Svalbard: equipaggiamento

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Il nostro arrivo a mezzanotte/Our arrival at midnight

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Equipaggiamento / Equipment
Skansdalen:il ghiacciaio che non c'è piùFoto/Photos
Barentsburg e il ghiacciaio Esmarkbreen / Barentsburg and Esmarkbreen glacier Foto/PhotosStudentdalen: la capanna del cacciatoreFoto/Photos
Plateau di Skansen: Un panorama mozzafiatoFoto/Photos
Högskulefjellet e PerdalenFoto/Photos
Pyramiden e il ghiacciaio Nordenskjøldbree / Pyramiden and Nordenskjøldbree glacier Foto/PhotosSi smonta il campo e si va a PyramidenFoto/Photos

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Entrambi senza alcuna esperienza di tenda eravamo incerti su quanto ci sarebbe potuto servire, tenendo conto che dovevamo cercare di limitare al minimo indispensabile il bagaglio. Al campobase ci siamo arrivati con uno Zodiac (gommone) e non era ovviamente pensabile portare con noi valige o altro, che peraltro non avrebbero trovato posto nella “canadese a due posti”.

L’organizzazione del bagaglio era inoltre resa ancora più difficile da alcune considerazioni:

  • gran parte avrebbe volato “in stiva”, quindi con il sempre presente rischio di perdita del bagaglio; evento che avrebbe di fatto invalidato tutta la vacanza a meno di non ricomprare tutto in fretta e furia sul posto (con relativi costi);
  • stavamo partendo in estate per una zona dove il clima, nella migliore delle ipotesi, è paragonabile al nostro inizio inverno;
  • l’attrezzatura era quella da trekking di montagna;
  • una volta al campo base non avremmo avuto alcuna possibilità di comprare quanto eventualmente dimenticato o non considerato.

Alla fine abbiamo optato per una soluzione che minimizzasse i problemi in caso di smarrimento.

Tutto il bagaglio (zaini compresi) in due valige rigide, cercando di duplicare e suddividere quanto “strettamente necessario” per minimizzare il problema in caso di smarrimento durante il viaggio. In due trolley, che ci hanno accompagnato come bagaglio a mano a bordo dell’aereo, abbiamo stipato i componenti più critici (pantaloni da montagna, scarponi, computer per salvataggio foto ecc) e difficilmente rimpiazzabili.

Equipaggiamento
Anche se la nostra inesperienza in fatto di tenda ci ha portati ad avere più bagaglio di quanto effettivamente necessario, gran parte di quanto abbiamo portato si è rivelato prezioso e indispensabile, grazie anche ai consigli pubblicati in rete da Poli Arctici, al quale ci siamo affidati per il trekking.

Abbigliamento da trekking
Le calzature sono la parte più importante dell’attrezzatura. Si cammina dalle 6 alle 8 ore al giorno, su percorsi misti come ghiaioni o nevai e naturalmente senza sentieri. Soprattutto all’inizio dell’estate il disgelo porta acqua e fango dappertutto, quindi per gran parte della giornata si cammina con i piedi immersi in acqua, fango o neve. Gli scarponi (e non solo scarponcini) da montagna sono assolutamente necessari, verificandone soprattutto la buona (meglio se “perfetta”) tenuta alle infiltrazioni. In aggiunta, un paio di scarpe più leggere per le serate al campo.

  • Essenziali un paio di sandali o scarpette in gomma per i frequenti guadi di torrenti. Attenzione: questi non sono un’opzione ma un obbligo, dato che i guadi non sono evitabili. In alcuni casi potrebbe essere necessario sfilarsi anche i pantaloni, poiché l’acqua (di ghiacciaio, temperatura circa 1°) arriva all’inguine. In abbinamento alle scarpette/sandali di gomma nello zaino deve trovare posto anche una salvietta per asciugarsi a guado effettuato.
  • Calzettoni di lana o cotone spesso, comunque tecnici, nello zaino sempre almeno un paio di ricambio nei casi in cui l’acqua avesse la meglio sugli scarponi.
  • Pantaloni da montagna (meglio due paia), non necessariamente troppo spessi ma con una certa tenuta al vento, che lì soffia spesso, contribuendo ad abbassare la temperatura percepita.
  • Camicie, felpe, maglioni o quanto si preferisca che consenta un abbigliamento a cipolla, dato che continuamente “ci si veste e sveste ” in funzione del movimento e della temperatura, reale o percepita che sia.
  • Guanti: un paio in pile e un paio antivento, tipo sci.
  • Cuffie o berretti imbottiti (con copriorecchie) sono necessari per contrastare il vento e tenere al caldo la testa dalla quale, si sa, si disperde oltre il 30% del calore corporeo.
  • Anche un paio di occhiali da sole (avvolgenti) sono più che utili con il sole e in presenza di neve, che lì non manca anche d’estate.

Avevamo con noi anche pantavento (sopra-pantaloni anti-vento) e calzamaglie pesanti in caso di drastici crolli di temperatura ma non abbiamo dovuto utilizzarli.
Un giacca a vento (tipo k-way) leggera per la marcia e una giacca a vento imbottita da sci per le soste completano il necessario. Il gore-tex è consigliato per consentire una migliore traspirazione durante le escursioni. Noi non avevamo abbigliamento gore-tex, ma ce la siamo cavata ugualmente bene.

B-44

Attrezzatura varia per le escursioni
Lo zaino ovviamente, con le normali dotazioni standard da escursione in montagna: borraccia, coltello, un minimo pronto soccorso (cerotti larghi per evitare vesciche, fazzolettini disinfettanti, benda elastica…), binocolo, poncho nel caso delle rare piogge. Qualche sacchetto impermeabile è di aiuto in caso si debbano proteggere dall’acqua indumenti, videocamere o macchine fotografiche. I bastoncini da trekking (o nordic walking) sono utili, ma solo se si è già abituati ad utilizzarli.
Naturalmente essenziali: macchine fotografiche o videocamere con tante batterie di ricambio. Non c’è alcuna possibilità di collegamenti elettrici al campo base.
Unica cosa inutile è la torcia, dato che in quella stagione il giorno è costante per tutte le 24 ore.
Lo zaino deve essere capiente perché oltre alla propria attrezzatura si contribuisce al trasporto di una parte del vettovagliamento comune, in particolar modo i thermos per te e caffè, che occupano spazio e aumentano il peso totale da portarsi sulle spalle.

I percorsi che si effettuano non sono particolarmente difficili (niente strapiombi, crepacci o passaggi esposti che richiedano esperienze alpinistiche), ma l’attenzione ad ogni passo deve essere sempre e comunque costante. Una semplice storta ad una caviglia potrebbe significare la chiamata di un elicottero da Longyearbyen. E’ inoltre essenziale dosare bene le proprie energie: i quattro giorni centrali dei sei in campo base prevedono escursioni continue e per ragioni di sicurezza nessuno può rimanere da solo, anche se al campo. Si va o si resta, ma sempre tutti insieme. Gli orsi polari, per quanto rari in estate in quella zona, sono sempre e comunque un pericolo reale. Non a caso, siamo sempre stati accompagnati da tre cani “anti-orso” e dal fucile carico della nostra guida.