Rif. Chalet de L’Epée 2370 mt. (Valle d’Aosta)

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Il programma per la giornata prevedeva un’escursione a Col du Mont, ma quando abbiamo aperto le tende della finestra nella nostra stanza abbiamo visto con sorpresa che le cime che circondano il ghiacciaio che avevamo di fronte si erano innevate nel corso della notte. Il tempo nuvoloso ci ha fatto preferire un percorso al termine del quale ci fosse un rifugio, per ogni evenienza.

Easy path which brings you to 2370 mt. of Chalet de L’Epée refugee. The path’s start in located in Mondanges close to the hotel in Valgrisenche. The first part is inside the wood and after one hour you reach larges fields where you will hear the marmots’ whistles. We took some photos to a marmot family in that area. From there to the refugee the panorama is great and the path slowly climbs till, after almost three hours, the refugee where you are arrived.

Abbiamo quindi scelto il percorso che porta al Rifugio Chalet de L’Epée a 2.370 metri. Il sentiero indicato con il numero 9 non presenta particolari difficoltà e non corre mai su tratti esposti. La guida lo dava raggiungibile in 2 ore o 2h30; noi abbiamo impiegato 3h15. Una volta arrivati al rifugio ci siamo chiesti se siamo noi ad esserci rallentati in questi tre anni di assenza dalle IMGP6122_bosco laricimontagne o se, chi ha compilato la guida, aveva delle gambe di camoscio. Ovviamente nei nostri tempi non scorporiamo le fermate per le foto o per guardarci semplicemente intorno dato che facciamo escursioni proprio perché ci piace godere del paesaggio montano, però anche così ci sembra davvero ampia la differenza con i tempi dati dalla guida. Se fate questo sentiero lasciateci un’indicazione del tempo che avete impiegato, giusto per curiosità. La partenza è in zona Mondanges, in pratica dove si trova l’unico albergo di Valgrisenche. Per raggiungere l’imbocco del sentiero occorre attraversare il torrente che si trova tra l’albergo e il campo di calcio. Per tutto il percorso l’indicazione del sentiero 9 (un cerchio giallo con il numero in nero) si alternerà a quello dell’Altavia 2 (un triangolo giallo con il numero in nero). L’Altavia è un percorso escursionistico di più giorni che prevede delle tappe lungo il percorso. Tutta la prima parte si svolge all’interno diun bosco di larici, salvo un breve tratto per percorrere una trentina di metri sull’asfalto della strada. Ma appena si ritorna sul sentiero nel bosco non lo si abbandona più, arrivando abbastanza agevolmente alla Cappelletta bianca di Prariond. Qui tenendosi sulla sinistra, e senza scendere verso la chiesetta, ci si immette nel Vallone di Plontaz, da dove si imbocca il sentiero dell’Alta Via n.2. La guida scrive che questo tratto era il preferito dal Papa Woytila nelle sue escursioni inValgrisenche. Di certo, il silenzio del vallone interrotto solo dai fischi delle marmotte e laIMGP6202_fauna-marmotte bellezza del paesaggio in cui ci si trova immersi inducono alla riflessione. I nostri pensieri sono però stati distratti da una famigliola di marmotte che abbiamo incontrato un po’ più a monte dell’imbocco del sentiero dell’Alta Via n. 2 e che ha accentrato su di sé tutta la nostra attenzione, tenendoci lì dieci minuti buoni a fare foto. Indubbiamente la parte più bella del sentiero comincia qui, dove lo spazio aperto dell’ampio vallone offre, ad ogni curva del sentiero, nuovi squarci sulle montagne e sui ghiacciai circostanti. Da tenere conto che noi abbiamo avuto la vista in parte offuscata dalle nubi che hanno caratterizzato tutta la giornata della nostra escursione. Dopo due ore e mezza siamo giunti al punto in cui i due sentieri 8 e 9, che condividono il tratto iniziale, si separano. Da qui abbiamo impiegato ancora un’ora per arrivare al rifugio, con il sentiero che si è svolto lungo gli ampi pascoli. Dal rifugio è possibile seguire altri itinerari che vanno da un 1h30 a 4 ore. Unica IMGP6176remora: le auto parcheggiate vicino al rifugio, “purtroppo” raggiungibile anche tramite una strada sterrata, percorribile solo previe autorizzazione del comune. Per il ritorno si segue la stessa via, abbiamo così avuto modo di incontrare di nuovo la famigliola di marmotte. Solo la discesa nell’ultimo tratto del bosco si è fatta sentire sulle gambe. Per il resto siamo stati senza dubbio soddisfatti dell’itinerario.

Nessuna pietà: chi sporca la montagna è un bastardo

IMGP6140_bosco larici-spazzaturaLungo il percorso per il rifugio l’Epée abbiamo trovato dei rifiuti. Una lattina, una bottiglietta di plastica, carte di caramelle etc. Per quello che ci riguarda chi sporca la montagna è semplicemente un bastardo. Ci vuole così poco lasciare questi luoghi nella loro bellezza. Basta una busta nella quale mettere la propria immondizia da riportare a valle. Crediamo che tanta idiozia sia dovuta alla facilità dei sentieri che li fa percorrere anche da gente che non ama veramente la montagna. Se seguirete le nostre indicazioni sappiate che ScriCal porta sempre a valle i propri rifiuti e mai ci sogneremmo di gettare per terra la carta del nostro cioccolato o i nostri fazzolettini.

Merciless: who soils the mountains is a bastard!

There are no other word than bastard to define people who soils the mountains. Going to L’Epée refugee we saw a can, a plastic bottle and many candy papers. Only bastard people don’t care about soiling these marvelous places. All the garbage must be brought down, this is the rule. Mountains are not our private dump. We think that we saw so many garbage because the path is very easy and therefore also people who doesn’t really love mountains can afford to go there. Please if you will follow our trips keep in mind that ScriCal never throw away its garbage but we always bring them with us.