Capodanno a Colonia

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La visita di Colonia e di AachenLa visita di Colonia e di Aachen
Perché ColoniaLe dodici chiese romaniche
Una città che non mette frettaAachen e il Museo del quotidiano
La torre del DuomoMuseo della cioccolata
Ultimo dell'annoGestapo prison memorial
Il Duomo di ColoniaLogistica

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I video di Colonia: www.youtube/Scrical10

Introduzione

Colonia si annuncia con sbuffi di nubi grigie mentre stiamo scendendo di quota per atterrare. Complice l’ora tarda e il buio ci mettiamo un po’ per realizzare che si tratta del fumo che esce da ciminiere industriali. Siamo nella Renania Settentrionale-Vestfalia (Nordrhein-Westfalen) in cui si trova l’area industrializzata delle Ruhr, storica zona mineraria e metallurgica.

Abbiamo scelto Colonia perché  meta meno ambita dal turismo di fine anno. Inizialmente pensavamo a un ritorno a Berlino ma la città tedesca da noi più amata attendeva un milione di persone per il capodanno, un numero che ci ha fatto desistere. Occorre anche dire che Colonia (Köln) è molto meno cara di Berlino per quanto riguarda voli e soggiorno.

Colonia, primo viaggio totalmente digitale

Questo è il primo viaggio per così dire ‘paper free’, niente guide, mappe, dizionari, né piante dei trasporti della città in forma cartacea. Tutto ciò che ci serve è nei nostri smartphone compreso le guide a realtà aumentata.

We chose Cologne as less desirable tourist destination for New Year’s Eve. Initially we thought a return to Berlin but the German city we loved most awaited one million people for that period, a number that made us give up . Cologne ( Köln) is also less expensive with regard to Berlin for flights and accommodation.
This is the first trip , let’s say ‘paper free ‘. No guides, maps , dictionaries, or city transport map on paper. Everything we needed was downloaded in our smartphones including augmented reality guides.
Kölsch is a local specialty beer . Take note that on December 30th , 31st and January the 1st all museums are closed.
We visited: Cologne Cathedral; Cathedral tower with the world’s largest bell; the Old Town; The Gestapo prison Memorial; the Chocolate Museum; the twelve Romanesque churches. We also visited Aachen and the International Newspaper Museum.
Fireworks on the Rhine have been really a great show. Best place to see them is from the Deutz bridge.

Kölsch e chiusure di Capodanno

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Kölsch è la birra di Colonia ed è la prima cosa che vi chiedono appena vi sedete al un tavolo. E’ servita in un bicchiere alto e stretto da 0,2l, che viene prontamente sostituito a richiesta. I camerieri segnano il numero di birre consumate tracciando delle linee sul sotto bicchiere. Si tratta di una “bionda” a media gradazione alcolica (4,8°) e con un ottimo gusto amaro.

I musei sono chiusi il 30, 31 dicembre e il 1° gennaio. La torre del Duomo il 31 e il 1° gennaio, quindi una visita a Colonia deve tenere conto di queste chiusure. Per fortuna il nostro volo del 3 gennaio partiva nel tardo pomeriggio dandoci il tempo di vistare e musei che ci eravamo proposti.

30 dicembre – Una città che non mette fretta

Il primo giorno lo dedichiamo a girare senza una meta precisa. Complice anche la città che non impone al visitatore di affannarsi tra un monumento e l’altro. Quanto c’è da vedere a Colonia è nell’ambito della Alt Stadt (Città vecchia) e se non si è particolarmente amanti dei musei d’arte la si gira agevolmente in poche ore.

E’ una giornata strepitosa di sole e dato che il nostro albergo è vicino alla stazione e quest’ultima proprio a fianco del Duomo, puntiamo decisi verso il gioiello cittadino vera perla per la quale la città è famosa. Il Duomo di Colonia è la più grande cattedrale gotica d’Europa, con un lavoro di costruzione durato seicento anni, dal 1200 a quasi fine 1800 e opere di manutenzione pressoché interrotte fino ai giorni nostri e ben oltre.

Sulla piazza antistante e intorno alla chiesa gruppi di ragazzini vestiti da Re Magi sciamano verso l’interno. Pensiamo di visitare il Duomo per poi salire sulla torre e godere della vista della città in una giornata così tersa.

I nostri piani vengono scompigliati dai ragazzini, all’interno del Duomo è in corso una funzione che concerne i re magi dei quali qui si conservano le spoglie e le navate sono chiuse ai visitatori. Dato la bella giornata di sole cambiamo programma e per andare alla teleferica nella zona dello Zoo, che promette una vista su tutta la città. Promessa non mantenuta perché la teleferica è chiusa d’inverno. Poco male, ci godiamo la passeggiata in riva al Reno  per tornare nella Alt Stadt.

La torre del Duomo e la campana più grande del mondo

Per tre euro a persona si guadagna il diritto di inerpicarsi per i 533 gradini della scala a chiocciola in pietra che porta fino ai cento metri, dei centocinquantasette totali, dove si trova la galleria della torre. Da qui si può godere una vista a 360 gradi della città e, in una giornata limpida come quella che è toccata in sorte a noi, anche a perdita d’occhio sulla piatta Germania del nord. O almeno finché l’occhio non sbatte, ancora una volta, sui pennacchi di fumo delle industrie tedesche all’orizzonte.

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Dei seicento anni di vita del Duomo, le torri sono relativamente giovani dato che sono state realizzate solo alla fine dell’ottocento quando, dopo una sospensione di trecento anni, sono stati ripresi i lavori per i suo completamento.

Osservando  l’architettura della città da questo punto privilegiato si capisce come Colonia sia stata completamente ricostruita dopo la seconda guerra mondiale a causa dei bombardamenti alleati che hanno distrutto il 90%. Il Reno la taglia in due ed è attraversato in continuazione da battelli per i turisti e da chiatte per il trasporto di merci.

IMGP9948_colonia_cattedrale_interno torre_campana_res1024Ci troviamo in cima alla seconda chiesa più alta della Germania (dopo quella di Ulm) e la terza nel mondo. Le torri e i fregi sono stati realizzati su disegni originali del medioevo, fitte inferriate impediscono una vista completa ma facciamo comunque due giri per gustarci a fondo il panorama.

Scendendo ci fermiamo nella cella campanaria dove si trova Peter der Grosse, il grande Pietro, la campana di 24 tonnellate che è la più grande campana a battaglio del mondo.

31 dicembre – Ultimo dell’anno

La città si prepara alla serrata pomeridiana che anticipa la notte di capodanno. Al mattino ritentiamo la visita al Duomo, ma ancora una volta una funzione religiosa ce ne tiene lontani. Decidiamo allora di farci sospingere dalla folla che riempie ogni strada della Alt Stadt dove si trova anche l’ampia zona dello shopping. Bighellonando arriviamo a Heumarkt dove è ancora allestito un mercato di Natale, una pista di pattinaggio sul ghiaccio e alcune piste per un gioco che ricorda il curling.

In entrambi i casi si tratta di ghiaccio sintetico perché le temperature sono di sette, otto gradi sopra lo zero, un clima gradevole interrotto solo da una brezza fastidiosa.

Al terzo tentativo, finalmente, nel primo pomeriggio riusciamo a visitare il Duomo.

Il Duomo di Colonia

Vero centro nevralgico attorno a cui ruota la città e con essa il turista, di primo acchito ci impressiona di come sia incastonato, fin quasi esserne soffocato, dalla città che gli è stata ricostruita intorno. Colpito quattordici volte dalle bombe alleate è rimasto comunque in piedi a sfidare l’idiozia umana. Ci stupisce anche il fatto che la stazione centrale (Hauptbahnhof) sia distante solo qualche decina di metri. Insomma visto che l’hanno rifatta da capo a piedi questa città non gliela potevano costruire un po’ più lontano?

Uno dei più grandi esempi di architettura gotica, e a ScriCal il gotico piace proprio, il Duomo di Colonia è dedicato ai Santi IMGP0057_colonia_cattedrale_res1024Pietro e Maria e sembra essere più a rischio oggi a causa dell’inquinamento che nei suoi molti secoli di vita. La pietra nera di smog ritorna al suo antico e chiaro splendore solo in qualche guglia restaurata e ripulita di recente.

Realizzata sull’esempio delle cattedrali francesi l’interno svetta sulle colonne affusolate verso i quarantasette metri di altezza della navata centrale. Grandioso è l’aggettivo che più si avvicina, senza però esprimerla del tutto, la sensazione di lievità e imponenza che la cattedrale sa ispirare guardando le volte che leggere si incrociano sulle nostre teste. E tornano in mente le pagine dei Pilastri della terra e Mondo senza fine di Ken Follet, che descrivono le invenzioni costruttive e ingegneristiche prodotte nel medioevo.

Qui si trova inoltre l’Ara d’oro che custodisce i resti dei Re Magi (Dreikoenigen), ed ecco spiegata la ressa di bambini di ieri. LungoIMGP9997_colonia_cattedrale_interno_arca remagi_res1024  due metri, alta un metro e mezzo e con un peso di trecento chili è il sarcofago più grande d’Europa e un capolavoro

dell’arte orafa medioevale. Quelle che si credono essere le spoglie dei Re Magi furono sottratte da Milano dall’arcivescovo Reinald di Dassel. Ma non urliamo al furto, perché prima di lui fu l’imperatore Costantino a trafugarle dall’Oriente.

Peccato che la posizione dell’arca dietro l’altare maggiore e le spesse inferriate non lascino modo di apprezzarne le incisioni nei minimi dettagli.

Fuochi d’artificio sul Reno

Il pomeriggio è come sempre un tempo sospeso tra l’anno vecchio che pigramente se ne sta andando e quello nuovo che già bussa alle porte. Dalle quattro la città, negozio dopo negozio, chiude. Ci attardiamo nella zona dello shopping del centro storico in pigro movimento verso l’albergo, dove contiamo di passare qualche ora di riposo prima di uscire per la notte di capodanno. A lavorare ancora a pieno ritmo sono i parrucchieri che si affannano intorno a teste più o meno giovani o sono chinati sulle unghie delle signore.

Abbiamo come l’impressione che essendo tutti noi ormai proiettati verso il nuovo anno si finisca in realtà per sprecare questo poco tempo rimasto del 2013, non certo un anno da conservare negli annali per ScriCal, come se si attuasse un’eutanasia del vecchio per lasciar spazio il prima possibile al nuovo e alle speranze che porta con sé. Ciò che ci salva, pensiamo, è che il tempo è solo una convenzione degli umani e l’universo prosegue nel suo cammino indifferente a noi.

Alle nove di sera usciamo. Non abbiamo fame, ci farebbe piacere qualcosa di leggero, come un’insalata o del pesce. Andiamo direttamente verso l’Heumarkt da dove parte uno dei ponti sul Reno, il Deutzbrücke, punto privilegiato per lo spettacolo pirotecnico che letture in internet ci preannunciano straordinario. Nelle stradine intorno all’Heumarkt si susseguono i locali di cucina tedesca o internazionale. Alcuni camerieri ci fanno cenno di no appena appoggiamo la mano sulla maniglia della porta d’ingresso ma troviamo comunque e senza eccessiva fatica un posto dove cenare. Condividiamo il tavolo con un’altra coppia come è d’abitudine qui in Germania quando i locali sono affollati e, come ci siamo abituati qui a Colonia, per prima cosa arriva la Kölsch la birra della città. Nell’estremo tentativo di mangiare leggero dribbliamo gli stinchi di maiale (occhio alla dicitura “Haxe” sui menu) e ci dirigiamo verso una più prosaica Schnitzel con funghi. Una cotoletta impanata con un po’ di funghi ci sembra una buona mediazione e attendiamo fiduciosi bombardati dalla musica live che propone quelli che devono essere i classici della musica moderna tedesca. La cameriera arriva con due piatti che sono l’antitesi del mangiare leggero. Due cotolette che insieme equivalgono a mezzo bue affondate sotto una montagna di patate fritte. Ci guardiamo sconsolati e non ci resta che attrarre l’attenzione della cameriera e alzare due dita a V, che lei pronta traduce in altre due Kölsch.

Alle 23 ci dirigiamo verso il Deutzbrücke. Dalle 22.30 è stato chiuso al passaggio delle auto e dei tram dato che è considerato il punto migliore per godersi i fuochi. Il lungo Reno è già affollato e lo scoppio dei botti, iniziato sin dal pomeriggio si intensifica man mano che ci si avvicina all’ora X. Anche il ponte è già discretamente affollato, ma troviamo comunque un posticino al parapetto con vista sul Duomo.

Accanto a noi tre ragazzi già ben ubriachi che si promettono fratellanza per la vita barcollando mentre stappano una bottiglia dietro l’altra. Piano guadagniamo un po’ di spazio sulla nostra destra in modo da lasciare che altri si inseriscano tra noi e loro. Il secchio pieno di botti che maneggiano ci preoccupa un po’ considerata l’instabilità psichica dei nostri vicini.

Dalle undici è una continua esplosione, in altre città si potrebbe dire che sono già quelli di mezzanotte ma non a Colonia perché quello che si scatena con l’avvento del nuovo anno è qualcosa che non abbiamo di certo mai visto.

Le luci del Duomo e della chiesa Gross St.

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Martin vengono spente per lasciare spazio alla girandola continua di luci colorate illuminano la notte ottenendo un doppio effetto nello specchiarsi nelle scure acque del Reno. Al centro del fiume si sono allineati i battelli su cui si può trascorrere la notte di capodanno. L’abbiamo già fatto a Lucerna e sul lago di Costanza non abbiamo quindi voluto ripetere l’esperienza qui a Colonia. Ciò che stupisce in questa rutilante giostra di luci e scoppi è che i fuochi non sono organizzati dalla città o da qualche istituzione ma vengono sparati dai privati, ma nonostante questo l’effetto è così composito e variegato che sembra ci sia un’unica regia. La città ne è piena, ovunque ci si volti si vedono luci colorate illuminare la notte. Restiamo sul ponte una mezz’ora poi lentamente torniamo in albergo, tra scoppi di mortaretti e sirene di ambulanze perché anche la Germania paga il proprio tributo di morti e feriti in questa notte.

1 gennaio – Le dodici chiese romaniche

Usciamo che è quasi mezzogiorno. Oggi non c’è nulla di aperto e dato che scontiamo ancora la cena pantagruelica del 31, decidiamo di saltare a piè pari qualsiasi pasto. Ci concederemo solo una torta di mele con la crema di vaniglia nel pomeriggio. E’ ancora una giornata di splendido sole battuta sempre dallo stesso vento, del resto non essendoci montagne qualsiasi corrente passi da queste parti spazza la piatta Germania che per questo è luogo ideale per l’energia eolica.

Oggi abbiamo come obiettivo le dodici chiese romaniche della città, confidando che le dimore del Signore siano aperte anche in questa sonnolenta giornata. Si trovano tutte all’interno delle vecchie mura romane e testimoniano dell’importanza e della ricchezza della città nel medioevo. L’altro ieri avevamo già visitato la chiesa dei Santi Apostoli dell’undicesimo secolo. Oggi punteremo su St. Andreas e St. Ursula e qualche altra chiesa. Prima però andiamo a scovare la statua di Farina sulla torre del municipio. Il piemontese Giovanni Maria Farina nato verso la fine del seicento e morto qui, battezzò il profumo da lui inventato Eau de Cologne rendendo così Cologna famosa in tutto il mondo fino ai nostri giorni con il marchio 4711.

Ci inoltriamo nuovamente nella città vecchia e ci facciamo portare dal navigatore dello smartphone verso St. Andreas di età tardo romanica già con influssi gotici. Qui si trova il sarcofago di Alberto Magno che fu maestro di Tommaso d’Acquino il più grande filosofo e teologo tedesco del medioevo.

Poi puntiamo dritti verso la basilica di St. Ursula la cui storia ci incuriosisce. La basilica è dedicata alla principessa della Cornovaglia Orsola che insieme ad altre vergini venne martirizzata dagli Unni di Attila.

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Inizialmente le vergini massacrate con Orsola erano 11 ma successive ricerche portarono il numero a 11.000.

Nell’undicesimo secolo qui venne realizzata una alquanto macabra camera d’oro (Goldene Kammer) le cui pareti sono ricoperte con le ossa che si presume siano quelle delle vergini. Le ossa sono sistemate in modo da formare disegni o scritte. E per la modica somma di 2 euro a persona si possono, per così dire, ammirare.

Proseguiamo poi per Gross St. Martin, di cui dopo i pesanti bombardamenti rimase ben poco. Qui si possono invece visitare per 0,50€ i resti di un’antica palestra romana del primo secolo dopo cristo trasformata nel successivo secondo secolo in magazzino.

Concludiamo con Lyskirche la più piccola delle chiese romaniche e l’unica che non fu danneggiata durante la guerra.

2 gennaio – Aachen, Museo del quotidiano – Köln, museo del cioccolato

Per ottemperare alla convinzione di Scri che se c’è un museo particolare occorre andarlo a vedere, partiamo di buon mattino per Aachen, Aquisgrana città simbolo dell’unità europea che si trova ai confini con il Belgio e i Paesi Bassi. Da Köln la si raggiunge comodamente in 50 minuti di treno. Arriviamo sotto una leggera pioggia e puntiamo diritti verso il CAM00146_aachen_museo stampa_res1024nostro primo obiettivo: il museo del quotidiano (Zeitungsmuseum) che traccia una storia dei quotidiani dal 1500. Curiosa la sezione dedicata alla forza espressiva delle immagini e su come, ad esempio, una stessa immagine presentata in modi diversi cambi totalmente significato. Curiosi anche i “taroccamenti” pre-photoshop, come un Mussolini a cavallo le cui briglie nell’originale sono saldamente nelle mani di uno stalliere, abilmente scomparso nella foto ufficiale.

Terminata la visita al museo ci dirigiamo verso la cattedrale voluta da Carlo Magno che ad Aachen aveva la sua corte. Oggi la cattedrale è patrimonio dell’umanità. Come Colonia anche Aquisgrana fu fondata dai romani per sfruttarne le acque termali e come in ogni città in cui l’acqua è un importante valore per la propria economia, la città abbonda di fontane che ovviamente in inverno non sono in funzione.

La cattedrale imperiale di Santa Maria (Marienkaiserdom) è la più antica cattedrale del Nord Europa. Alla sua morte IMGP0159_aachen_cattedrale_coro_Marienschrein_sarcofago CMagno (2. piano)_res1024nell’814 Carlo Magno fu sepolto nella Cappella Palatina (Kaiserkapelle) il nucleo più antico della cattedrale che oggi custodisce il Sarcofago d’oro con le sue spoglie, il trono e un busto reliquario. Questi ultimi sono però visibili solo seguendo un percorso con guida. La cappella fu realizzata secondo lo stile bizantino e le pareti sono riccamente decorate con mosaici a tessera. Davanti al sarcofago di Carlo Magno si trova un altro reliquario, il Marienschrein che contiene un pannolino e un perizoma di Gesù, un vestito di Maria e il sudario di Giovanni Battista.

Terminata la visita al duomo torniamo nella piazza principale dominata dal gotico palazzo comunale. Si è fatto mezzogiorno e decidiamo di saltare il pranzo per poterci godere una IMGP0180_aachen_printen_res1024cena alla tedesca con T maiuscola. Per arrivare a cena Scri si concede un casto pezzo di pane ai semi di girasole, Cal opta invece per un dolce a spirale di dieci centimetri di diametro con uvetta e ricoperto di glassa. Qui scopriamo anche il dolce locale chiamato “Printen”, un cuore di zenzero ricoperto di cioccolato fondente, al latte oppure bianco e con scaglie di mandorle. Come dice Cal è stato “gioco forza” portarcene a casa un sacchetto per onorare adeguatamente la città.
Sulla via del ritorno verso la stazione ci fermiamo a fotografare alcune delle numerose fontane della città.

Köln – Museo della cioccolata

Dato che tutto è stato chiuso per 3 giorni, abbiamo solo oggi e la mattinata di domani per vedere ciò che ci siamo proposti. Con buona pace di musei quali il Ludwig e il museo Romano Germanico, il nostro interesse va verso un più prosaico Museo della cioccolata (Stollweck) che si trova sulla piccola isola poco distante dal ponte di Deutzbrücke, tranquillamente raggiungibile a piedi dal centro.

Il museo racconta i 3.000 anni di storia della cioccolata e ne descrive il processo dalla raccolta del cacao  aIMGP0207_colonia_schokoladen museum_res1024lla trasformazione. Una sezione è interamente sponsorizzata dalla Lindt che ha installato qui alcuni macchinari funzionanti per la produzione del cioccolato. Al termine della visita (9€ a persona) si finisce inevitabilmente nel negozio della Lindt, ma complici i Printen acquistati in mattinata ad Aachen ne usciamo indenni.

Intanto si sono fatte le cinque e mezza del pomeriggio, troppo tardi per visitare il vicino museo dei profumi, quindi optiamo per una cena anticipata consapevoli che non è per nulla difficile mangiare a quest’ora in Germania.

Nella nostra ultima serata a Köln passeggiamo pigramente per l’Alt Stadt, non prima di esserci concessi un Glühwein, il vin brûlé, nei mercatini di Heumarkt dove restiamo come ipnotizzati a guardare le incerte evoluzioni dei pattinatori sul ghiaccio.

3 gennaio NSDOK-Dokumentationszentrum, Gestapo prison memorial

Ultimo giorno a Colonia, il volo nel tardo pomeriggio ci consegna una buona mezza giornata di tempo per completare la visita. Oggi abbiamo in programma di visitare le prigioni della Gestapo e, se avanza tempo, il museo dei profumi. Ci teniamo leggeri a colazione per poter fare un pranzo come si deve e che sarà anche l’unico pasto di questa giornata.

Anche il NSDOK è nei pressi del Duomo e in poco più di una decina di minuti a piedi arriviamo allo squadrato edificio in Appellhofplatz (ingresso 4,50€).CAM00214_colonia_gestapo_sotterranei_res1024

La mostra si sviluppa su quattro piani, iniziando con l’ascesa del partito nazional socialista, e raccontandone la storia attraverso la propaganda di quei tempi. La parte più intensa sono senza dubbio i sotterranei dove si trovano le celle di detenzione. Qui la Gestapo portava gli arrestati (ebrei, russi, oppositori) per sottoporli a brutali interrogatori e inviarli poi a campi di concentramento o direttamente al plotone di esecuzione. Al primo livello sotterraneo ci sono non più d’una decina di celle. Sui muri i detenuti scrivevano le loro storie, il loro terrore e la loro disperazione. Se non avevano nulla per scrivere grattavano il gesso con le unghie.

Non tutti uscivano di qui vivi. Alcuni dopo un sommario processo venivano condannati a morte per impiccagione o fucilazione. Il senso claustrofobico di queste stanze è un’enorme pressione, appesantito dalle storie che vengono raccontate dai pannelli informativi. Ma come l’umanità insegna all’orrore non c’è mai fine, un livello ancor più sotto c’erano le stanze dove i prigionieri venivano torturati. Spazi ancora più stretti, bui, e ancora oggi è viva la percezione che chi finiva lì sotto avesse ben poche speranze di uscirne vivo.

In luoghi come questo si ha forte la percezione che la storia è viva e vita. Le decine e decine di volti delle foto IMGP0228_colonia_gestapo_sotterranei_res1024d’epoca parlano di persone reali intrappolate in eventi più grandi di loro. Donne, uomini, giovani, anziani finiti qui alcuni senza sapere perché. Una ragazza francese che era a servizio presso una famiglia tedesca che si opponeva al regime nazista venne incarcerata qui quando la Gestapo arrestò tutta la famiglia. Non sa il motivo del suo arresto, sa solo che è incinta delle ultime settimane del suo primo figlio. La Gestapo la porterà in un ospedale per partorire e poi di nuovo subito qui. Sulla parete della sua cella scrive tutta la sua disperazione per quella figlia strappata a lei. La storia ci racconta che la cameriera francese verrà rilasciata e ritroverà la figlia. L’ultima foto ce la mostra ormai rientrata in Francia accanto alla figlia diciassettenne.

Usciamo che è quasi mezzogiorno. Le nubi del mattino si sono dissolte e un sole caldo innonda la città. Con una lunga passeggiata nel centro storico ci portiamo lungo il Reno e piano torniamo verso la Rathaus per un ultimo pranzo alla tedesca.

Logistica

Voliamo con Germanwings per un totale di 350€ (A/R in due) e con la piacevole sorpresa di non trovarci le ginocchia sacrificate come spesso capita. Anche la compagnia ne è orgogliosa e lo scrive su ogni poltrona. Peccato che il volo duri solo un’ora e mezza.

La migliore offerta per il pernottamento la riceviamo dall’Hotel Santo. Cinque notti con colazione per un totale di 319€. L’albergo è quanto serve: pulito, un buffet dolce e salato per la colazione e a due passi dalla stazione ferroviaria e quindi dal centro. Non abbiamo avuto bisogno di fare la Köln card per spostarci. Tutto il centro storico si gira agevolmente a piedi.

IMGP0288_colonia_papajoe_res1024Abbiamo mangiato in tre locali: Papa Joe’s in Alter Markt 50, Fruh am Dom in Am Hof 12 ­ 18, Mühlenkölsch in Heumarkt 6 che è anche un birrificio. Ovunque si possono trovare le Wiener Schnitzel ovvero le cotolette impanate presentate in diverse modalità. Molto maiale, ovviamente, con lo stinco (Haxe) che la fa padrone per stomaci e colesteroli forti. In media abbiamo pagato sui 30/35 euro, il prezzo varia del numero di birre :).