provate ad ascoltare Vuolgge Mu Mielde Bassivarai da Leahkastin (1994) di Mari Boine, cantante lappone, con diversi CD al suo attivo e dei quali uno per la Real World di Peter Gabriel.
I miei ascolti musicali, però, non si sono limitati al pop/rock inglese dei '70, che comunque rappresenta un'area di tutto riguardo quanto a vastità della scelta (per citarne pochissimi oltre tutti quelli già accennati direi senz'altro Jethro Tull, Pink Floyd, Santana, Boston ... e via così) ma spaziano anche in settori diversi.

E gli Italiani? qualcuno potrebbe chiedersi.   Be', qui battiamo un chiodo che mi ha portato a tante discussioni con amici.   In linea generale devo riconoscere di non essere attratto dalla musica nazionale, non tanto per partito preso (oh, be', forse un pochettino di esterofilia ce l'ho!) quanto perché ... ne capisco le parole dei testi e la cosa spesso mi deprime!   In un brano non sono granché interessato al messaggio che l'artista intende mandarmi (posto che voglia poi farlo!) ma solo al pezzo musicale in quanto tale, inteso come "piacevole mescolanza di suoni ottenuta con diversi strumenti" (e qui per me la voce, quando c'é, é uno strumento al pari di tutti gli altri).   La musica straniera ha per me il vantaggio di presentare al mio orecchio la voce per quello che é: uno strumento che produce suoni, permettendomi di svincolarmi da qualunque significato e lasciando che sia "la mia pelle" a comunicarmi il gradimento o meno per il brano.
Ciò non toglie, comunque, che anche tra i nostri ci sia stato chi (sempre al mio orecchio, intendiamoci!) ha dimostrato di non aver nulla da invidiare ai grupponi d'Oltremanica o Oltreoceano.   Premiata Forneria Marconi, Le Orme o Banco del Mutuo Soccorso tanto per citarne alcuni.

Tra le diverse esplorazioni "oltre il rock" c'è stato un buon periodo New Age, ad esempio, dove l'ascolto di etichette storiche come Windham Hill o Narada mi avevano fatto coniare il termine musica classica moderna, ma che comunque, sulla distanza, non mi ha soddisfatto pienamente.

Altra esplorazione è stata nella musica polifonica sacra del '500 (Giovanni Pierluigi da Palestrina, Gregorio Allegri, il cui Miserere è ... grande).

Tuttora in auge sul mio stereo è la World Music o meglio la fusion, dove mi incuriosisce e attrae molto la miscela (il termine corretto credo sia 'contaminazione' ma non mi piace granchè perché trovo che comunichi qualcosa di negativo) tra diversi generi che si incontrano sulla stessa traccia di un CD, se non addirittura sulla stessa traccia, come, tanto per fare un esempio, in The Meeting Pool (1995), di Baka Beyond con il chitarrista Martin Cradick, dove la miscela tra sonorità etniche (dal celtico all'africano passando per il caraibico), cori, strumenti popolari ed elettronici può dare un buon punto di vista di quanto detto.

Non posso concludere questa premessa sulla mia musica senza citare un'opera (nel vero senso del termine) che ha rappresentato e rappresenta per me una pietra miliare nella storia del rock.   Jesus Christ Superstar , uscito nelle sale cinematografiche nel 1973 dal genio di Andrew Lloyd Webber (musiche) e Tim Rice (testi) creando non poco rumore dato che osava raccontare il sacro con basso, batteria e chitarre elettriche in un contorno di balletti di ragazzi e ragazze in jeans.
Notevole non solo per l'aspetto musicale (che già da solo basterebbe ampiamente) ma anche per le tecniche cinematografiche impiegate, oltre che per il punto di vista religioso, dove viene data una rivalutazione della vituperata figura di Giuda costretto al tradimento perché altrimenti la Storia non avrebbe avuto un seguito.
Ho ascoltato migliaia di volte, credo, sia il "doppio" originale dal film sia una versione tratta da una rappresentazione teatrale, dove la parte di Jesus era retta da nientepòpòdimenoche Ian Gillian (devo specificarlo "dei Deep Purple"?).   Tra le mie fortune c'é stata anche quella di aver potuto assistere dal vivo a teatro all'opera ben otto volte (!), la prima delle quali addirittura con la compagnia originale americana, ora purtroppo sciolta ma ben degnamente sostituita da una compagnia teatrale made in Italy che, pur più ridotta nel cast, ne offre comunque una superba interpretazione molto aderente alla colonna sonora originale del film.

 
Tutto questo, ma non solo. La cosa migliore per avere un'idea del mio orizzonte musicale è dare un'occhiata a qualcuna delle mie compilation che fanno da bigino della mia musica preferita ma soprattutto sono la colonna sonora delle mie giornate.

 
Se da una parte subisco senz'altro l'attrazione per la ritmica e gli strumenti ad essa collegati, è altrettanto vero che il suono di una tastiera riesce a colpirmi ben più di batteria e basso.   Piu' ancora delle generiche tastiere è l'organo lo strumento in sintonia con il mio orecchio: in una chiesa, in un gospel o nel pieno di un concerto rock ha per me un fascino ipnotico.   Parlando quindi di organo non posso non citare l'Organo Per Eccellenza, il cui suono inconfondibile ha accompagnato intere generazioni musicali nel rock e nel pop (e non solo): l'organo Hammond, per il quale due parole sono doverose.



L'organo Hammond

Il B3 con il Leslie 122

Mr. Laurens Hammond era un orologiaio americano che nel 1934 si mise in testa di costruire uno strumento che potesse sostituire i costosissimi (e inamovibili) organi da chiesa. Nasce cosi' il primo organo elettromeccanico (non elettronico) a ruote tonali: il modello A.
Tra i diversi modelli successivamente costruiti, i più utilizzati nella storia del rock e del pop sono il B3 e il C3, prodotti tra il 1955 e il 1974 e differenti tra loro solo esteticamente (curiosita': la "C" di C3 sta per "church", da cui è chiara la destinazione per la quale era stato pensato); spesso, ma non sempre, accompagnati da amplificatori ad altoparlanti rotanti Leslie 122, dal suono "morbido", o 147, piu' "cattivo" (dal cognome dell'inventore Don Leslie).
Il suono dell'Hammond B3/C3 abbinato ad un amplificatore Leslie è inconfondibile ed è utilizzato da tantissimi musicisti (tutti noi abbiamo in testa per lo meno le note di A whiter shade of pale dei Procol Harum). John Lord (Deep Purple), John Paul Jones (Led Zeppelin), Rick Wright (Pink Floyd), Rick Wakeman (Yes), Keith Emerson (EL&P), oltre che Chicago, Dire Straits, Santana, Brian Auger (che ne ha fatto lo strumento principale della propria band Brian Auger's Oblivion Express) e il recente gruppo rock-blues (e un bel po' di jazz) Niacin, tra gli altri presenti anche sul catalogo della Magnacarta, sono solo alcuni tra tutti coloro che hanno usato e usano tuttora questa meraviglia.

by Cal