Fortezza di Bardi

Bardi


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L’estate scorsa, trovandoci sull’Appenino emiliano, abbiamo visitato la fortezza di Bardi in provincia di Parma, parte di quel reticolo di castelli e rocche che costituivano il Ducato di Parma e Piacenza divenuto Stato verso la fine del ‘500 grazie a Papa Paolo III Farnese.

IMGP9261HDRLa prima struttura della Fortezza di Bardi risale a prima dell’anno mille, quando fu costruita a guardia e difesa contro i barbari. Nei secoli successivi la fortezza fu ampliata e furono fatti interventi che la resero sempre più un eremo imprendibile, posto al centro della valle del Ceno su una roccia di diaspro rosso e prossima alle vie commerciali dell’epoca.

La visita al castello costa sei euro e il prezzo non cambia se si sceglie la visita guidata che noi vi consigliamo. Abbiamo speso due ore assolutamente piacevoli e ricche di informazioni che ci sono state trasmesse dalla nostra capace e coinvolgente guida. Una persona appassionata del medioevo e poco incline a perdonare gli strafalcioni storici dei tanti film su quel periodo.

Sulla storia della famiglie Farnese e Landi e sui fatti di sangue che, ovviamente, l’ha caratterizzata vi rimandiamo ai libri, noi ci soffermiamo su alcuni aspetti “tecnici e tecnologici” di quel periodo che ci hanno affascinati.

I materiali della fortezza tra diavolo e santità

La fortezza è costruita con pietre, legno e ferro. Pietre e legno erano considerati benedetti perché presenti nella croce, il ferro era invece maledetto perché identificato con i chiodi che si conficcarono nelle carni del Cristo. In realtà di legno e pietre vi era abbondanza mentre il ferro costava molto. Dargli una valenza demoniaca serviva a evitare che fosse rubato e a far sì che il contadino, ad esempio, tenesse a cuore la zappa che il signore gli aveva dato per coltivare le sue terre. Allo stesso modo se un soldato avesse perso l’armatura avrebbe, di conseguenza, perso la vita, valutata molto meno dell’armatura stessa.

Tecnologia, religione, guerra

IMGP9121Le armature servivano a proteggere i nobili in battaglia e fino all’invenzione delle balestre non c’era arma che potesse perforarle. Nel XIV secolo alle balestre si affiancarono le prime armi da fuoco ed entrambe furono scomunicate dalla chiesa. Impulso contro la violenza della guerra da parte papi? No, semplicemente nella divisione in classi dell’epoca era inaccettabile che un plebeo, e tali erano i militari, uccidesse un nobile. Inoltre un giovane nobile formato alla guerra era un costo non alla portata di tutti quindi un bene da preservare e far combattere il più a lungo possibile nei 25 anni di vita media.

Massacri medioevali? No, preciso conto economico

La guerra nel medioevo era business, ci volevano grandi ricchezze per guerreggiare. I popolani dovevano offrire 40-50 giorni di leva al loro signore e quest’ultimo si guardava bene dal mandarli inutilmente al massacro poiché erano le stesse persone che coltivavano le sue terre e allevavano il suo bestiame. In quell’epoca la guerra si fa tra maggio e giugno, periodo in cui i cavalli trovavano erba fresca sui prati, evitando così i costi e i problemi dovuti al trasporto del fieno.

Come fa una fortezza a reggere quattro, cinque mesi di assedio sfamando circa 300 persone?

IMGP9129Il problema non era accumulare il cibo ma conservarlo. Alla fortezza di Bardi esiste una ghiacciaia, l’equivalente di un nostro frigorifero. Ovviamente le dimensioni sono diverse. Si tratta di una stanza in cui d’inverno veniva ammassata la neve che garantiva anche d’estate una temperatura media di tre gradi. Sistema di conservazione efficace e alternativa a costo zero rispetto al preziosissimo sale.

 

Le ultime due settimane, o la va o la spacca

L’ultima estrema difesa della fortezza di Bardi è il Mastio la torre che svetta sopra il castello. Assolutamente inespugnabile, con mura profonde tre metri, poteva garantire la sopravvivenza del signore e poche decine di fedelissimi per un paio di settimane. Passato questo termine o gli assedianti si erano ritirati, o qualcuno era giunto in soccorso. Diversamente non rimaneva che arrendersi.

Recuperare l’acqua

Importante oltre al cibo anche l’acqua. La fortezza è dotata di un pozzo che in pratica è una cisterna idrica in grado di recuperare gran parte delle acque piovane, nonché quella prodotta dallo scioglimento della neve nella ghiacciaia.

Tortura o supplizio?

Nella fortezza sono custoditi alcuni strumenti di tortura usati all’epoca. Noi non sapevamo che in realtà lo stesso strumento potesse essere utilizzato in due modi, come tortura dove si soffre ma non si muore, o come supplizio dove siIMGP9241 soffre e si muore. La gabbia ad esempio poteva essere una tortura, ma se il condannato vi doveva morire diventava un supplizio, in quest’ultimo caso infatti veniva esposto all’aperto, senza cibo né acqua, alla mercé degli uccelli rapaci e con l’umiliazione di morire in quelle condizioni davanti ai suoi compaesani.
La gogna era sempre e solo una tortura poiché non portava mai alla morte. Particolare per noi inedito è che il condannato aveva la possibilità di farsi proteggere durante la notte da un conoscente o pagando qualcuno se ne aveva le possibilità. Timore di essere ucciso? Affatto, anche perché uccidere chi era alla gogna significava decretare anche la propria sentenza di morte. La protezione serviva per evitare di essere abusati sessualmente e non importava se il condannato fosse un uomo o una donna, il pericolo esisteva comunque.

Il fantasma del castello

Bé ogni castello che si rispetti ne ha uno. Quello della fortezza è lo spirito inquieto di Morello, plebeo avviato alla IMGP9183carriera militare che s’innamora di Soleste, dama di compagnia e dunque nobile. Amore sulla carta impossibile ma non per i due giovani. Morello partì per la guerra e Soleste trascorse le sue giornate sul Mastio nella speranza di vedere tornare il suo amato. Dopo quasi due mesi un gruppo di soldati fu scorto nella valle in direzione della fortezza. Soleste corse sul Mastio ma vide che portavano le insegne del nemico e presa dallo sconforto non esitò a uccidersi gettandosi nel vuoto. Destino volle però che quei stendardi fossero portati proprio da Morello come segno di vittoria sulle truppe nemiche. Giunto alla fortezza e conosciuta la sorte della sua amata, anche Morello si gettò dagli spalti della piazza d’armi. Da quel tragico giorno si dice che il fantasma di Morello vaghi per il Castello nel tentativo di ricongiungersi con Soleste. Altro particolare a Bardi si può vedere la foto del fantasma o supposto tale.

Abbiamo omesso molte cose in questa rapida descrizione, ma la fortezza di Bardi è lì ben salda sulla roccia e promette di restarci per molti secoli ancora. Avete dunque tutto il tempo per una visita.