Escursioni: paesaggio e terreno

Info generali LogisticaComunità visitate/Settlement viewedFotoTrekkingFoto TrekkingVideo
Svalbard: introduzione e notizie generali/Svalbard general infosIl risveglio e Longyearbyen/Our closest awakening to North PoleFoto/Photos
Campo base Skansbukta/Basecamp SkansbuktaFoto/Photos
Foto/Photos
Oltre che nelle pagine i video di ScriCal si trovano su: Youtube/ScriCal10
Il nostro arrivo a mezzanotte/Our arrival at midnight

Foto/PhotosEscursioni: paesaggio e terreno/Hikings: general infoFoto/Photos
Equipaggiamento / Equipment
Skansdalen:il ghiacciaio che non c'è piùFoto/Photos
Barentsburg e il ghiacciaio Esmarkbreen / Barentsburg and Esmarkbreen glacier Foto/PhotosStudentdalen: la capanna del cacciatoreFoto/Photos
Plateau di Skansen: Un panorama mozzafiatoFoto/Photos
Högskulefjellet e PerdalenFoto/Photos
Pyramiden e il ghiacciaio Nordenskjøldbree / Pyramiden and Nordenskjøldbree glacier Foto/PhotosSi smonta il campo e si va a PyramidenFoto/Photos

[print_link]

Escursioni e terreno


Nei giorni di trekking abbiamo compiuto cinque differenti escursioni.
Fin da subito il terreno instabile delle Svalbard ci ha messo davanti a quotidiane, piccole difficoltà. Nel pieno dell’estate lo scioglimento della neve invernale e dei ghiacciai crea un’infinità, di torrenti, piccoli fiumi, pozze, fango. Il nostro campo, posto in riva al mare, è nei pressi della foce composta da una rete di corsi d’acqua 03-b-acquache scendono lungo le vallate dello Skansdalen, Perdalen e Myadalen. Un intreccio di torrenti più o meno grandi, più o meno profondi si è sempre interposto fra il campo base e le nostre mete quotidiane.

Hikings. We did four full hiking days with a range of eight to ten hours of walking per day. We crossed all the different type of soil in Svalbard: mud, very soft moss, snow and we waded across streams fed by the waters of melting glaciers, very cold water indeed. Svalbard has a permafrost soil and therefore everything is wet in this melting season.
We went to:
1. Skansdalen to see a glacier which is no more there,
2. Studentdalen a walk along the beach,
3. Plateau di Skansen, 550 meters: with a marvelous view over the Billefjord, Pyramiden mountain and Nordenskjøldbree glacier.
4. Högskulefjellet, short hiking till 200 meter out of the total 600 meters.
5. Perdalen: a deep valley we walked trough for few hours.

Quest’abbondanza d’acqua crea anche vaste zone fangose in cui spesso il tuo stesso piede scompare. Il terreno delle Svalbard è inoltre costituito da permafrost. Il “permafrost”  è un terreno che rimane ghiacciato per più di un anno. Nel periodo estivo la parte più superficiale – tra un minimo di mezzo metro e un massimo di cinque metri di profondità – si scioglie per poi ghiacciare nuovamente d’inverno. Per questa continua azione la parte superficiale è chiamata “permafrost attivo”. Quella più profonda ovviamente non si scioglie mai. Ma quest’ultimo dettaglio ci interessa 04-fangopoco dato che si cammina sulla superficie. Camminare sul permafrost attivo significa non sapere mai che destino avrà il tuo piede. Il terreno sosterrà il passo o lo ingloberà al suo interno? L’unico modo di saperlo è di poggiare il piede e vedere cosa succede. Semplicemente, passo dopo passo.
All’inizio pensavamo che le ampie distese di licheni e muschio, raggrumato in grosse zolle, potessero darci 13-muschiomaggiore stabilità. E invece abbiamo più volte visto il nostro piede inghiottito dalla verde zolla come un vorace essere extraterrestre che lascia al posto del tuo piede solo una pozza d’acqua. In certi tratti l’unico modo di superarli era di correrci sopra – cosa più facile a dirsi che a farsi – in modo da non pesare troppo sul piede e non sprofondare eccessivamente.
Ogni giorno una piccola, divertente (a pensarci poi), sfida.
Il paesaggio nel quale ci siamo mossi è desertico, se con tale termine s’intende l’assoluta mancanza di alberi. Nulla che superi i dieci centimetri cresce alle Svalbard. Niente alberi, niente cespugli. Solo licheni e una flora fatta di circa duecento specie diverse di piccoli fiori, tutti con l’unico obiettivo di nascere, crescere e fiorire nel breve spazio dell’estate polare.
Per dare un’idea si può pensare allo scenario delle nostre dolomiti intorno ai 3000 metri, solo che qui siamo a livello del mare.
Abbiamo incontrato molte renne delle Svalbard che i cani Niko, Naya e Mod, non mancavano di rincorrere. Ma se loro sono veloci, le renne lo sono almeno altrettanto e in alcuni casi hanno trovato riparo dagli inseguitori gettandosi in acqua, dimostrandoci come sanno essere anche delle buone nuotatrici.
Infine le Svalbard sono considerate il paradiso dei geologi poiché si possono trovate rocce in pratica di ogni periodo geologico. Nel 1827 il primo a iniziare degli studi in tal senso fu il norvegese Baltazar Mathias Keilhau. Ancora oggi non è per nulla difficile trovare dei fossili mentre si cammina e anche nella stessa Longyearbyen. Si pensi che 25 milioni di anni fa, nel periodo giurassico e cretaceo le Svalbard si trovavano vicino all’equatore. In quel periodo cominciarono lentamente a spostarsi verso il 70° nord. Il clima era temperato umido, e oggi ci sono rimasti fossili di conchiglie in quantità.