Alaska: un miliardo di anni or sono

  • Il ghiacciaio Surprise fotografato da ScriCal in Alaska
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anniorsono

Iniziamo con questo post un intreccio fra le pagine di Alaska di James A. Michener edito da Bompiani nel 1990 e le nostre pagine di Viaggio in Alaska. Non vogliamo certo metterci allo stesso livello del grande scrittore statunitense ma leggendo il suo poderoso libro abbiamo incontrato molte delle emozioni vissute in questo viaggio.

Ed ecco come Michener racconta la nascita dell’Alaska:

Circa un miliardo di anni or sono, molto prima che i continenti si separassero in modo da definire gli antichi oceani, una piccola protuberanza si protese dall’angolo nordoccidentale di quella che sarebbe diventata l’ America del Nord. Nn presentava montagne imponenti né coste rigorosamente determinate, però era saldamente radicata nella roccia compatta e sarebbe per sempre attaccata al Nordamerica dei primordi […]
Il destino di questo ostinato frammento sarebbe stato quello di costituire la radice della futura Alaska. Durante uno dei suoi infiniti contorcimenti e rotazioni, circa mezzo miliardo di anni or sono , il nucleo venne a trovarsi temporaneamente suppergiù dove si colloca l’odierna Alaska, vale a dire non lontano dal Polo Nord. In un periodo di calma la terra, dopo eoni di violenti sommovimenti, si profilava non molto al di sopra della superficie dei mari circostanti, peraltro non ancora separatisi a formare gli oceani come oggi li conosciamo. Non c’erano grandi montagne a spezzarne il basso profilo, e siccome alberi e felci non si erano ancora sviluppati l’Alaska era completamente spoglia. D’inverno, persino a tali elevante latitudini, si verificava un fenomeno che avrebbe sempre contraddistinto l’Alaska settentrionale: non vi cadeva molta neve. I mari circostanti, spesso ghiacciati, causavano scarse precipitazioni, e la poca neve che cadeva era sospinta qua e là dai venti ululanti che in molti punti spazzavano il terreno e in altri lo lasciavano appena coperto da una lieve coltre.
Allora, come ora, la notte invernale si protraeva. Per sei mesi il sole si profilava basso all’orizzonte, mentre il caldo cocente dell’estate imperversava per tutta una stagione di pari durata, durante la quale il sole tramontava solo per breve tempo. […]
In quei giorni remoti e informi la piccola Alaska era come sospesa nel tempo. Avrebbe innalzato grandi montagne, le più alte del Nordamerica. Avrebbe accumulato vasti ghiacciai, di cui non esiste l’uguale al mondo. Avrebbe ospitato, per varie generazioni prima dell’arrivo dell’uomo, animali dalle più maestose dimensioni. E, quando alla fine avesse dato asilo agli errabondi essere umani proveniente dall’Asia o da altrove, avrebbe offerto stabile residenza ad alcune delle più entusiasmanti popolazioni che la terra abbia conosciuto: gli athabasca, i tlingit e, molto più tardi, gli eschimesi e gli aleutini.

E qui il nostro incontro con il ghiacciaio Surprise: Clicca qui per sfogliare le pagine del libro

 

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