Pyramiden: la città fantasma

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Pyramiden e il ghiacciaio Nordenskjøldbree / Pyramiden and Nordenskjøldbree glacier Foto/PhotosSi smonta il campo e si va a PyramidenFoto/Photos

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30 giugno 2011


Lentamente giungiamo a Pyramiden. Il viaggio è stato rallentato dalla necessità di far intervenire l’elisoccorso per il marinaio che ci era venuto a prendere con il gommone. Non abbiamo capito come si sia ferito, ma poiché stavolta non si tratta di un’esercitazione, come per il nostro viaggio a Barentsburg, restiamo sottocoperta per non intralciare le operazioni di soccorso.
Pyramiden si annuncia con un gruppo di costruzioni fatiscenti e le enormi scritte in russo. Questa è la città fantasma.

Pyramiden: the ghost settlement
Pyramiden is the russian “gost settlement”, completely abandoned on 1998. Nowadays 15 people are working here for a re-development project by the Russians to make the old town a touristic attraction. We may have been among the last visitor to see Pyramiden in its original state of abandon. Here there is the top northernmost statue of Lenin.

Al contrario di Barentsburg non è sopravvissuta allo smantellamento post caduta dell’Unione Sovietica e nel 1998 è stata completamente abbandonata. Solo recentemente un manipolo di persone, oggi 15, sono tornate per avviare dei lavori di restauro che, almeno nel palazzetto dello sport, sembrano essere febbrili. Si vuole rendere Pyramiden attraente per il turismo. Il che significa che probabilmente siamo fra le ultime persone a poterla vedere così, nella, a suo modo, magnifica fatiscenza. Siamo accolti dalla guida ucraina con il fucile in spalla. Veniamo irreggimentati in un bel gruppone per la visita alla città. Questa volta, a chiudere il gruppo, un marinaio della MS Langøysund, anche lui armato. Chiediamo come mai qui sia necessario questa seconda linea difensiva che non abbiamo visto a Barentsburg. Ci spiegano che essendo la cittadina disabitata è più alto il rischio che degli orsi si avvicinino.
IMGP7738_PyramidenLo stato di degrado è ovunque. La particolarità di Pyramiden è che la miniera non era nelle viscere della terra ma sulla montagna che ricorda vagamente una piramide Incas e che dà il nome alla comunità. Lunghe macilente strutture per il trasporto del carbone s’inerpicano lungo i versanti anneriti dal carbone della montagna. Nei tempi d’oro qui vivevano fino a mille persone. I condomini di quattro, cinque piani sono completamente disabitati. Quello rivestito di legno scuro era destinato agli uomini non sposati, mentre IMG_8729_Pyramidenquelli alle sue spalle rispettivamente alle famiglie o alle donne nubili. Nessuno dei piccoli appartamenti era dotato di cucina poiché tutti dovevano servirsi della mensa comune. Peccato che non ci facciano vedere qualche appartamento. Abbiamo come l’impressione che le abitazioni non fossero generose negli spazi. Coloro che abitavano agli ultimi piani potevano almeno consolarsi con un’incredibile vista direttamente sul Nordenskjøldbree che si trova proprio difronte a Pyramiden.
Ci fanno visitare il palazzetto dello sport in piena ristrutturazione. Ci lasciano girare liberamente fra quello che rimane della struttura, la palestra, gli spogliatoi, la sala della musica con un paio di balalaiche e tamburi sfondati. E poi foto, tante foto, istantanee di vita comune, celebrazioni, rappresentazioni teatrali, la visita di qualche autorità. Volti, sorrisi, una partitella a pallavolo nel dopolavoro, donne che spalano la neve e si fermano sorridenti l’istante di una foto. Sono immagini in bianco e nero, orami sbiadite dal tempo, gli angoli arricciati, se non strappati. L’intonaco del soffitto e la polvere ha creato uno strato biancastro. Basterebbe prenderle per un angolo e scuoterle un po’. Ma non osiamo, così il tempo ce le ha consegnate e così le lasciamo. Tutto sommato è un po’ triste pensare che, forse, verranno raccolte, pulite e poste in linde teche. Davanti al palazzetto l’immancabile statua di Lenin, questa sì è la statua più a nord di tutte.
Ancora una volta siamo trascinati nell’albergo già ristrutturato dove attualmente abitano le quindici persone presenti qui. Un tuffo indietro di una cinquantina d’anni, fregi in stucco, lampadari anni ’50, pareti in legno con inserti in panno rosso. Il piccolo museo e gli immancabili souvenir.
IMGP7753_PyramidenPurtroppo in quest’occasione siamo marcati stretti dai nostri guardiani privati e non riusciamo a isolarci almeno un po’ e andarcene da soli per Pyramiden. Così ci allineiamo dietro gli altri per tornare all’imbarcazione su punteggi di cemento rivestiti di traballanti assi, fra un’ipotesi disordinata e arrugginita di cavi. L’abbandono e il disfacimento intorno a noi è l’essenza stessa di questi luoghi. Chissà che ristrutturazione hanno in mente in russi. Ma è evidente che in una città chiamata “fantasma” ci si aspetti di vedere proprio questo, vecchi parchi giochi con le altalene arrugginite e un silenzio quasi spettrale (siamo in troppi perché lo sia veramente) interrotto solo dallo stridire insistente dei gabbiani che hanno nidificato sui davanzali delle finestre che ci appaiono come gli occhi ciechi delle palazzine abbandonate. Si può ristrutturare “turisticamente” questo inesorabile stato di abbandono? Non lo sappiamo e di certo non torneremo qui per vederlo.
Tornati a bordo, il capitano imposta la rotta verso il ghiacciaio di Nordenskjøldbree che abbiamo qui difronte.
Forse oramai siamo davvero troppo stanchi per poterlo gustare appieno. Noi siamo quelli che l’hanno visto dalla sommità dello Skasen, guadagnata ghiaione dopo ghiaione, scarpinando sulla neve, affondando nel fango e negli infidi tappeti di muschio. Il fronte ghiacciato sta qui a pochi centinaia di metri da noi, se ne scorgono i dettagli degli anfratti, le caverne. Lo guardiamo e lo salutiamo e torniamo tutti a riunirci sottocoperta per quest’ultimo tratto di viaggio insieme verso Longyearbyen.