La storia di un pazzo – John Katzenbach

John Katzenbach

La storia di un pazzo
Mondadori, Milano, 2006
pag. 546, 9,80 euro

katzenbachFrancis è pazzo. Francis sente le voci. A ventun’anni viene ricoverato al Western State, immenso ospedale psichiatrico posto su una collina, non lontano da un college femminile, così i dipendenti possono dire di lavorare al college privato anziché al manicomio.

John KatzenbachThe Madman’s Tale – Francis is mad, he hears thousand of voices talking to him. Francis, 20 years after being admitted in a psychiatric hospital, starts to write with a pencil on his flat’s walls the story of that period. It is a story of a crime, somebody killed a young nurse, and a story of the investigation in which he was involved helping the state prosecutor Lucy Kyoto Jones, and Peter the one who is not mad as the others. Francis will give this personal point of view to the investigation.

Al Western nessuno viene chiamato con il proprio nome. Newsman sciorina a memoria i titoli dei giornali, Big Black e Little Black, sono i due inservienti di colore e fratelli (uno grande e grosso, l’altro minuto). Anche Short Blond, l’infermiera che viene trovata morta con le dita amputate, ha il suo soprannome dovuto ai capelli biondi cortissimi. La morte della giovane infermiera è l’avvio del racconto di Francis, un racconto che avviene vent’anni dopo l’accadimento dei fatti e che Francis, C-Bird, scrive sulle pareti del suo minuscolo appartamento richiamando a sé i fantasmi di un tragico passato che neppure i farmaci quotidiani hanno saputo seppellire nei recessi della memoria.
Il Pompiere ha la sua storia, Lucy l’investigatrice ha la sua storia, lo stesso Angelo – il persecutore di tutti loro – ha la sua storia. Ma le mura del Western State Hospital confondono le idee, mischiano le carte, proteggono non tanto il mondo esterno dai pazzi, ma questi ultimi dal mondo dei normali. E Francis accompagnato dalle sue voci vede, vede più di quanto gli altri – i normali – sappiano fare. Vede e capisce facendosi largo tra i fumi dei medicinali che dovrebbero zittire le sue voci. In questo La storia di un pazzo, Katzenbach sembra tracciare una linea tra normalità e pazzia che però sposta in continuazione verso l’una o l’altra parte come se – in fondo – ci inducesse a pensare che sono l’una la faccia dell’altra in un gioco di specchi che rimanda al profondo senso di solitudine di tutti i suoi personaggi.

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